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L’immunologa Romani: «La variante inglese, per quel che si sa, non ha nulla di speciale. Il vaccino? L’unico problema è la logistica»

La docente di Patologia dell’Università di Perugia è chiara anche sui ritardi nell’arrivo sul mercato degli anticorpi monoclonali: «Ci sono interferenze delle aziende biotech dei vaccini? Non voglio neanche pensarci. Di sicuro sono utili nella cura»

di Marco Brunacci
  1. Ma è davvero così speciale la variante inglese del virus? O il panico che ha fatto subito il giro del mondo è l’ennesimo angoscioso riflesso condizionato di questa pandemia cosi tanto mediatica?

No, la variante non ha nulla di speciale, per quel che sappiamo a tutt’oggi. Sembra più contagiosa, ma non più pericolosa né tanto meno in grado di contrastare l’efficacia dei vaccini. Questa variante non è la prima nè tanto meno sarà l’ultima. La mutazione in sè vuol dire solo che il virus fa il virus, ovvero si adatta all’ospite che trova. Il che in microbiologia significa, di solito, che più si adatta e meno è aggressivo.

  1. Pfizer annuncia 6 casi di allergie gravi su 250 mila somministrazioni del vaccino. Non trova che l’unico problema del vaccino è che non c’è?

Concordo pienamente. Gli effetti avversi ai due Vaccini finora testati (Moderna e Pfizer), perlopiù di natura allergica e scatenati, sembra, da alcuni eccipienti presenti nella preparazione vaccinale, sono transitori e, di fatto, a bassa incidenza. E comunque non tali da inficiare la vaccinazione stessa. Reazioni cosiddette anafilattiche, cioè allergiche gravi, possono avvenire con qualsiasi tipo di vaccino. Più preoccupante, semmai, la logistica e distribuzione di quei vaccini che richiedono una catena del freddo importante. Sì, è vero, considerato che si tratta di proteggere con la vaccinazione diversi miliardi di persone…..

  1. Come mai tanta lentezza nel mettere in commercio gli anticorpi monoclonali italiani, ora che quelli Usa sono entrati a tutti gli effetti in circuito?

Pare che non ci sia l’autorizzazione per l’uso in emergenza, come accaduto negli USA, dell’Ema, l’Agenzia del farmaco europeo. Sono farmaci da usare precocemente a domicilio e ciò potrebbe essere problematico, pur essendo gli anticorpi monoclonali molto promettenti perché prevengono la malattia e riducono l’ospedalizzazione. Confido in Rino Rappuoli e nei suoi monoclonali di febbraio-marzo. Lei dice che sarebbe utile verificare possibili interferenze delle biotech che producono il vaccino? Non ci voglio neanche pensare.

Ha risposto alle nostre tre domande la professoressa Luigina Romani, docente di Patologia all’Università di Perugia, immunologa di fama internazionale, che da mesi cerca, in forza di una solida esperienza scientifica di eccellenza, di portare avanti una riflessione sulla pandemia non emozionale, ma basata su dati verificati e andando alla ricerca di risposte, con mente lucida, nelle tante, troppe zone grigie rimaste. Una esplorazione paziente, che non è cosa per gli apprendisti stregoni e gli indovini che strologano e fanno profezie – di solito lugubri – nei talk show. Torneremo ad interpellarla, quando sarà possibile, nel corso di questa “uscita dal deserto” del virus, sperando che sia meno dolorosa e più rapida possibile.

#coronavirus #umbria #covid19 #luiginaromani

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