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La battaglia contro il Covid? Passa anche per uno spray nasale che protegge dal contagio i furetti

7 Novembre 2020

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | La ricerca pubblicata venerdì in Usa. Nella concitazione dell’emergenza, lo sguardo di una immunologa di fama internazionale come Luigina Romani, e gli ultimi studi che possono aiutare a battere il terribile virus: dagli anticorpi al nebulizzatore. Aspettando un vaccino “credibile”

di Marco Brunacci

PERUGIA – Nel momento in cui il Covid è sempre più e solo un problema di contabilità delle disgrazie, con posti letto e ospedali da campo da allestire, tempeste di numeri di terapie intensive, tamponi, casi, schizofrenici lockdown che sono pannicelli caldi, si ha sempre più l’impressione che l’emergenza sia affrontata con un’ansia che non solo non migliora la situazione sanitaria, non solo distrugge le disponibilità economiche di migliaia di famiglia e la solidità di intere nazioni, ma anche non fornisce un clima che permette di lavorare in lucidità ai (non molti) scienziati seri che stanno cercando soluzioni alla diffusione del virus che – ha ricordato una delle migliori immunologhe nel palcoscenico internazionale e che insegna all’Università di Perugia, Luigina Romani – «fa il suo mestiere». Un mestiere terribile, ma ammonisce ancora Romani, «non è stato il primo e non sarà l’ultimo». E dovrebbe essere combattuto con il senso delle cose.

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E allora ecco una notizia che evidentemente nel clima concitato non trova spazio, ma che è la dimostrazione di come sia davvero difficile uscire da una situazione caotica di questo tipo senza un briciolo di razionalità. E’ uscito il primo studio scientifico sui furetti che vengono protetti dal coronavirus da un semplice spray nasale, il quale agisce di concerto – come dire- con i microbi buoni delle mucose nasali ed evita al virus di entrare nel sistema respiratorio, espellendolo con un ospite indesiderato. Lo studio è stato pubblicato in una rivista scientifica Usa e la notizia riportata dal New York Times venerdì 6 novembre.
I furetti sono da considerare un test molto, ma molto rilevante, per le loro caratteristiche che avvicinano le reazioni dell’animaletto a quelle umane.
Di spray nasale ha proprio parlato in più di una circostanza la stessa Romani, segnalando che ci sono lavori anche in Italia e che diversi scienziati stanno verificandone le possibilità. I tempi sono lunghi? Non è detto, se si lavora con impegno e serietà.
Lo spray è una soluzione finale? No, ma potrebbe essere una difesa semplice e importante, in attesa che i vaccini (per i quali sono stati investiti milioni e milioni ma che non saranno certo efficaci da oggi a domani) facciano quello che devono fare. Ma non sarà subito. E magari in attesa che arrivi qualche notizia attendibile dalla Cina dopo tanti cupi misteri.
Perché parliamo di spray nasale? Per poter sottolineare che ci sono in corso lavori – segnalazione ancora della professoressa Romani – su farmaci che possono essere d’aiuto per le difese immunitarie, con molecole di provata efficacia, e che possono diventare preziosi alleati nella resistenza all’assalto del virus. In attesa – anche qui – di un eccellente lavoro che è stato finora fatto sugli anticorpi monoclonali (all’Università Siena ritengono di poterli mettere in commercio di qui a un paio di mesi), già usati in Usa sul presidente Trump in via sperimentale.
Gli stessi farmaci efficaci nell’emergenza ospedaliera (a partire dal Remdesivir) non sono stati anche studiati (e poi applicati con appropriatezza nella terapia) con l’attenzione che meritavano, prendendoli in considerazione non come farmaci salvavita di tutte le malattie di cui un soggetto è portatore, ma sulla reale efficacia nella sindrome specifica da Covid.
Non solo vaccino quindi. Ma c’è in giro chi ha la lucidità di aiutarci davvero a difenderci dal Covid?
E’ molto probabile che un giorno scriveremo una storia di questo terribile periodo – se passerà, come tutti si augurano, il più presto possibile – con un gran numero di angosciosi punti interrogativi, magari dovendo prendere atto che, nel dramma, si è consumato anche l'”anno zero” di una certa scienza e di sicuro di quasi tutta l’informazione.

#coronavirus #umbria #covid19 #marcobrunacci #polepolitik

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