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Ora è ufficiale, Agostini lascia Sviluppumbria e si chiude un’epoca. Ma non si sa se l’Umbria dovrà pagare per la sua uscita

15 Settembre 2020
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POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Confermata l’indiscrezione di Cityjournal e la lettera di dimissioni, accettata dalla Sciurpa. Ma adesso – stando ai tam tam – spunta la motivazione per “giusta causa”. Con strascichi da causa di lavoro

di Marco Brunacci

PERUGIA – Adesso è ufficiale, l’indiscrezione riportata da City Journal la scorsa settimana è confermata: le dimissioni di Mauro Agostini da direttore generale di Sviluppumbria sono cosa fatta.

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L’amministratore unico di Sviluppumbria, nominata appena un mese fa, Michela Sciurpa, ha accettato la decisione che le è stata comunicata anche per via telematica, come norma imponeva. A questo punto va in archivio un pezzo di storia dell’Umbria. Agostini lascia dopo decenni nell’inner circle del potere regionale e lui non è certo un personaggio qualunque. C’è chi si aspetta che si metta in corsa per la prossima campagna congressuale del suo partito, il Pd. Altri invece sono convinti che invece al massimo potrà dare qualche consiglio insieme a blandi endorsement a candidati.
Agostini è stato più volte parlamentare e sottosegretario, vicinissimo a Vincenzo Visco, quando fu ministro delle Finanze, Walter Veltroni lo scelse come tesoriere del neonato Pd. Ha avuto incarichi importanti nella nomenclatura della sinistra di governo. E’ considerato l’ultimo leone non azzoppato della sua generazione, quella che in Umbria ha fatto per anni sia il governo che l’opposizione.
Partito dall’ombra di Germano Marri, ha salito tutti i gradini della carriera politica, è stato ispiratore di programmi di segreterie di partito come di governo regionale (con la presidenza di Bruno Bracalente). E’ anche scrittore, un romanziere affatto banale.

Non è escluso che, nel mentre sceglie la via della pensione, Agostini voglia dedicarsi alle lettere, anche se ha fatto recentemente uscire pure un libro di “consigli” per la nuova classe dirigente del Pd e indicazioni sulla linea economica che la sinistra dovrebbe portare avanti in un articolo partorito poco prima delle decisione delle dimissioni, anticipate da City journal.
Difficilmente l’assessore Michele Fioroni si strapperà le vesti per la sua defezione. Meno contenta probabilmente Donatella Tesei, che ha fatto e continua a fare di tutto perché la transizione tra il centrodestra e il pluridecennale governo della sinistra e del centrosinistra in Umbria sia la meno traumatica possibile. Nell’interesse dell’Umbria che ha, oggi come oggi, bisogno di tutto, anche del massimo della serenità.
Se uno ascolta però qualche tam tam, probabilmente l’addio di Agostini avrà degli strascichi. C’è chi dice che Agostini sostiene che le sue dimissioni siano per “giusta causa”, forse legate – sempre a stare ai tam tam – a una richiesta, fatta al direttore generale ora dimissionario, dall’amministratore unico di Sviluppumbria. che voleva avere i conti della finanziaria per poterli controllare.
Se rispondesse a verità questo aspetto della vicenda, automaticamente ci sarebbero dei tempi supplementari della partita, da giocare addirittura davanti al giudice del lavoro. Magari con la richiesta da parte di Agostini di una sorta di “buonuscita”.
In attesa di sapere se la Regione Umbria dovrà pagare per le dimissioni di Agostini, si apre la stagione congressuale del Pd con un’altra pagina che viene voltata. In pista al momento ci sono Bori, il favoritissimo per fare il segretario regionale, De Rebotti e Presciutti. Il fattore Agostini giocherà un qualche ruolo? Difficile se viene confermata la diatriba su giusta causa e buonuscita, che non gioverebbe. Si assisterà invece ad attacchi di nostalgia per i protagonisti del passato? Più probabile, visto che il futuro è incerto, giganti del pensiero all’orizzonte non se ne intravedono e la strada da percorrere tutt’altro che segnata.

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