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«Padri in sala parto e test molecolari ai partner dei degenti»

17 Dicembre 2020

L’interrogazione di Andrea Fora alla giunta regionale

PERUGIA – Il consigliere regionale Andrea Fora (Patto civico per l’Umbria) annuncia un’interrogazione alla Giunta per sapere «se non si ritenga opportuno definire linee di indirizzo omogenee per la gestione degli accessi alle strutture sanitarie dei visitatori e delle assistenze, improntate anche a favorire la presenza del padre in sala parto, permettendo loro di effettuare il test molecolare direttamente nelle Unità operative di degenza a carico del personale di ostetricia».

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Per Fora è «necessario chiarire e uniformare le modalità di gestione degli accessi alle strutture dei visitatori e delle assistenze, in quanto in alcune Unità operative ‘No covid’ la presenza di una persona che assiste il malato, durante la degenza, è consentita dopo l’effettuazione del tampone molecolare eseguito a carico della struttura stessa, mentre in altre strutture della regione tale procedura non è comune per tutti gli accessi e spesso sono le stesse U.O. che, in autonomia, decidono di sottoporre le assistenze al test per deciderne l’accesso in reparto. Tale diversa modalità si riscontra anche tra U.O. dello stesso presidio ospedaliero». «La presenza del padre al momento del parto e durante la degenza – spiega Fora – è una delle situazioni che descrive bene la condizione riportata e causa molte difformità tra i punti nascita regionali. Infatti, nonostante le evidenze scientifiche e il parere del comitato tecnico del Ministero si esprimano a favore della presenza del compagno in un momento così importante per la vita di una donna e per la nascita del nuovo nucleo familiare, le strutture umbre non applicano le stesse regole e, fatta eccezioni di due punti nascita, gli altri non consentono l’accesso dei compagni in sala parto e la permanenza in ospedale durante la degenza».

«Tali differenze – osserva Fora – si verificano anche per l’esecuzione dei test molecolari da effettuare all’ingresso in ospedale in quanto, in alcuni punti nascita, gli accompagnatori possono sottoporsi al test direttamente nelle U.O. di degenza a carico del personale di ostetricia, mentre in altri ospedali si devono organizzare autonomamente con l’effettuazione dell’indagine presso centri privati all’esterno. Questa seconda fattispecie crea ovviamente una grande disparità di trattamento per l’utenza che: in primo luogo può essere motivo di dissuasione per il padre dall’essere presente al momento della nascita, crea forte disagio per l’effettuazione del test a pagamento almeno 48 ore prima del ricovero in ospedale e soprattutto – conclude Fora – dall’evenienza di doverlo ripetere più volte nell’attesa della data del ricovero, poiché dalla data presunta del parto il ricovero non è mai programmabile per l’inizio di un travaglio spontaneo».

#sanità #parto #degenza #test #andreafora

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