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Alunni e Tesei (con Bonomi) d’accordo: imprese al centro del rilancio per creare lavoro, ma servono nuovi strumenti

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | All’assemblea di Confindustria si incontrano la nuova prospettiva della Regione e l’impegno degli industriali a non usare il pubblico per avere vantaggi. La necessità di riforme e la sfida del rilancio dell’Umbria post Covid. «Non si può sbagliare, in gioco l’oggi e le future generazioni»

di Marco Brunacci

PERUGIA – Nessuno sa come andrà a finire. Gli occhi sono tutti sull’emergenza sanitaria, sul Natale che va in fumo, sul vaccino che in Italia arriva come fosse la camomilla per il mal di pancia invece della speranza per tornare a vivere sacrosante libertà ora negate per causa sanitaria, sui numeri che scendono e non scendono come si vorrebbe, e non c’è sufficiente attenzione per l’emergenza economica che si delinea sempre più cupa sullo sfondo del post Covid (prima o poi ci sarà, no?, o dovremo convivere da qui all’eternità con insopportabili virologi come profetizza e forse spera mister Fauci).

Confindustria ha tenuto a distanza e in streaming la sua assemblea annuale, preceduta da qualche stoccata polemica, ma ha volato alto e ha volato alle latitudini dove si doveva.
Il presidente Antonio Alunni, in scadenza ma molto battagliero, ha messo sul tavolo due-tre temi che sono una sfida e due considerazioni dalle quali non si può più prescindere: il momento è di quelli che cambiano la storia e decidono il futuro di generazioni – è la sua premessa – e quindi alle imprese spetta un ruolo complicato ma nello stesso tempo decisivo.
Quelle umbre poi hanno – ecco le due considerazioni-chiave – l’handicap di partire in una situazione già difficile e non possono più essere lasciate a combattere senza avere strumenti adeguati, legislativi e regolamentari, e senza infrastrutture materiali da anni annunciate e sempre rinviate.
La sfida è stata accettata dalla presidente Donatella Tesei, che ha messo al centro della sua agenda il rapporto con le imprese, e in questi mesi difficili ha voluto incontrare 12 delle realtà più rappresentative del tessuto produttivo regionale, perché – lo ha detto di rimando – pensa che dalla manifattura umbra dipenda il rilancio della regione. D’accordo poi sulle infrastrutture – da realizzare aiutandosi col Recovery fund se il Governo chiarisce come vuole gestire la montagna di soldi europei – ma addirittura compagna di strada di Alunni e degli industriali nella battaglia per avere a disposizione strumenti “rapidi e snelli” per trasformare le decisioni in atti e fatti.

Insomma: una strada per le riforme che ha incrociato anche quella di Carlo Bonomi, presidente nazionale di Confindustria, che da Milano ha insistito sulla necessità della svolta. Tutti aspettano ossigeno dal Recovery fund, dai soldi europei, ma gli strumenti e i tempi dell’Italia sono lunghi, le operazioni obsolete, i controlli diventano solo impedimenti.
Tesei si è sbilanciata anche di più: l’Umbria ha dimostrato e dimostra tutta la sua volontà di fare delle imprese sempre più il motore dello sviluppo, l’ultimo atto concreto sono i 15 milioni che stanno nel bando per dare fondi a ricerca e sviluppo e i soldi per la digitalizzazione.
In definitiva – sottolinea Tesei – qui abbiamo rovesciato precedenti convinzioni, noi siamo per stare al fianco delle imprese e aiutare per tutto quello che è possibile, perché pensiamo che solo le imprese possano creare lavoro e il lavoro è l’arma per il contrasto alla povertà.
Trasformare una nuova sensibilità in un salto di qualità per la regione è un passo tutto da fare e con tante incognite. La Regione ci deve mettere più slancio, ma gli industriali devono non cadere nella tentazione di pensare al rapporto col pubblico per avere vantaggi e prebende.
Ma ha ragione Alunni: stavolta si volteggia su un trapezio senza rete. Regione e imprese sono chiamati a reggere una situazione gonfia di rischi di ogni genere. Sbagliare adesso avrebbe davvero conseguenze nefaste. Per l’oggi e per le future generazioni, sempre per citare il presidente Alunni.

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