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La nuova Finsider annunciata da Cityjournal prende corpo e nel progetto Terni diventa la Rolex dell’acciaio

14 Agosto 2020

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Incontro riservatissimo, prima della pausa di Ferragosto, dal ministro Patuanelli. Entra anche l’alluminio. Appena si scioglie il nodo Taranto tocca all’Umbria. A fine ottobre si potrebbe chiudere

di Marco Brunacci

PERUGIA – L’ultimo atto è stato un incontro molto riservato che si è tenuto al ministero del lavoro, giovedì, da Patuanelli. Lo scenario che da settimane Cityjournal insiste a disegnare è stato ancora una volta confermato, pur con tutte le difficoltà per le iniziative economiche che ci sono in questi tempi di Covid in corso.

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Allora: c’è un progetto che riguarda ora non più solo l’acciaio ma anche le altre leghe, come l’alluminio, che riprenderà fiato attraverso una joint venture pubblico privato, una sorta di nuova Finsider, con un partner privato di peso.
Da Patuanelli è stato confermato che lo scoglio più grosso per far ripartire l’acciaio italiano è rappresentato dal rilancio del sito produttivo di Taranto. Problemi tecnici? Tanti, ma con soluzioni a portata di mano. Problemi finanziari? Alcuni, ma risolvibili adesso che sono in campo Invitalia, per il Governo italiano, con garanzie Sace, e tutto l’impegno di un player bancario della potenza di fuoco di Banca Intesa.
I problemi sono invece politici. M5s dovrà ingoiare la ristrutturazione dell’impianto di Taranto, magari con molte garanzie per una riconversione più green possibile di certi settori della produzione, ma l’acciaio ha le sue esigenze e il sito di Taranto non può essere in alcun modo dismesso se l’economia italiana non vuol rinunciare a una produzione strategica come quella dell’acciaio.
E, allora, ecco lo scenario: tra settembre e ottobre si va a chiudere una società che riporterà Taranto (ben inteso: ci sono ancora difficoltà, ma a quanto sembra in via di superamento) ad essere il centro motore dell’acciaio italiano, con un ruolo europeo, e una proprietà che sarà nelle mani di una società appositamente costituita da Invitalia e ArcelorMittal.

Se non ci sono altri intoppi, se il treno prosegue la sua corsa, avendo anche l’Europa (e i fondi green europei da spendere) tra coloro che spingono per la soluzione, ecco che arriva – come City journal si ostina a ripetere ormai da mesi – anche la svolta per Terni e la sua Acciaieria che potrebbe essere davvero di prospettiva.
Volendo trovare un ruolo preciso per la Terni, in questo nuovo scenario, potrebbe essere davvero quello della produzione di elite, una sorta di Rolex dell’acciaio, per dirla con una frase ad effetto.
Se ci dovesse essere qualche sacrificio iniziale, dal punto di vista occupazionale, dentro questo quadro ci sarebbe comunque un futuro pieno di occasioni.
Per l’acquisizione della Terni da Thyssen si potrebbe immaginare che la stessa società mista, pubblico-privato che rilancerà Taranto, entri nell’azionariato con una partnership italiana: il gruppo Arvedi resta quello favorito, come ripetiamo da settimane.
Non ci sono quindi, almeno se non è errato lo scenario, spazi dentro questa trattativa per il gruppo Marcegaglia che si è proposto alle massime istituzioni umbre ed ha avuto udienza, ma al momento non invece dai vertici nazionali del Governo. Qualcuno a Palazzo Chigi rammenta probabilmente che l’occasione che ha avuto Marcegaglia con ArcelorMittal è finita con una rilevante liquidazione, ma con un’occasione di collaborazione industriale mancata.
Ferragosto porterà una inevitabile pausa nel processo per la creazione di questa nuova Finsider, ma subito dopo tutto ripartirà. E per Terni ci si attende una conclusione subito dopo Taranto, quindi al massimo a fine ottobre.

#terni #acciaio #arvedi #marcobrunacci #polepolitik

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