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Nuovo segretario, ora il Pd balla la quadriglia con De Rebotti, Bori, Presciutti, ma anche la Meloni

17 Luglio 2020

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | La scelta ora non è più locale e per simpatia, né guarda al passato. È piuttosto di prospettive e ha valenza nazionale: sarà un sì all’accordo coniugale con i Cinquestelle oppure si tornerà a guardare ad alleanze e programmi da sinistra europea?

di Marco Brunacci

PERUGIA – Il Pd umbro pronto a ballare la quadriglia. Sarà un ritmo un po’ fuori del tempo, ma anche in via Danzetta non scherzano: occhi rivolti al passato pieno di gloria e di potere, mentre ci si dirige verso un futuro gramo, ancor più gramo però se non si sceglie, con la nuova segreteria, anche una linea politica capace di interpretare la realtà così com’è e non come si vorrebbe che fosse.
Allora: a settimane dall’annuncio di City journal sulla candidatura del sindaco di Narni, De Rebotti, arriva una nota chilometrica (“è un messale”, dice secco un esponente Pd di rilievo), nella quale c’è scritto più o meno di tutto, compresa una citazione sull’ecumenismo (City journal deve aver capito bene anche quello che non era stato spiegato), ma soprattutto un attacco al partito “che non c’è più” e alla necessità di “tirare una riga” e “ri-costruire”. Ma guai a pensare che ci sia l’espressione “mi candido alla segreteria regionale”. L’unica necessaria in questa fase.

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E però dopo aver consultato degli aruspici (che leggono il destino dal volo degli uccelli nel cielo) e atteso il loro verdetto si arguisce che De Rebotti è davvero candidato. A questo si aggiunge che se prende un voto per ogni capoverso utilizzato nella sterminata nota, ha già vinto il congresso.
I più attenti esegeti aggiungono che De Rebotti picchia duro sul Pd attuale e quindi considera l’esperienza del commissariamento di Verini come una malattia esantematica contratta in età adulta: un irritante fase di passaggio. Come molti altri nel partito.
Ecco quindi il partecipante alla quadriglia numero uno: De Rebotti. Poi c’è Bori, candidato storico, capogruppo in Regione, l’autore più ispirato e prolifico della contestazione hard rock alla giunta Tesei, grillante, in quanto grillina e urlata. Il terzo è un altro sindaco, Presciutti, esperienza di Pd di governo, quindi uguale a quella di De Rebotti e lontana da quella di Bori, moderato ma molto a modo suo, dovendo scegliere tra capi indiani forse non ancora “Cavallo pazzo” ma almeno “Geronimo” sì, che si è infilato nella porta aperta dall’attacco sul regolamento del congresso fatto dalla Porzi a Verini, ma che difficilmente può aggregare tutta l’area ex popolare del Pd. Il quarto del gran ballo? Perchè non una quarta: Simona Meloni, vicepresidente dell’assemblea legislativa, oggi schierata con Bori, ma tanto (e chissà forse che non scopra di esserlo troppo) diversa da lui per educazione politica, modi e impostazioni ideali, aperture e prospettive politiche.
Il gran ballo della quadriglia del Pd, che porterà il nuovo segretario regionale, non sarà una selezione tra contendenti più o meno simpatici e illuminati, ma una scelta di campo. Non guardando al passato, ma tutta rivolta al prossimo futuro, saltando addirittura la fase attuale come di passaggio. Non un referendum quindi sul desiderio di rifare i Ds oppure invece di proseguire sulla linea dell’intesa delle forze popolari che ha ispirato la nascita del partito voluto da Veltroni.
Si vota quindi per un Pd che vuol rendere coniugale il rapporto al momento classificabile come poco più di una scappatella, magari inevitabile, con i Cinquestelle, e un altro Pd che vuol aprire prospettive di sinistra europea, con alleanze da sinistra europea. L’aver distinto finora, con furbizia politica, i populisti buoni dai populisti cattivi a qualcosa (in termini di nomine e di potere spicciolo) è servito. Ma certo un’alleanza così ha il fiato corto.
In questa quadriglia per chi tiferà il Pd nazionale? Riflessione preliminare: Zingaretti non è in questo momento il Pd intero. Bonaccini si è creato uno spazio suo, De Luca lo prende apertamente per i fondelli, Franceschini si smarca a giorni alterni. Quindi: quale Pd nazionale farà sentire la sua voce nel congresso dell’Umbria? I resti delle truppe zingarettiane? E se sì, saranno sufficienti a far pendere la bilancia per questo o quel candidato?
Allora via con la quadriglia. La piccola Umbria ad ottobre potrebbe dare un’indicazione di carattere nazionale e perfino internazionale. Se non immalinconisce a guardarsi le punte delle scarpe, in attesa che altri, da fuori, la invitino al ballo.

#pd #umbria #marcobrunacci #polepolitik

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