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Lavoro, emergenza spettacolo: in Umbria la ripresa non c’è

25 Luglio 2020

Bruschi (Slc Cgil): «Pochissimi hanno ripreso a lavorare»

UMBRIA – «Temiamo che questa prima parte di ripresa, difficile e parziale, vada a coinvolgere solo un numero limitatissimo di personale del settore culturale. I comparti che rischiano di chiudere i battenti sono quelli più fragili dello spettacolo dal vivo, dal teatro, alla musica, alla danza. Parliamo di almeno 2000 lavoratrici e lavoratori del territorio».

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Ad affermarlo in una nota è Enrico Bruschi, segretario generale della Slc Cgil dell’Umbria. Per il sindacato dei lavoratori della comunicazione e dello spettacolo è «indispensabile che tutte le parti (Istituzioni, MiBact, imprese e lavoratori) inaugurino una buona pratica di confronto, trasversale e comunitaria, su dei modelli di ripartenza».

«In particolare – spiega Bruschi – noi chiediamo che ai tavoli delle amministrazioni comunali siedano anche gli operatori del settore e che sia promosso e realizzato da parte delle amministrazioni stesse un censimento delle diverse organizzazioni culturali operanti sul territorio, non affidandosi unicamente a dati in possesso delle associazioni di categoria».

«Oltre a questo – continua Bruschi – chiediamo che venga istituita una ‘agibilità sanitaria’, ovvero una certificazione medica aggiornata a carico del datore di lavoro, da presentare in allegato ad altra documentazione all’ente organizzatore della rappresentazione o dello spettacolo, al fine di garantire l’assoluta messa in sicurezza sanitaria dell’evento programmato».

Ma prima di tutto, secondo la Slc Cgil, è necessario che Regione e Comuni creino e amplino bandi per micro, piccole, medie imprese, associazioni e imprese individuali, per favorire l’impiego del maggior numero di operatori e lavoratori del settore,  secondo un criterio di responsabilità occupazionale, occupando quindi professionisti già attivi sul territorio che hanno visto la loro attività interrompersi a causa dell’emergenza Covid. Inoltre, secondo il sindacato andrebbero incentivati, anche attraverso un sistema di premialità, soggetti produttivi e organizzativi che si adoperino per lo sviluppo dell’offerta in territori svantaggiati, ad esempio le zone terremotate della nostra regione.

«Insomma – conclude Bruschi – crediamo che in questa fase in cui nel settore spettacolo i pochi richiamati a lavorare lo stanno facendo allo sbaraglio, lo Stato, a tutti i suoi livelli, abbia una grande responsabilità ed il dovere di garantire ai cittadini di poter godere ed usufruire di proposte culturali diversificate. Centrale è in particolare il ruolo della Regione e dei Comuni nella ripartenza, affinché si moltiplichino eventi e lavoro, creando dei modelli sostenuti di spettacolo regionale diffuso, nel rispetto delle regole sanitarie».

#lavoro #cgil #spettacolo

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