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«Coronavirus, mettere in sicurezza l’Umbria ma preservare l’alta specialità dell’ospedale di Perugia»

16 Ottobre 2020

Fora: fondamentale che il trattamento Covid, ad iniziare da quello sub intensivo, venga decentrato in altre strutture

PERUGIA – «Dobbiamo mettere in sicurezza l’Umbria di fronte all’arrivo della seconda ondata pandemica. E per farlo è fondamentale tutelare l’alta specialità e professionalità che c’è all’interno dell’azienda ospedaliera di Perugia».

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È quanto dichiara in una nota di palazzo Cesaroni il consigliere regionale Andrea Fora (Patto civico per l’Umbria) aggiungendo che «è fondamentale che il trattamento Covid, ad iniziare da quello sub intensivo, venga decentrato in altre strutture per evitare che all’emergenza Covid che ci interesserà se ne aggiungano, purtroppo, tante altre». «L’azienda ospedaliera di Perugia – spiega Fora – sta tornando sotto pressione. Occorrerà assumere nei prossimi giorni, se non nelle prossime ore, delle decisioni di politica sanitaria molto difficili che non possono tenere conto dei compromessi legati al bilanciamento dei localismi o peggio ancora vicinanze politiche. Questo non può essere il momento dei campanilismi e degli egoismi di Sindaci e Territori. Nella prima ondata, grazie ai nosocomi di Pantalla, Foligno, Città di Castello, Orvieto che si sono caricati di percorsi Covid in maniera programmata o accidentale, la pressione sul Santa Maria della Misericordia si è potuta tenere sotto il limite estremo. Ora quel punto rischia di spezzarsi. Al momento al Santa Maria della Misericordia si ha la percezione che le cose si stiano modificando in fretta e si vocifera di nuove chiusure delle attività ambulatoriali e di tutte quelle procrastinabili. Si avverte la mancanza di una programmazione a lungo termine che tuteli, con un disegno preciso, quanto si è andato costruendo negli anni in termini di professionalità e specificità».

«La contagiosità del Covid – prosegue Fora – vedrebbe come unica scelta percorribile quella di dedicare una struttura solo ed esclusivamente all’accoglienza dei pazienti affetti da questa patologia. Questo comporterebbe una riduzione dei rischi associata ad una ottimizzazione delle risorse, anche economiche. Ma al momento, il percorso dedicato sembra vacillare e quanto costruito nella prima fase, sembra sgretolarsi sotto la naturale voglia di ognuno di noi di riprendere una vita normale e sotto pressioni che nulla hanno a che vedere con una sana programmazione sanitaria». «Il trattamento delle fasi acute e gravissime di Covid – continua Fora – e delle tante altre malattie che se non curate possono determinare un grave aumento della morbidità e della mortalità, debbono continuare a trovare in Perugia il centro di eccellenza regionale che ormai si è costruito negli anni. Pensare di spostare l’alta specialità chirurgica, per esempio, in altra sede è non riconoscere il valore di quello che si è costruito in passato e non comprendere che per ottenere quell’alta specialità si sono investite tante risorse, economiche ed umane, che non possono essere rimpiazzate con una delibera».

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