Advertisement

La sfida di Tesei alla “decrescita infelice” dell’Umbria: «Più fiducia, più impresa, più lavoro. Non tutti saranno d’accordo ma questa è la strada»

28 Dicembre 2020

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | La governatrice presenta il Defr in Assemblea legislativa contro il modello economico che ha ridotto la regione a fanalino di coda di tutte le classifiche per pil, consumi e produttività. Rottura col passato ben oltre l’esperienza Romizi

di Marco Brunacci

PERUGIA – Documento di economia e finanza regionale (Defr) finalmente in Assemblea legislativa.

Advertisement

Il Defr di solito non se lo legge nessuno, essendo un elenco di desiderata, per lo più pie intenzioni, senza grandi agganci con la realtà socioeconomica di una territorio. Stavolta non è così, come segnalato da City journal in più di una occasione. E questa non è una valutazione di merito, dice solo che il Defr dell’Umbria versione Tesei 2021-2023 cambia completamente rispetto a quelli degli anni passati. E rappresenta una sfida (che ovviamente può essere persa in ogni momento), ma che mette sul banco d’accusa il modo dei governi precedenti di gestire l’economia, il rapporto tra pubblico e privato, le linee di interazione tra Regione e industria, e tutto questo merita di essere sottolineato. Anche condiviso? Non è detto ma sicuramente quello che impressiona e che difficilmente può essere smentita è l’analisi impietosa fatta riferendo i numeri del pil dell’Umbria dal 2008 ad oggi.
In sintesi, dall’intervento in Assemblea legislativa della presidente Tesei: dalla crisi finanziaria mondiale al Covid, l’Umbria ha tritato punti di pil, totalizzando un -12,8 contro -3.3 dell’Italia, che già ha fatto male rispetto al resto d’Europa e dell’Occidente.
La spesa per i consumi finali delle famiglie negli ultimi dieci anni ha perso il 5,7% contro l’1,5% dell’Italia, che pure andava male.
Il reddito disponibile delle famiglie negli ultimi sei anni ha perso sei punti percentuali andando sotto alla media nazionale (nonostante la generosità dell’intervento della mano pubblica).
Un dato impressionante è quello della produttività che è una sorta di cartina di tornasole per l’intero scenario socioeconomico di un territorio: è arrivata a un valore di 88 punti facendo 100 quella italiana (anche questa molto bassa a livello europeo), mentre in precedenza è sempre stata nella media nazionale.
Da qui come se ne esce? Ecco la ricetta Tesei in pochi punti essenziali, che sono tutti altrettanti rischi nella sfida lanciata dalla governatrice:

  1. Il recupero della fiducia che spinga investimenti e consumi, e faccia circolare i troppi depositi, destinati alle rendite, di famiglie e imprese.
  2. L’attrattività per chi vuole venire in Umbria a fare impresa, investire, studiare, vivere la pensione
  3. Il recupero della produttività
  4. La crescita digitale come rivoluzione culturale (non come modifica in digitale dell’esistente) e alternativa alle infrastrutture tradizionali
  5. La industria manifatturiera come il motore più potente della regione
  6. Una sanità pubblica e universale rafforzata capace di fare “incoming” sanitario, quindi di riportare in positivo il flusso di pazienti che vanno e vengono tra regioni
  7. Il lavoro giovanile, femminile e il ricollocamento degli over 50
  8. Un ruolo nuovo della pubblica amministrazione, pronta a dimagrire con una costante spending review
  9. Il ruolo nuovo di agenzie e società partecipate dalla regione, ora con un mission chiara e il dovere di risparmiare sui soldi pubblici
    A tutto questo si aggiunge che deve tramontare la Regione come dispensatrice di interventi a pioggia, per diventare un ente che sceglie l’industria come lo strumento principe per creare lavoro e così combattere la povertà.
    Lo ha detto e ridetto in queste settimane la presidente Tesei. «Non tutti saranno d’accordo». E ci mancherebbe. Ecco il senso della sfida (che può essere persa). L’atto di accusa sulla classe dirigente che ha impostato una politica di intervento pubblico nell’economia e nel sociale, tale da creare le premesse per un evidente declino, è anche una bandiera dietro alla quale stavolta non tutti possono stare.
    Se Tesei fallisce ci sarà modo per gli avversari di riproporre modelli di intervento in economia del passato, se l’Umbria riparte sarà un successo sul quale costruire altro futuro.
    In questo contesto il Covid è un accidente in più. Ma la linea indicata ha stavolta un merito: di essere chiarissima e indigesta per alcuni.
    La critica che può essere subito mossa? Per rimettere in moto la fiducia è necessaria tanta presenza sul territorio, tanta comunicazione di progetti, magari anche sogni, intenti ma anche di iniziative e opportunità. E non si è ancora partiti a far questo.
    Per ora è passato un messaggio. Nuovo. Nuovissimo per l’Umbria (pensate all’esperienza assai meno traumatica del governo Romizi a Perugia).
    Tra un po’ (ma ci vorranno mesi per far prendere il largo al bastimento e anni per vedere un porto da raggiungere) si capirà se alle intenzioni seguiranno risultati. O se invece resterà solo la comunque lodevole volontà di rottura con un passato che invece di curare, di rimettere in salute l’economia – e questo lo dicono i numeri – ha distribuito anestetici sociali, fino al punto di non ottenere più alcun risultato sul paziente. Finendo per porre le premesse per la “decrescita felice” che è felice solo per coloro i quali riescono a non subirne le conseguenze e a sfuggirla.

#regione #umbria #defr #marcobrunacci #polepolitik

Advertisement