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Lotta al Covid, la linea dura sulla scuola dell’Umbria ha vinto ma i dati dicono che va già rivista. Asl, confermati i commissari

28 Dicembre 2020

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | In attesa di un piano vaccino serio, non da show televisivo, resta il nodo delle ripartenze delle Superiori il 7 gennaio. Mentre l’Rt continua a fare danni. Manager della sanità, la Rosignoli si chiama fuori

di Marco Brunacci

PERUGIA – Lotta al Covid, ricomincia la partita, in Umbria in Italia, dopo il primo Natale in lockdown. E necessariamente si guarda ai numeri attuali e alle prospettive (piuttosto cupe) che si aprono per il 7 gennaio.

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I DANNI DA RT PER LE PICCOLE REGIONI

Allora: l’Rt è tornato a picchiare sulle piccole regioni e non lascerà l’Umbria senza fare danni. L’assurdità – più volte segnalata, in solitaria, da City journal – resta questa: se tu riduci i contagi e i ricoveri in reparto e in terapia intensiva a numeri molti bassi, è sufficiente un piccolo scostamento al rialzo (2 terapie intensive in più e i 14 ricoveri di ieri) per far tornare l’incubo della zona rossa.
Ma l’Umbria – anche nel resto d’Italia in verità, ma è meno evidente – ha una spiegazione per questi incrementi (minimi ma pur sempre incrementi). City journal deve ancora citarsi: l’allargamento delle maglie delle lezioni in presenza, sostenuto a spada tratta a destra e a sinistra da alcuni entusiasti di un incomprensibile, tutto ideologico, Partito della scuola, ha inevitabilmente aumentato i contagi familiari. Rendendo, in parte almeno, inutili i sacrifici del distanziamento per le feste. L’obiezione: l’incremento non può essere solo colpa della scuola (quando diciamo scuola, non diciamo delle aule, ma di tutto il contorno dei contatti). Ovvio. Non solo, ma soprattutto. E comunque in parte rilevante. Come è stato facile prevedere 20 giorni fa.
I contagi familiari sono ripartiti (anche? soprattutto? in gran parte?) dai ragazzini (seconda e terza media) che hanno avuto modo di tornare in classe per dieci giorni (ma si doveva proprio fare?). I ragazzini – si sa – col virus rischiano poco o nulla, ma sono in grado – lo hanno mostrato le curve del contagio con una evidenza assoluta per l’Umbria – di riportare il virus a casa, condannando nonni all’ospedale, a volte con tragiche conseguenze.

SCUOLA, PORRE LA QUESTIONE DEL 7 GENNAIO

I danni sono stati già fatti. Ora si tratta di guardare al futuro prossimo e aprire una riflessione sul 7 gennaio.
Prima di Natale, in Conferenza Stato-Regioni e nel confronto col Governo, ha prevalso la linea che l’Umbria, con non molte altre Regioni, aveva sollecitato: quindi non più del 50% di Didattica in presenza nelle scuole Superiori. Non più del 50 contro il 75 proposto dal Governo e che al geniale ministro dell’istruzione sembrava anche poco.
Ci si chiede: a fronte dei nuovi numeri del contagio, è sufficiente ridurre della metà la presenza a scuola nelle medie superiori o bisogna rimettersi a considerare tutto il pacchetto-scuola? Quindi: tenere chiuse le scuole superiori, rimettere in moto alla grande la Dad e forse tornare solo alla prima media inferiore in presenza?
Gli attacchi alla linea dura sulla scuola di Donatella Tesei sono stati da sempre scelleratamente ideologici. Secondo la supponenza, partita da sinistra ma condivisa da tanto centro e tanta destra, che si è “responsabili” (il termine mediatico magico di gran successo che oggi copre ogni forma di sudditanza) se si vuol riaprire in presenza tutte le scuole, ma infingardi se si fanno presenti i numeri veri e la cruda realtà.

DOVE PARTE IL CONTAGIO FAMILIARE

In questi ultimi mesi niente – il discorso vale sicuramente per l’Umbria – ha inciso sull’aumento dei contagi e sulla diffusione familiare del Covid 19 come la riapertura delle scuole in presenza (a proposito: qualcuno riuscirà a capire che ci sono migliaia e migliaia di nuclei familiari che non hanno la tenuta green “dal mare ai monti” di Bill Gates ma vivono in 5 in appartamenti da 60-70 metri quadri?). A questo punto riprendere in mano il dossier scuola e la riapertura urbi et orbi del 7 gennaio è indispensabile. Da subito. Un argomento per il prossimo incontro Stato-Regioni.

UN PIANO VACCINI SENZA TRIC-TRAC E COTILLON

Che altro sulla lotta al Covid? Si resta in attesa (speranzosa, fosse anche una speranza contro Speranza) di un piano vaccini degno del nome e non più piccolo show televisivo, al quale sono finora mancati solo tric trac, cotillon e ballerini. Quindi un piano con scadenze serrate e soprattutto forte di una quantità di dosi di vaccino sufficienti (oggi siamo lontanissimi) nella tremenda battaglia contro la pandemia. Sempre che tutti la vogliano davvero sconfiggere e non preferiscano mantenere più a lungo possibile la paura come strumento di governo (instrumentum regni).

I MANAGER E IL SALTO DI QUALITÀ NECESSARIO

Si sa invece, per l’Umbria, che dovrebbe mancare solo l’ufficialità alla conferma dei quattro commissari attuali di Asl e Aziende sanitarie (come anticipato da Cityjournal). Gigliola Rosignoli, che era stata pensata come alternativa per guidare Perugia, idea ben vista, a quel che si dice, dalla stessa presidente Tesei, non ha invece neppure partecipato ai colloqui. Resta in Lombardia, a guidare una struttura privata. Peccato: il suo talento e la sua esperienza potevano essere utili alla nuova governance, la quale adesso comunque deve fare un salto di qualità, nell’organizzazione e nella determinazione nel raggiungere gli obiettivi. E di tempo ce n’è davvero poco.

#coronavirus #umbria #covid19 #rt #polepolitik #marcobrunacci

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