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Per Tesei inizia la madre di tutte le battaglie: portare in Umbria 700 milioni del Recovery fund (o almeno tante opere pubbliche)

8 Settembre 2020

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | La Governatrice, scelta come rappresentante di tutte le Regioni al fondamentale tavolo della distribuzione degli 82 miliardi europei a fondo perduto, aggiusta la strategia, muove critiche al governo (centralista e nemico delle imprese), pronta a ottenere il massimo per l’Umbria

di Marco Brunacci

PERUGIA – Recovery fund, si parte. Primo: è il caso di dire subito che Donatella Tesei, presidente della piccola Umbria, che diventa rappresentante di tutte le Regioni al tavolo dove si discute di finanziamenti, fondi europei sonanti e cospicui, è un gran bel colpo. Ricorda quelli che riusciva a fare per l’Umbria Maria Rita Lorenzetti, diverso colore, stessa tempra.

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Poi: come la Lorenzetti, Donatella Tesei sarà chiamata a conquistare per l’Umbria qualche opera, qualche infrastruttura, una soluzione per una E45 di avanguardia, una nuova-vecchia Orte-Falconara, comunque un po’ di attenzione. Perchè questa è una regione ferma, che ha bisogno di tutto, che deve ripartire, deve mettere potenza nel motore, altrimenti arriva a fine 2021 (perchè questo ormai è il traguardo) sfinita.
Infine: Tesei deve combattere la madre di tutte le battaglie e convincere i suoi colleghi governatori che i fondi europei (sono 209 miliardi in tutto, si deve capire quanti netti e quanti no, mentre si sa che solo 82 sono a fondo perduto, il resto sono prestito, tenendo presente che sono 55 i miliardi che l’Italia dà alla Ue ogni anno) si dividono non per Pil di ogni Regione, ma secondo il criterio che viene usato per i fondi europei ordinari.
Detto chiaro, in soldoni: se passa l’idea che ci si dividono i soldi con i criteri dei fondi europei ordinari, gli 82 miliardi, una volta divisi per tutte le Regioni con il grosso che resta allo Stato, diventano 700 milioni per l’Umbria nel caso migliore, 240 nell’ipotesi peggiore. Per non farla lunga e tediare anche i lettori più pazienti, l’ipotesi migliore è quella che il Governo italiano lasci un po’ di spazio alle Regioni, la peggiore che voglia tenersi il grosso del bottino tutto per sé.
A dire la verità, le sei linee guida della divisione del recovery fund sono una gran brutta premessa. Le sei indicazioni trasudano centralismo, grandi opere a trazione statale, ma anche elefantiasi statale che, a dare un’occhiata, neanche ai tempi Enver Hoxha in Albania. Assistenzialismo e mille euro a testa al mese ma non chiedete di più, che non sembra francamente un bel biglietto da visita per un Paese che dovrebbe rimanere in testa a quelli occidentali. Ma la carenza vera delle linee guida e di tutto quel che ne consegue a cascata è quella assoluta mancanza di considerazione delle imprese italiane come motore di sviluppo.
Donatella Tesei, che è una tosta e ben più navigata di quello che qualcuno erroneamente pensa e si tiene gelosamente custodito quel suo low profile che l’ha resa vicina al pd Bonaccini (anche ieri nella riunione con il ministro Amendola) pur restando capace di interpretare i malumori di tanti, dice con un garbo moroteo che è “preoccupata” per il poco spazio che viene riservato nelle linee guida del Re-fund alle imprese e nel contempo si mostra allarmata per il centralismo delle scelte del Governo, che mostra di non essere capace di discernere una banale verità: «Le Regioni – dice Tesei – sono più vicine alla gente, sanno spendere meglio, secondo i bisogni reali». E riescono a spendere anche di più i soldi della Ue se sono messe nelle condizioni.

Il problema è che, delle sei linee guida indicate dal Governo, ce ne sono si e no due che possono coinvolgere fin da ora le Regioni: la sanità – e ci mancherebbe – e l’istruzione con tutta la formazione. Poco. Troppo Poco. Sulla digitalizzazione, per dirne una, si parla di 5G e di scelte nazionali. Solo nazionali. Sulla già famosa “rivoluzione green” ecco che compare un piano acquedotti che può esser gestito solo da Roma.
Se ne pentiranno – azzarda qualche osservatore – ma intanto vanno avanti. Centralisti e assistenzialisti. Con le imprese dimenticate (il piano sul lavoro riguarda alla fine marginalmente le aziende), con le Regioni messe da parte in ogni dove è possibile. Così un Paese non va lontano. Ma la Tesei pensa all’Umbria ed è concentrata solo a tessere la tela per poter portare a casa tutto il possibile. Qualcosa di simile a quel che faceva Lorenzetti, diverso colore, stessa tempra.

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