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Questa volta parliamo di noi

Cambio al vertice di Cityjournal

di Leonardo Corda Milia
Programmatic Advertising Ltd

L’editore di Cityjournal comunica che l’attuale direttore del giornale, Daniele Cibruscola, è stato scelto per un nuovo delicato incarico dirigenziale nel settore della comunicazione. E in questa nuova veste, naturalmente, continuerà anche a seguire CityJournal. Nel contempo l’editore saluta con soddisfazione la decisione di Marco Brunacci, ex caporedattore del Messaggero Umbria, prestigioso collaboratore del sito attraverso la rubrica Pole Politik, di accettare di ricoprire l’incarico di direttore responsabile. Ad entrambi l’augurio di buon lavoro per contribuire alla crescita di una voce dell’editoria dell’Umbria, un progetto che, partito tre anni fa, si è sviluppato ben oltre le aspettative grazie all’attenzione e all’affetto dei suoi lettori e adesso intende rendere ancora più salde le sue radici nella realtà regionale. Nel ringraziare Daniele Cibruscola per il grande lavoro svolto fin qui e augurargli tutto il successo possibile nel suo nuovo incarico per Cityjournal e non solo, mi permetto di dire due parole sulla realtà di Cityjournal, un progetto così fortemente voluto dall’editore Leonardo Corda Milia, e che ora è diventato un punto di riferimento costante per tanta parte dei lettori del web in Umbria.

Questa volta parliamo di noi

di Marco Brunacci

Cityjournal ha voluto da sempre caratterizzare la sua presenza nel panorama del web che fa riferimento alle notizie dell’Umbria (non per niente siamo http://www.notizie.umbria.it), per il suo desiderio di non avere legami che ne limitassero libertà e possibilità di fare informazione corretta, non gridata, di servizio. Questa è la buona strada scelta sulla quale si proseguirà, continuando a dare spazio agli interventi, ai contributi, alle rubriche. Sarà impegno nostro mantenere questa voce, che vuol raccontare l’Umbria, cogliendola magari anche nel suo contesto nazionale. È sotto gli occhi di tutti che siamo in un periodo complicato che probabilmente dovrà essere ricordato anche come un anno zero dell’informazione, come altrettanto probabilmente, tra qualche tempo, verrà riconosciuto come un anno zero della scienza. La pandemia, le vicende che sono legate ad essa, hanno mostrato, come non mai, la fondamentale importanza per ognuno di avere informazioni corrette.

Dopo quasi un anno dalla crisi che ha stravolto la vita di tutti noi, limitando le libertà in maniera inimmaginabile fino a qualche tempo fa, possiamo ben dire che l’informazione ha evidenziato i suoi limiti e a sua discolpa può solo chiamare in causa la scienza, che si è mostrata incerta, approssimativa, in ritardo, contraddittoria (qualcuno si ricorda l’Oms sull’inutilità delle mascherina, fin quasi a tutto aprile?), incapace di fare luce su troppe zone d’ombra a tutt’oggi non chiarite (e forse lo resteranno per molto tempo ancora). Della politica non stiamo neanche a dire. L’informazione si è fatta vedere così com’è: a metà del guado, in un periodo di transizione, mai tanto delicato, tra il vecchio e il nuovo. Da lettori abbiamo avuto titoli a sensazione quando ne servivano di descrittivi, ‘colore” invece di approfondimento scientifico, enfasi invece di analisi sui dati, previsioni invece di indicazioni, anticipazioni interessate (per vedere l’effetto che fa) al posto di comunicazioni certe, genuflessioni invece di obiezioni, nelle interviste si sono privilegiate risposte creative invece di onesti “boh”, e poi storie, tante storie, un oceano di storie, buone per sostenere chissà quali tesi, tutto pur di non mostrare il casto pudore dell’ignoranza. Alla fine anche la pandemia è stata buttata in politica, cosa più facile della ricerca del bene comune.

Se questa analisi è corretta, ognuno dovrà cominciare a portare la sua pietra, per quanto piccola o piccolissima possa essere, però utile per ricostruire. Per ognuno singolarmente si tratta poi di mettere la propria, fragile barchetta di carta sulla corrente del fiume e spingerla per provare a farla giungere alla destinazione dei lettori. Non riusciamo, infine, prima di iniziare questo nuovo lavoro, a non cadere nella tentazione della citazione. Eccola: Nortrop Frye, docente nella stessa università canadese dell’assai più noto, ma molto meno illuminato, Marshall McLuhan, intuì negli anni Sessanta, da straordinario visionario, la rivoluzione nella propagazione del messaggio nella società che stava per arrivare: non più “da uno a tutti” della fine del secolo passato ma “da tutti a tutti” dei nostri giorni, dove i vettori attraverso i quali si diffonde il messaggio sono infiniti. Ma nel contempo si preoccupò di indicare la strada valida anche per gli anni a venire in una celebre conferenza. Concluse con una frase che è un monito e un impegno: «Per quanto la realtà si mostri nella sua duplice visione, noi non smetteremo di cercare – mai di meno – il giusto e il vero».

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