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Il piccolo risiko bancario per il boom dei risparmi umbri: Bari lascia Cari Orvieto far rotta sull’Umbria. Svolta anche in Bcc

2 Dicembre 2020

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | La strategia dell’attenzione della Regione e di Tesei premiata da un doppio segnale positivo. Gli orvietani devono ora scegliere un direttore generale e soprattutto indicare un piano industriale coerente. La questione Gepafin

di Marco Brunacci

PERUGIA – Nel piccolo risiko delle banche umbre viene battuto un colpo, anzi due, ed entrambi nella direzione che si attendevano nei palazzi della Regione e tra gli operatori industriali e commerciali dell’Umbria.

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La “strategia dell’attenzione” per il mondo del credito, varata dalla presidente della giunta regionale Tesei, è mossa dalla necessità per l’Umbria del dopo Covid (arriverà un dopo, primo o poi arriverà, anche se in Italia è sconcertante che si parta a fine gennaio con i vaccini, quando nel resto del mondo sarà terminato il primo giro) di avere interlocutori nel credito sensibili alle esigenze del territorio, che abbiano un focus umbro per il loro business. E che siano – più di tutto – determinati a trasformare l’ingente risparmio degli umbri (che è aumentato ulteriormente, in periodo di Covid, in proporzioni più elevate rispetto al resto d’Italia) in impieghi in Umbria. Gli stimoli all’economia che provengono dalla Regione – lo sa bene Tesei – possono poco se non sono supportati dagli istituti bancari.
E allora ecco i tre dossier intorno ai quali i player del credito stanno muovendosi, già descritti nei giorni scorsi da Cityjournal.
Sulle nozze tra Banco Desio (Bps) e Carit c’è poco da dire: il rapporto sembra solido e duraturo, si tratta di scambiarsi qualche pegno d’amore e giurarsi fedeltà. Ma la strada intrapresa non sembra avere alternative.
Due segnali positivi arrivano invece dagli altri due dossier. Intanto CariOrvieto: Banca Popolare di Bari, l’istituto pugliese attualmente in convalescenza, ha deciso di non incorporare il gioiello bancario orvietano. Lo lascia libero di scegliere il suo futuro. Dovrà nominare in un paio di settimane un suo direttore generale e delineare un piano industriale coerente. Per l’Umbria è già un successo, ma ora deve essere completato il percorso: Popolare di Bari ha lasciato spazio a Mediocredito centrale (quindi un partner pubblico) nell’azionariato di Cassa Orvieto, e, dopo la scelta di non incorporare, può restare anche come partner industriale. Un colpo di timone verso una prospettiva saldamente umbra potrebbe essere dato anche con la ulteriore spinta dell’altro socio forte, Fondazione Cassa di risparmio di Orvieto, che, con la nuova presidenza Mari, sembra intenzionata a svolgere il suo ruolo senza ambiguità.
Se Tesei qui sembra prossima a tirare un sospiro di sollievo, può guardare con ottimismo anche al futuro della Bcc – per intenderci – ex Mantignana. Oggi si chiama Banca Centro e ha archiviato la presidenza Giovagnola, con l’arrivo al timone dell’attuale presidente di Gepafin (finanziaria della Regione Umbria) Campagna, i cui trascorsi professionali sono già una garanzia. Chi era preoccupato per uno sbilanciamento di Banca Centro verso la Toscana e il suo territorio adesso dovrà esser pronto a ricredersi. Campagna bilancerà con il suo nuovo ruolo ma anche soprattutto grazie alla sua indiscussa competenza la figura del direttore generale nominato dai soci toscani, mentre resta sempre nella cabina di regia un condirettore come Morlandi, sana passione professionale per l’Umbria anche se con Natali toscani.
Tutto questo non sembri questione di meschino campanilismo, si tratta di dare certezze agli operatori economici e non far mancare vitali risorse all’economia regionale, che è poi il senso della “strategia dell’attenzione” di Tesei, più volte ricordata.
L’attivismo della Regione, in incontri e contatti, ha anche come fine quello di porre qualche toppa sul deterioramento del rapporto tra mondo bancario ed economia regionale. I sindacati sono tornati a segnalarlo, ma palesemente fuori tempo massimo. Anni fa bisognava far sentire la voce.

Oggi comunque qualche schiarita all’orizzonte inizia a intravedersi: i rapporti tra Regione e Bankitalia sono ben oltre le cortesie dei rispettivi ruoli (lo dice il progetto di ospedale da campo finanziato con 3 milioni e passa da Bankitalia per l’Umbria), ma ci sono anche raggi di sole tra le nuvole da non sottovalutare: Unicredit rimane con la sua quota non irrilevante dentro l’aeroporto di Sant’Egidio, in un momento tanto cupo, e questo è un segnale di fiducia nel futuro. Gli stessi lombardi di Banco Desio hanno accettato di assumere la vicepresidenza della Fondazione regionale antiusura con Vittorio Fiorucci e non sembra affatto un’operazione di immagine quanto piuttosto l’accettazione di un ruolo di responsabilità sociale in Umbria.
E visto che di Unicredit si parla, sarà bene ora ricordare che è proprio il colosso bancario italiano, insieme al gigante Banca Intesa, a detenere una quota di rilievo di Gepafin. Osservatori accreditati segnalano che Unicredit avrebbe già dato per scontato che sia necessario un cambio al vertice della Finanziaria regionale, adesso, con Campagna presidente di Banca Centro. Da Banca Intesa non arrivano messaggi comprensibili ma gli stessi osservatori sono convinti che finirà per andare nella medesima direzione.
Cityjournal, giorni fa, aveva dato per scontato il cambio al vertice di Gepafin: sensazione confermata, tra poche settimane, già prima di Natale, il quadro sarà però più chiaro.

#umbria #banche #gepafin #marcobrunacci #polepolitik

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