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Aeroporto, ci sono i soldi e la strategia ma è ancora stop. E l’ordine è: sostituite il vecchio cda ma non torcetegli un cavillo

23 Luglio 2020

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Sollevata questione statuaria sul numero delle donne in consiglio, con rinvio. Ci si affida a un generale, a Mencaroni, Marcucci, Forcignanò e alla Caporali. Collegamenti fissi con hub internazionale e 400mila passeggeri nel mirino. Il giallo su quanto ha perso quest’anno Sase

di Marco Brunacci

PERUGIA – No, non è andato tutto liscio. Un po’ di irritazione nell’aria c’era, eccome. Non è questione di voler costruire a tutti i costi i retroscena, ma se uno si presenta alla riunione del cda della Sase, società di gestione dello strategico aeroporto dell’Umbria, con linee guida, soldi in mano, un cronoprogramma – come si è usi dire in questi giorni – e l’obiezione sulla quale va a sbattere è quella del richiamo a una norma statutaria che non si sa se è vincolante o meno, beh, la mosca al naso a qualcuno dei soci finisce che salta.

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Ma un consumato aplomb british (poi si capirà perchè) è tornato presto su qualche viso alterato. E la Regione, con la presidente Tesei in persona, ha concluso che al vecchio cda, comunque sia, non andrà torto un cavillo. Sì, dovrà essere sostituito di netto e in fretta, ma con tutte le garanzie statutarie, nel rispetto pure della convenzione di Ginevra.
E allora: l’obiezione per la quale non si è proceduto alla nomina del nuovo cda e si deve attendere almeno una settimana (forse perfino due) è questa: lo Statuto indica la necessità che dei 5 membri del consiglio di amministrazione, due siano donne, in omaggio alle quote rosa.
Perciò il quintetto presentato dai socii non era adeguato, essendo formato, per altro secondo previsione da: Stefano Orazio Panato, ex generale dell’Aeronautica, con un curriculum lungo più di una quaresima, che va da una permanenza in svariate commissioni di altissimo livello internazionale a un passaggio al Sismi a un gruppo di lavoro sugli Eurofighter, con un rapporto con la presidente Tesei che lo ha apprezzato quando era presidente della commissione difesa del Senato; Antonello Marcucci, leader di Umbragroup, che per mestiere fa il manager che parla ogni giorno con quelli di Boeing; Giorgio Mencaroni che è la novità non novità, il socio (come Camera di commercio) che entra in cda per dire che prima le cose non andavano bene per niente e adesso devono cambiare, mettendoci la faccia; quindi Aurelio Forcignanò lo storico ex direttore di Confindustria, un monumento, un’istituzione nei rapporti industria-politica in Umbria; Ilaria Caporali, che è l’unica donna, la manager passata a guidare i giovani di Confindustria e dovrebbe rappresentare il nuovo che avanza nel modo di approcciare le questioni umbre dell’economia e del lavoro.
Una sola donna non basta avrebbe obiettato il presidente dei revisori dei conti, ce ne vogliono due. Figurarsi chi ha voglia di iniziare una polemica sull’argomento, ma intanto servirà settimana (o due) per capire se davvero lo Statuto è tassativo e la norma vincolante.
Per certo l’attuale cda poteva scegliere un modo migliore per uscire, e qualcuno poteva ricordare la norma (o il cavillo) qualche giorno prima. E invece no.
Ma visto che di retroscena si tratta, allora va anche detto che al presidente Cesaretti, in uno scambio di battute con Michela Sciurpa (neoamministratore di Sviluppumbria), sarebbe uscita una battuta sulle “voci false” di 700 mila euro di sbilancio degli attuali conti di Sase. Sciurpa avrebbe ribattuto: quale è allora lo sbilancio? Qualcuno ha sentito dire 200mila euro, ma non può essere nè detto nè scritto se non come una voce senza fondamento. Salvo che ci vorrà poco per sapere la verità, perchè la prima richiesta delle linee guida di intervento formulate durante l’incontro del cda dalla presidente Tesei è proprio questo: per ripartire vogliamo sapere con precisione quanti soldi ha perso quest’anno l’aeroporto San Francesco?

LE ALTRE LINEE GUIDA

Appena si saprà quanto si è perso quest’anno, il nuovo cda, con due donne, ragionevolmente a partire dall’inizio del 2021, potrà impostare la svolta, che si basa – ha ricordato nel suo intervento Donatella Tesei – sulla linea univoca di tutti i soci mai stati così d’accordo (dalla Regione a Camera di commercio, da Unicredit al Comune di Perugia, a Confindustria alla Fondazione Carisp, passando pure – ma più defilato – dal Comune di Assisi) e su 2 milioni di soldi in più che arriveranno cash nelle casse dell’aeroporto, forniti (c’è l’impegno ufficiale, nero su bianco) dai soci di cui sopra. Ma deve esserci – ecco Tesei in pressing – una nuova politica del trasporto radicalmente diversa da quella attuale.
E allora: 1. l’aeroporto umbro deve scegliere un hub internazionale come partner, avendo un mezzo che colleghi giornalmente l’Umbria all’hub. Quale? Le ipotesi sono: Londra (Gatwich?) con British airways, Milano (seconda scelta) con Alitalia, ma anche un hub tedesco (terza e ultima scelta, con Monaco in pole position). Tesei chiede che l’aeroporto faccia l’aeroporto, apra l’Umbria al mondo e il mondo all’Umbria, una cosa ovvia ma che qui ha lo stesso impatto di una rivoluzione copernicana, se confrontata con le iniziative estemporanee finora passate per collegamenti internazionali.
Obiezione: se si va a Londra o in Germania, il volo per Milano finisce? Qui l’idea della Regione è quella di raddoppiare il collegamento di alta velocità ferroviaria con Milano a scapito del collegamento aereo. Avranno ragione? Mah, vedremo più avanti.

  1. l’aeroporto serve all’Umbria per fare incoming, intercettare turismo, portare gente, prendersi una fetta di silver economy (quelli dai capelli d’argento, ma ancora con vitalità e rilevante propensione alla spesa, che possono diventare a propria volta testimonial di un luogo e una terra per fare turismo o addirittura venirci a vivere).
    Detta in modo spiccio: il volo per l’Albania, se si mantiene, può restare, ma è quello per Rotterdam (con le iniziative in corso dell’Università di Perugia e tanti altri progetti che legano l’Umbria al Nord Europa e alla Ue) che deve funzionare nel modo migliore. E tutte le rotte commerciali devono avere questa finalità e scopo: aprire l’Umbria, finora inscatolata da ritardi inaccettabili nei collegamenti. Si deve pensare in termine di mercato e di rapporti economici. Con quale scopo? Incrementare traffico dello scalo, non con qualche ritocco più o meno artificioso, ma con colpi che portino i passeggeri dai 250mila di adesso ai 400mila di domani (e non di dopodomani).
  2. va da sè che con queste prospettive vanno ripensate le attività commerciali all’interno dello scalo. Adesso c’è di fatto solo un bar funzionante e poco altro, domani si devono immaginare esercizi commerciali in diversi settori, dai quali la società di gestione Sase possa aver un introito.
  3. la scuola di volo prevista, con tutto questo, è compatibile. Donatella Tesei non lo ha escluso ma quasi. Comunque ha detto che si tratta di vedere se la Scuola è in grado di coesistere con uno scalo vitale, che faccia incoming per l’Umbria, che porti turisti e faccia viaggiare l’economia. I 400 mila passeggeri, insomma, sono o non sono compatibili con la Scuola? E perchè l’Enac alla fine ha bocciato l’idea? Non sarà che il progetto in qualche parte non funziona?
    CONCLUSIONE CON SPERANZA
    Conclusione: l’aeroporto dell’Umbria ha adesso una strategia (giusta o sbagliata si vedrà, ma la strategia c’è), ha i soldi per attuarla (2 milioni che i soci si sono impegnati a versare) ma non ha un cda nuovo per una “questione statutaria”. Appena il Consiglio superiore della Complicazione delle Cose Semplici si raduna e decreta si passa – con qualche speranza – alla casella successiva, sperando che non sia un gioco dell’oca.
    Il nome della seconda donna c’è, il sacrificato potrebbe essere il monumento Forcignanò. Ma non prima di aver sondato gli umori di un socio importante come la Fondazione Carisp e il suo riferimento di maggioranza eugubino.
    Per la verità c’è anche il piano B: tenere questi 5 se si scopre che le quote rosa non sono una disposizione vincolante per il cda della Sase, però mettendo in conto un comunicato di fuoco almeno di Paparelli.

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