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Contro il Covid l’Umbria ha speso poco e bene (29 euro ad abitante), ora si ripara dalle cialtronate mediatiche e prepara la fase tre

29 Agosto 2020

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Regione italiana benchmark e risparmiosa nella lotta al virus, ma adesso c’è il test della riapertura delle scuole e dell’influenza autunnale. Tesei gioca la partita col basso profilo e una Forza di risposta rapida situazione per situazione

di Marco Brunacci

PERUGIA – Tempo di chiacchiere, spesso semplicemente insensate ma col potere di fare danni incalcolabili per esempio al settore turistico, sul Covid, ma ecco l’aria fresca di qualche numero.

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Aiuta sapere che l’Umbria è in assoluto non solo la regione che ha nella sostanza retto meglio al Covid, che pure è arrivato con forza soprattutto dal nord e dalle province confinanti di Pesaro e della Romagna, ma anche quella che ha speso di meno e con più criterio per fronteggiare l’emergenza.
I risultati del primo periodo, quello più caldo, fino a metà maggio, sono da considerare da benchmark italiano, ma ora ecco la spesa pro capite (rispetto ad ogni abitante) effettuate dalla Regione. Il risultato dell’analisi condotta dagli Uffici statistici conclude che l’Umbria ha speso 29,5 euro ad abitante per fronteggiare l’emergenza nel periodo dal 31 gennaio al 31 maggio.
Il posizionamento dell’Umbria, rispetto alle altre regioni, dice che la spesa è molto al di sotto della media nazionale con una correlazione invece molto elevata con il numero sia dei positivi in terapia intensiva che degli attualmente positivi.
Un bel risultato, che è stato anche un discreto viatico per questa seconda fase del virus, caratterizzata, oltre che dal consueto procedere al buio degli scienziati, soprattutto dai titolacci gridati e da cialtronate mediatiche di ogni genere, dal naufragio dell’informazione credibile, che ha seguito fin nell’abisso il naufragio della scienza, che a mesi di distanza è incapace di dire cosa può succedere col Covid e soprattutto come si può arginare.

SERIETÀ CONTRO LE CORTINE FUMOGENE ALZATE CON DOLO

La convivenza col Covid (seconda fase) non è facile neanche in Umbria ma almeno si sono evitati gli eccessi che sono stati pane quotidiano in altre regioni.
La terza fase, quella della riaperture delle scuole – e dell’uso massiccio dei mezzi di trasporto – insieme col peggioramento delle condizioni climatiche e l’innalzamento stagionale dei casi di raffreddamento e relative sindromi, sarà tutta da vedere. Ma anche qui l’Umbria, con il suo muoversi in massima prudenza, si è ritagliata un ruolo migliore. Le altre regioni, per galleggiare, hanno giocato con i media e si sono inventati l’alibi Sardegna ignorando, per dirne solo una, i 91 casi positivi accertati in una sola discoteca di Cervia nella festa di Ferragosto (e soltanto sui volontari che si sono recati a fare il test).
Dietro questa inquietante cortina fumogena, alzata sicuramente con dolo, si nasconde il niente delle risposte, l’impotenza della politica e del sistema sanitario.
Il posizionamento dell’Umbria in questa fase, anche qui, avvantaggia la Regione: low profile, risposte situazione per situazione, nessuna grida manzoniana, umile tentativo di convivere con un nemico tuttora sconosciuto. Dalla Tesei nessuna soluzione miracolistica prospettata, nessun nemico Briatore da abbattere, piuttosto la inevitabile preoccupazione di tutti noi, però nessuna piroetta da guitto alla Zingaretti (che non è in grado di controllare i locali e i luoghi di divertimento suoi, ma pontifica e vuole decidere su quelli degli altri) o le sempre più insopportabili gag di De Luca, sceriffo alla Franco e Ciccio, da parodia del western.

LA SFIDA DELL’INCOMING SANITARIO

A dir la verità la sfida in sanità per la Tesei si farà dura davvero quando, dopo l’uscita dal Covid (prima o poi ci sarà, no?), dovrà riprendere in mano il dossier della mobilità attiva e passiva dei pazienti umbri. Dovrà riportare a fare dell’Umbria una Regione attrattiva per la sanità, con la finalità e lo scopo di aggiungere denaro agli investimenti per la salute e ossigeno al bilancio dell’Ente. Dal 2017 (anche qui numeri, non poesie) la sanità paga per i pazienti che scelgono di andarsi a curare fuori regione, e incassa sempre meno. L’incoming sanitario è una parte determinante del programma di governo Tesei. Riuscire nell’impresa di cambiare la rotta, sarà complicato, ma anche qui le premesse ci sono.

SERVE UN COLPO D’ALA ANCHE DELL’OPPOSIZIONE

Aiuterebbe una opposizione che incalza, che chiede conto dei progetti e delle strategie per realizzarli. Invece qui, in tante occasioni, l’opposizione continua a bombardare le zanzare. La polemica sulla consulenza Casciarri da parte del consigliere De Luca è l’ultimo esempio. Numeri imprecisi, cultura dell’acqua torbida per alimentare sospetti, piccoli e medi veleni magari per compiacere qualche referente invidioso dei colleghi. Eppure per raggiungere risultati nelle complesse sfide che ha di fronte, l’Umbria ha anche bisogno di un colpo d’ala dell’opposizione.

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