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Anche i militari dell’ospedale da campo donano il sangue

Gesto di vicinanza dell’Esercito per ricambiare la solidarietà e accoglienza ricevute a Perugia

PERUGIA – In questo momento di emergenza sanitaria, anche i militari dell’Esercito italiano impiegati nell’ospedale da campo si stanno recando da alcuni giorni al Servizio Immunotrasfusionale dell’Azienda ospedaliera di Perugia per donare il sangue.

L’idea è nata dagli stessi soldati che, durante le festività hanno voluto donare qualcosa di tangibile e significativo come gesto di riconoscenza e speranza nei confronti della popolazione perugina e delle Istituzioni che li hanno accolti, fin da subito, con entusiasmo e vicinanza concreta. Una collaborazione e integrazione, quella tra personale dell’Esercito e quello civile del Santa Maria della Misericordia, tale da far sentire i militari parte dell’Ospedale non solo per le attività di cura e assistenza ai malati Covid 19 ma anche per tutte quelle attività tecnico-logistiche che sono state messe a disposizione dall’Azienda ospedaliera di Perugia. L’attività di donazione è stata organizzata da Mauro Marchesi, direttore del Servizio Immunotrasfusionale, dal tenente colonnello Gaetano Nappi, direttore dell’ospedale da campo, e dal tenente colonnello Mario Galati, comandante del 10° Reparto di Sanità “Napoli” di Persano (Salerno9, che hanno programmato gli accessi dei militari anche per tutto il mese di gennaio tenendo conto dei turni di servizio nell’ospedale da campo e della normativa anticovid. Il commissario straordinario dell’Azienda ospedaliera di Perugia ha ringraziato personalmente i militari e l’Esercito sottolineando: «La donazione di sangue è identificata comunemente come un gesto semplice di generosità, ma io vorrei aggiungere che è un atto molto significativo perché fa la differenza per qualcuno in difficoltà e ha delle conseguenze importanti sulla vita delle persone. Questa forte integrazione con l’Esercito – ha aggiunto – oltre ad aver dato risposte concrete all’emergenza pandemica (57 ricoveri finora) ci ha portato ad una crescita non solo professionale ma anche umana, grazie allo scambio di esperienze che abbiamo quotidianamente con tutti i militari impiegati nell’ospedale da campo».

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