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L’Umbria al contrattacco del Covid: il piano di salvaguardia aspettando il picco ai primi di dicembre (previsti 456 ricoverati e 110 terapie intensive)

16 Novembre 2020

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Il trend è per ora di una discesa del 30%, questa settimana sarà decisiva per contagi e ricoveri. Il ruolo degli ospedali da campo, la riattivazione della clinica di Porta Sole. Servono subito 48 anestesisti, 43 altri specialisti e 230 infermieri

di Marco Brunacci

PERUGIA – Si chiama piano di salvaguardia contro il virus, tutti si augurano che non servirà in tutti i suoi posti letti e nelle strutture previste ma parte da subito e viene approntato, modulando gli interventi e pensando che non si va in ospedale solo per Covid, quindi si devono tenere in essere al meglio anche tutti gli altri reparti.

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Il piano muove i suoi passi sperando che i numeri dei contagi migliorino in questa settimana, ma contando che il trend di decrescita (-30%), che si è avuto dopo gli interventi decisi dalle ordinanze della Regione, unite ai Dpcm del Governo, continui. E facendosi guidare da un altro numero: gli statistici della Regione ritengono, facendo proiezioni, che se non ci sono scostamenti in positivo o in negativo rispetto al trend attuale, si arriverà al picco nei primi giorni di dicembre, con un numero di posti letto per acuti impegnati in ospedale di 456 (quindi con largo margine rispetto anche agli attuali a disposizione) e 110-111 terapie intensive utilizzate, che invece andrebbero quasi a saturare l’attuale disponibilità.
L’Umbria passa al contrattacco sanitario, dopo la meritoria intesa politica maggioranza.-opposizione, ben sapendo – tutti – che questa settimana sarà decisiva per sapere quale indirizzo prende la curva dei contagi e dei ricoveri.
Parlano la presidente Tesei, l’assessore alla sanità Coletto, con il direttore Dario, l’assessore alla protezione civile Melasecche con il direttore Nodessi. Con intervento del consulente straordinario Guido Bertolaso.

I NUMERI. POSTI LETTO

Per continuare la guerra all’emergenza Coid, vengono attivati 157 nuovi posti letto per acuti negli ospedali dell’Umbria e con strutture esterne. 58 saranno i posti per subacuti, mentre il nodo fondamentale delle terapie intensive – l’Umbria è partita da gravi carenze che sta recuperando ma è anche regione di popolazione molto anziana e quindi le esigenze sono di giorno in giorno più pressanti – si è decisa l’attivazione di 44 posti in più rispetto agli attuali che sono già stati portati a 127. E ce ne sono 14 che possono essere attivati nell’ospedale approntato a Civitanova Marche da Guido Bertolaso per la Regione Marche.
Partiamo proprio dalle terapie intensive, perché è qui che tra l’altro si gioca il colore della Regione, se si può passare al rosso o si resta all’arancione o addirittura si può ambire al giallo.
Allora: i 127 posti sono già in funzione e 71 sono i ricoverati in questo momento. Con gli standard nazionali l’Umbria è in regola ma resta sempre un po’ in sofferenza. Da qui la necessità di aggiungere: 10 ne saranno subito messi in campo a Terni, 16 se ne attendono dall’ospedale da campo della Regione Umbria, che proprio oggi è finalmente partito e che, per impegno contrattuale, dovrà essere consegnato entro il 17 dicembre.
I primi di dicembre, ma solo se la situazione peggiora in maniera non certo prevedibile, ci saranno a disposizione, in forza di un’intesa già raggiunta con la Regione Marche, 14 terapie intensive dell’ospedale approntato da Bertolaso a Civitanova. Nella speranza – come detto – che non servano mai. Da 127 si passerebbe a 171, per arrivare così a 185.
I posti per acuti: se ne aggiungono 157, 40 dei quali sono a Pantalla, che diventerà comunque un ospedale a specifica collocazione di avanguardia contro il Covid, trovando un modo di esistere utile, dopo tanto fluttuare. Sempre a Pantalla ci saranno 10 terapie subintensive. Decisivi per l’allargamento dei posti letto per acuti saranno l’ospedale da campo dell’Esercito, già operante accanto all’ex Silvestrini a Perugia e quello che inizierà a lavorare tra due-tre giorni, a Terni, e che è di proprietà della Croce Rossa.
Ma ancora più importanti saranno i nuovi posti all’osepdale di Terni e più di ogni altro, la riorganizzazione e riapertura della struttura della clinica dismessa, ma utilizzata fino alla fine del 2018, di Porta Sole. Verranno realizzati, entro i primi di dicembre, 56 posti letto. Per Terni e per Porta Sole sono intervenute le Fondazioni Cassa di risparmio di Perugia e di Terni e la macchina sta lavorando già a pieni giri.
Una parentesi per i Covid hotel: 2 sono funzionanti, 10 possono essere attivati in qualisiasi momento dovessero servire.

I NUMERI. IL PERSONALE

Qui i numeri sono chiarissimi: per le degenze ordinarie servono 43 medici, anche di specialità non necessariamente legate al trattamento del Covid, 85 infermieri e 25 Oss (operatori socio sanitari), per attivare i nuovi posti di terapia intensiva sono indispensabili invece 48 medici anestesisti, 145 infermieri, 13 Oss.
Per gli infermieri: la Asl 2 ha già dato il vecchio elenco dei concorsi per infermieri e si procede a scorrimento. Ci sono 380 persone. Si deve rispondere alla chiamata in 4 giorni. Più complicato a Perugia ma la questione si sta sbloccando con l’aiuto dei sindacati (i vantaggi del nuovo clima di collaborazione). L’Università sta lavorando insieme alla Regione nel segnalare gli specializzandi al quarto e quinto anno da poter contrattualizzare. Resta il nodo anestesisti. Si è chiesta anche la collaborazione di quegli specialisti da poco andati in pensione. La risposta – è stato detto – è generosa ma molto lontana dal far fronte alle esigenze. Quindi è una vera caccia al medico specialista, perchè, come detto e ripetuto, passa dalle terapie intensive un gran numero di preoccupazioni dell’Umbria che combatte il Covid.

IL FUTURO DELLA SCUOLA

Su un aspetto specifico è stata chiara la presidente Tesei: «Le scuole non sono state portate in didattica a distanza a cuor leggero. C’erano precise indicazioni del Comitato tecnico scientifico. Ricordo poi ancora a tutti che ci sono molte scuole, tra quelle che agiscono in presenza, dove intere classi e relativi insegnanti sono in quarantena. Quindi vedremo e valuteremo quando sarà il momento di riconsiderare la situazione», e questo in risposta anche a Guido Bertolaso che ha chiesto di riaprire le scuole in presenza prima possibile.
Bertolaso ha anche detto che nelle ultime due settimane è stato fatto in Umbria «un gran lavoro di squadra», ripetendo un concetto che nelle prossime due-tre settimane andrà verificato sul campo.
L’Umbria contro il Covid comunque torna a giocare in attacco, dopo aver avuto tenuto nella fase di inizio ottobre – come del resto tutto il Paese e pure l’Europa – un assetto difensivo di fronte allo sconosciuto, subdolo e killer, che sta modificando la vita di tutti. E che tutti vogliono vedere sconfitto e in fuga anche subito.

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