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Nuove Asl e ospedali, la convenzione Università-Regione è pronta, ma serve la deroga del ministro Speranza

30 Dicembre 2020

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Intanto confermati i commissari che diventano manager. La surreale questione vaccini: Arcuri se l’è intestata, ma le dosi non ci sono e quelle poche servono solo agli show tv. Inutili tentativi di scaricare sulle Regioni

di Marco Brunacci

PERUGIA – Regione e Università avevano promesso di lavorare in silenzio e di raggiungere l’obiettivo entro il 31 dicembre. Obiettivo fallito, almeno in un senso. Perché il 31 è arrivato e la Convenzione sanitaria così delicata tra Regione Università, sì che è scritta ma non è possibile applicarla perché è sul tavolo del ministro Speranza, in attesa di una deroga sulla grandezza delle Aziende ospedale.

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Si tratta di dare la possibilità all’Umbria di avere ancora due Aziende ospedale, una a Perugia e una a Terni, per evitare secessioni e rivolte a sud.
La convenzione è molto importante per tutta la macchina sanitaria, ma soprattutto per il funzionamento razionale dell’assistenza all’interno degli ospedali. Dovrebbe permettere di cancellare reparti e servizi fotocopia e forse di risparmiare qualche euro per toglierlo all’insano tran tran e puntarlo tutto sulle nuove tecnologie, sulla ricerca, sull’assistenza più avanzata ai pazienti con telemedicina e medicina 4.0. È questo che deve essere considerato come un grande salto di qualità, sempre che la convenzione nuova riesca a vedere la luce.
Ma i problemi da superare restano quelli, ahinoi, concretissimi della gestione del potere all’interno degli ospedali e tra ospedali, e al bilanciamento del potere nella sanità all’interno della regione.
Si sa che non è stato facile il rapporto tra i vertici universitari e i vertici veneti della sanità umbra. Ma il fatto che un testo è sul tavolo del ministro fa pensare che i nodi siano stati sciolti, anche se bisognerà attendere una deroga di poco conto. Segno che l compromesso trovata è un rospo mica piccolo da far inghiottire al Ministero.
Sul concreto funzionamento poi della Convenzione sarà molto importante invece il rapporto a dir poco idilliaco tra il rettore e dal presidente Tesei, due che hanno in comune l’aver vinto le rispettive elezioni in un momento in cui l’Umbria chiedeva una svolta ed hanno messo la loro faccia in progetti di rinnovamento ai quali credono e che non intendono lasciare a metà. Vediamo con quali risultati.

ANCORA SUI VACCINI

Ma non è possibile scrivere di sanità in questo momento non mettendo tutta l’enfasi necessaria sull’incredibile vicenda dei vaccini.
Va in onda un surreale dibattito su chi vuol vaccinarsi e chi no, sul vax e non vax, quando semplicemente i vaccini mancano per i milioni di persone che vorrebbero farlo.
Il premier Conte ha investito il manager Arcuri della campagna della vaccinazione. Risultato: di dosi ce ne sono in giro qualche migliaio, utili solo per gli show tv. L’Europa ha cercato di rimediare allo schiaffo preso dall’Italia, nel momento in cui la Germania ha deciso di acquistare per i fatti propri trenta milioni di dosi Pfizer-Biontech, destinando alla povera e derelitta Italia altri 13 milioni di dosi. Quando arriveranno? Nessuno sa bene quando. Però si sa che, essendo necessarie due somministrazioni, potranno a pieno regime essere vaccinati, con le attuali dotazioni, nella più favorevole delle situazioni oggi immaginabili, non più di 5-6 milioni di concittadini entro l’estate. Una assurdità. A questo ritmo stiamo qui anni, non mesi, a fare i lockdown veri e i presunti ristori per un tessuto economico in procinto di entrare in terapia intensiva senza speranza.
O c’è un cambio di passo, dell’Europa e – visto che è il titolare riverito – da parte del supermanager Arcuri, o si va a ramengo. Demenziale il dibattito interno ai grillini vax e non vax, meschino il tentativo di buttarla sulle regioni che non hanno altro compito che trovare il luogo dove far arrivare le dosi che non ci sono.
La vicenda Astrazeneca è un altro tassello di questa assurda vicenda. Nel mentre la Gran Bretagna consente l’utilizzo del nuovo vaccino, l’Unione europea fa la difficile, rinvia a febbraio. Cose dell’altro mondo.
Come sono dell’altro mondo i ritardi incomprensibili sulla possibilità di utilizzare gli anticorpi monoclonali sintetici, che sono già prodotti in Italia (a Latina) o che sono in procinto di essere prodotti (a Siena) perché c’è qualcuno che ci deve studiare sopra. Evidentemente non fidandosi degli alleati, in questo caso non la Gran Bretagna ma gli Usa, che ne hanno già consentito l’utilizzo.
Qualcuno tifa perché questa situazione di libertà negata, in cui tutti viviamo, si protragga nel tempo?

#coronavirus #umbria #covid19 #marcobrunacci #polepolitik

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