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La sanità umbra cambia volto: nuovo ospedale a Terni ma niente Irccs, due aziende e una Asl

5 Luglio 2020

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Atteso a giorni lo sblocco della convenzione Regione-Università, con lo scioglimento dei ghiacciai Oliviero e Coletto. Segno che la paziente tela della presidente Tesei ha avuto successo. Una mediazione ragionevole, puntando ad attrarre pazienti da fuori regione

di Marco Brunacci

PERUGIA – Nell’ordine della scala dei miracoli riuscire a far intendere il rettore Maurizio Oliviero e l’assessore alla sanità Luca Coletto viene tra lo scioglimento del sangue di San Gennaro e la fioritura del biancospino in pieno inverno a Gualdo Tadino.

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La presidente Tesei si è sbilanciata e ha assicurato che entro il 31 luglio ci sarà una bozza di convenzione sanitaria tra l’Università di Perugia e la Regione dell’Umbria. Segno che è donna di fede e crede nei miracoli, ma soprattutto che pensa di avere in mano una proposta di mediazione ragionevole in grado di evitare che si saldi in una testuggine impenetrabile la squadra dei docenti universitari che prestano valorosamente servizio nei due ospedali umbri di riferimento (Perugia e Terni), spesso in contrasto tra di loro, ma compatti se si tratta di avere come controparte i medici ospedalieri e i programmatori regionali.
Indiscrezioni, rumors insistenti, che ci ostiniamo ad ascoltare perchè è necessario tener viva questa regione e non si assopisca nel tran tran della gestione del quotidiano, narrano che nella settimana che inizia l’intesa tra i due contendenti potrebbe essere trovata. Che ci sia un incontro “in presenza” non si sa, magari solo in videoconferenza, secondo le modalità Covid. L’importante che si vada avanti e si firmi la convenzione sanitaria, determinante per la programmazione sanitaria (e quindi per la salute di tutti noi) per i prossimi anni, magari un decennio o anche di più.
Mettendo insieme un po’ di tasselli, è possibile immaginare che si tratterà su uno schema 2+1, quindi due Aziende ospedale (Perugia e Terni) e una sola Asl (con il taglio di una Asl).

Il primo, immediato vantaggio di uno schema di questo genere è quello di sgomberare il campo dal progetto di Irccs, l’Istituto di alta specialità sulle cellule staminali che doveva sorgere a Terni, e il cui annuncio era stato accolto dai maggiorenti della sanità universitaria come fosse una colica renale.
L’Irccs forse si farà nel futuro remoto. Resta come idea, ma sconta il fatto che ogni volta che si parla di cellule staminali a Terni viene giù il mondo. Quindi, alla fine, forse meglio così.
L’incoming sanitario – attrarre pazienti da fuori regione nelle strutture umbre – che viene considerata una priorità dalla giunta della presidente Tesei e dell’assessore Coletto si farà con gli attuali presidi e rafforzando le professionalità di cui l’Umbria già dispone, ma mettendo subito in cantiere anche il nuovo super ospedale avveniristico di Terni, che sorgerà – ormai sembra certo – nello stesso sito di quello attuale, ma con 800 posti letto e un importante know how scientifico e di assistenza.
Insomma: niente Irccs, ma granda ospedale d’avanguardia (Coletto ne ha da poco fatto uno a Verona). E quindi caccia aperto ai pazienti di Roma e Lazio e del sud della Toscana, che possono portare risorse importanti per i bilanci della sanità regionale (ecco spiegata la priorità dell’incoming).
L’Università ottiene un risultato, in cambio dà la disponibilità dei suoi docenti per le esigenze dell’assistenza regionale. Si sa che il direttore generale dell’assessorato Dario vuol potenziare la medicina del territorio e che però per far questo ha bisogno di tutta la componente medica.
La grande intesa è nell’aria. Chissà che non parta da subito il conto alla rovescia. E i miracoli non succedano anche in sanità.

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