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Il Governo prova a scaricare le scelte sulle Regioni, ma viene respinto. Ora Conte ha 24 ore per trovare un compromesso sul lockdown light

1 Novembre 2020

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Negozi e attività a rischio, stop ai centri commerciali, scuole chiuse, ma imprese salve. Tensioni Pd-M5s (più Renzi). E sull’idea (troppo di buon senso) del governatore Toti di limitare gli spostamenti agli over 70 la discussione non decolla

di Marco Brunacci

PERUGIA – Il tentativo di buttare la palla nel campo delle Regioni, al momento, sembra davvero fallito. Il Governo si è presentato all’incontro con i governatori con alcune misure minime rispetto all’allarme enorme che è stato alzato, a cominciare dalle ultime dichiarazioni del ministro Speranza.

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Ritocchi di chiusura, centro commerciali al bando, qualcosa in più su scuole e trasporti pubblici al 50% (ma a che serve? il problema è il trasporto pubblico in sé).
Di rimando è stata dura la presa di posizione dei governatori. Ed è partita da sinistra: Emiliano, poi De Luca, ma anche il Lazio (non era presenta personalmente Zingaretti, ma il suo vice è stato preciso). Poi Zaia, con Tesei sempre attenta a mantenere le sue posizioni e i suoi punti fermi ma a non alzare i toni (se fa bene o male si vedrà quando sarà il momento di parlare dello strategico, decisivo Recovery fund per l’Umbria).
I governatori hanno chiarito sembra ombra di dubbio: se la situazione davvero può sfuggire di mano tocca al Governo smetterla con l’evocare elenchi di regioni buone e cattive (l’Umbria è tra quelle buone, nell’unica classifica che conta, quella dell’Iss, e non dei giornali a caccia di numeri come fossero lepidotteri), di situazioni al limite e non al limite, ma di prendersi le proprie responsabilità che in una parola significa questo: il Governo decida la chiusura di poche, tante o tantissime attività in cambio di ristori economici.
Pare che alle Regioni piaccia l’idea di tre settimane di lockdown light sul genere di quello appena adottato da alcuni paesi europei. Molte attività chiuse ma non lo zoccolo duro dell’economia e quindi le imprese. Perciò fermi negozi e artigiani, e stop alla scuola (tutta la scuola) che ha portato – dati alla mano – un aumento dei contagi tra i più rilevanti.
Basta quindi iniziative per gradi, assai poco incisive e interventi determinati. Il Governo ora sta riflettendo, il premier Conte va domani alle 12 in Parlamento. La previsione? È che comunque – fallito il tentativo di scaricare le responsabilità sulle Regioni – si cercherà un ulteriore compromesso tra i due azionisti di maggioranza del Governo, Pd, che è per la linea dura, e M5s, che non ci pensa nemmeno a sacrificare l’ultimo spicciolo di fiducia che si ritrova. Ma anche Renzi non vuol sentir parlare di altri affondi contro il tessuto economico. E soprattutto resta il nodo: come si fa a trovare soldi nel terremotato bilancio pubblico per ristori a categorie ormai pronte a scendere in piazza perché ridotte davvero allo stremo?
Cosa uscirà allora dal cappello a cilindro di Conte? Mah.
All’improvviso è entrata nel dibattito anche una norma di assoluto buon senso che ha però il marchio di infamia del “politicamente scorretto”, l’unico peccato riconosciuto dalla società attuale. Si tratta – proposta che ha provato ad avanzare il governatore della Liguria, Toti, e forse già se ne sta pentendo amaramente – di limitare drasticamente gli spostamenti e le uscite degli over 70. Nessuno – questa è la verità – ha la forza di reggere politicamente una scelta tanto impopolare, perché ormai è chiaro che tutti giocano col virus per non avere svantaggi politici, e della reale situazione si occupano parzialmente. Un esempio? Qualcuno sta pensando come usare di più gli anticorpi monoclonali sintetici che tanti risultati sembrano aver dato in quelle poche occasioni nelle quali sono stati applicati? Qualcuno ha capito che il vaccino non è comunque la soluzione immediata, dietro l’angolo? Qualcuno ascolta scienziati che hanno passato la vita a studiare questi fenomeni e se ne stanno lontani dalle telecamere per non dire che i lockdown servono a fare sempre più sfibrati titoli sui giornali, ma non a dare una svolta alla lotta al virus?
Ma qualcuno prende atto che i discorsi sulla rete ospedaliera, più o meno in difficoltà, sono diventati scaricabarile disgustosi e persino motivo di vertenze sindacali? Conta più la propaganda che la soluzione dei problemi. E questo fa pensare davvero che di tutto questo pandemonio ci sfugga più di quanto immaginiamo, anche per chi di immaginazione ne ha.

#regione #umbria #lockdown #marcobrunacci #polepolitik

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