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Segreteria Pd: tra Laureti-Cardinali e Bori, la spunta De Rebotti

4 Luglio 2020

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | A ottobre si fa il congresso.Tra le candidate romano-ortodosse e il grillante capogruppo in Regione, c’è già l’uomo della provvidenza. A meno che, dal Trasimeno, Meloni & c. non si inventino qualcosa di nuovo

di Marco Brunacci

PERUGIA – Se la racconti a un marziano, riprende l’astronave e torna precipitosamente da dove è venuto. Troppo complicato. Ci proviamo lo stesso: il Pd da oggi ha un eccellente commissario, che è già un’anomalia ancora più anomala vista la durata del commissariamento, esponente di primo piano della nomenclatura zingarettiana nazionale, Walter Verini, che farà solo “l’ordinaria amministrazione” (pagare le bollette? bacchettare una volta a settimana le giunte di centrodestra? ricordarsi di spegnere la luce quando tutti sono usciti?).

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Tutti i poteri passano contestualmente a una commissione di 15 elementi 15, un corpo di ballo degno della Scala, un coro del Maggio fiorentino, di poco meno affollato di una task force di Conte senza neanche un Colao che contingenta i tempi degli interventi, che dovrà stabilire le regole congressuali. A maggioranza? A maggioranza qualificata? A finta unanimità, dopo infiniti compromessi?
Un organismo di 15 pari grado deve essere stato partorito dalla stessa mente che ha stilato il decreto semplificazioni più lungo delle leggi da semplificare.
Comunque alla fine il congresso che dovrà partorire il nuovo segretario regionale del partito si farà ad ottobre – assicurano, Covid permettendo – ed entro quella data, a partire da settembre, i circoli voteranno ed eleggeranno delegati dell’assemblea regionale.
Se non ci sono rinvii, intoppi, impicci, questioni procedurali o sostanziali, richiami vincolanti all’ortodossia da Roma capitale, in un tempo non esagerato, il Pd umbro tornerà ad essere un partito “normale”.
Con quale segretario? Qui è tornato un po’ di sano agonismo, segno di vitalità. Il gotha romano del partito vedrebbe bene – dicono – la Laureti o la Cardinali. Ma chi glielo dice a Bori che ha investito sulla sua ascesa alla segreteria tanto del suo tempo in questo ultimo periodo e pensava di aver segnato dei punti anche grazie alla sua opposizione onnipresente, onnisciente e soprattutto grillin-grillante.

Allora ecco che tra i tre litiganti il quarto gode: De Rebotti, sindaco di Narni e presidente Anci. è una sorta di riserva della Repubblica. Se corre, vince. Ci sarebbe poi Giacomo Chiodini, sindaco di Magione, ma al momento non ne vuol sentire.
Ma è sicuro che l’ultimo avamposto del Pd, il Trasimeno ancora Rosso antico, sarà decisivo. Chiodini o non Chiodini.
Non è un caso che Batino da Castiglion del lago fa le sue uscite chiedendo che i segretari del Pd si dedichino interamente alla vita monastica nel partito, ora et labora, e non si lascino concupire dalle gioie (e dagli stipendi) dei mandati parlamentari e di quelli negli enti locali.
Non a caso in tanti cercano di interloquire e interagire con Simona Meloni, vicepresidente dell’assemblea legislativa, che ha uno stile così diverso da Bori e – ammoniva niente meno che Gramsci scrivendo della lingua italiana – la forma è già la sostanza.
Da Meloni e dal Trasimeno si attende un po’ di chiarezza, un po’ di linea politica appena coerente, un po’ di idealità messa sui binari della concretezza, almeno nel ricordo di esser stato per decenni partito di governo.
Forse dal Trasimeno potrebbe arrivare anche un quinto candidato, ma sembra davvero difficile (tanto Amleto-Chiodini gira col teschio e non si decide anche se vincerebbe a mani basse).
Per chi avesse ansia di sapere come è formata la commissione ecco la insuperabile quindicina, scelta (dal commissario) per saggezza e divisa per territori: Paolo Baiardini, Mario Tosti, Damiano Bernardini, Letizia Michelini, Daniela Tosti, Moreno Landrini, Enrico Menichetti, Giampiero Lattanzi, Giuseppina Bonerba, Giacomo Chiodini, Luisa Basili, Stefania Cherubini, Catia Massetti, Adriano Padiglioni, Stefania Moccoli.

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