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The gentlemen, quanto piace Guy Ritchie nel suo habitat

14 Dicembre 2020

VISTI DA VITTORIA di VITTORIA EPICOCO | Il gangster movie grottesco con Matthew McConaughey: dove vederlo

di Vittoria Epicoco

PERUGIA – Wow. Quanto ci piace Guy Ritchie nel suo habitat.

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In The gentlemen – gangster movie ironico grottesco – Ritchie può dare libero sfogo al suo estro creativo nonché la sua capacità artistica. Densità indefinibile di dettagli che il regista può a suo piacimento manipolare. Matthew McConaughey (difficile a dirsi e a scriversi) è Mickey Pearson , diminutivo di Michael, un americano ormai trapiantato a Londra; un imprenditore fattosi dal nulla, non senza essersi prima sporcato le mani. Non certo un imprenditore qualunque, ma niente di meno che il “re della marijuana”.
Nonostante all’apice del successo sembra per lui il momento di andare in pensione, per dedicarsi del tempo da trascorrere con l’adorata moglie Rosalind (Michelle Dockery), ragion per cui decide di vendere parte dell’attività al miliardario Matthew (Jeremy Strong).
Questi, tuttavia, non sembra essere l’unico interessato al business di Mickey; in effetti abbiamo Fletcher (Hugh Grant), investigatore privato che intercetta l’uomo fidato di Mickey, Ray (Charlie Hunnam), per ricattarlo, e il cinese Occhio Asciutto (Henry Golding), deciso a nuotare “nell’oceano con gli squali” solo dopo essersi sbarazzato del boss, Lord George (Tom Wu).
Ritchie butta nella mischia anche un’improbabile banda di ragazzacci – che cercano di non esser più ragazzacci – capitanati da Coach (Colin Farrell).

Già si evince dalla trama: Ritchie mescola tasselli di un mosaico caratterizzato da personaggi di etnia, religione, nazionalità tutti differenti.
Non viene detto nulla o quasi più del dovuto riguardo ognuno di loro; o almeno ci viene detto quanto basta perché esista la scena e perché essi possano esservici collocati con senso. Il cast è una scelta pentastellata; McConaughey lo sappiamo già, e infatti non delude: Alright! Alright! Alright! è senza dubbio l’esclamazione per descriverlo al meglio. Ma qui ci lascia senza parole un Hugh Grant che assume i tratti del tipico villain, forse più di tutti i veri cattivi della storia. Grant è qui attore, narratore, regista, sceneggiatore, in altre parole… è Ritchie. Certo, non ci si abitua immediatamente ad un Grant così agguerrito (soprattutto se lo si ricorda nei panni di William Thacker in Notting Hill), ma bisogna ammettere che conoscerlo in queste vesti è proprio accattivante – non a caso il nostro personaggio preferito. Grant, che d’ora in poi chiameremo giustamente Fletcher, coadiuva il montaggio foto-video caratterizzato da una frenesia che non ammette distrazioni, il minimo indispensabile per riuscire a seguire tutti gli avvenimenti e non perdersi informazioni fondamentali.
È un narratore smart, idolatra il 35mm ma si annoia di fronte a La conversazione di Coppola, non lascia spazio a perdite di tempo nel racconto, a meno che non sia lui stesso a tirarle in ballo, anche perché è solamente tramite la sua parlantina che veniamo a conoscere tutta la storia.
È anche un tipo irriverente, compiaciuto da se stesso e da quello che decide di andare a fare ricattando Ray, assolutamente esagerato. Inoltre, quello che il personaggio di Fletcher rende possibile, è un excursus della narrazione cinematografica; questi infatti espone tutte le possibili combinazioni di racconto che il cinema offre.

The gentlemen è tutto questo, ma anche un film che si disinteressa del predominante politically correct, non rinunciando a battute a sfondo razziale… sempre “cinematograficamente parlando”. Spasmodica ricerca della giusta colonna sonora, satira sociale, stereotipi, espedienti narrativi, tra cui il voice over – molto voice e non troppo over. The gentlemen, che sarebbe dovuto uscire nelle sale lo scorso 7 maggio, è disponibile in Italia su Amazon Prime Video .

#cinema #guyritchie #thegentlemen

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