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A tavola in sicurezza: c’è l’etichetta salva salumi Made in Italy

23 Luglio 2020

La vittoria di Coldiretti

PERUGIA – Storico via libera al decreto che introduce l’indicazione obbligatoria della provenienza per le carni suine trasformate.

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È quanto sottolinea la Coldiretti Umbria dopo la firma del decreto interministeriale, in occasione dell’Assemblea nazionale della Coldiretti a Roma con la partecipazione dei Ministri delle Politiche Agricole Teresa Bellanova e dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli, alla presenza dei presidenti dell’Organizzazione agricola provenienti da tutte le province e regioni. «Si tratta – afferma Albano Agabiti presidente Coldiretti Umbria – di un’altra grande vittoria nella nostra battaglia per la corretta informazione sull’origine degli alimenti, che può valorizzare anche il lavoro degli oltre 900 allevamenti umbri di suini, con circa 200mila capi.Dobbiamo portare sul mercato – ricorda Agabiti – il valore aggiunto della trasparenza con l’obbligo di indicare in etichetta il Paese d’origine di tutti gli alimenti per combattere la concorrenza sleale al Made in Italy. Un obiettivo condiviso da ben il 93% dei cittadini che ritiene importante conoscere l’origine degli alimenti, secondo l’indagine on line del Ministero delle Politiche agricole. Ora puntiamo – aggiunge Agabiti – ad estendere l’etichetta anche ai prodotti ortofrutticoli trasformati, dai succhi di frutta alle marmellate ma anche ai legumi in scatola, senza dimenticare l’esigenza di arrivare anche nei ristoranti ad indicare la provenienza della carne e del pesce serviti a tavola».

Il decreto nazionale interministeriale introduce l’indicazione obbligatoria della provenienza per le carni suine trasformate, dopo che ha avuto il nulla osta da parte della Commissione Europea. Una misura importante anche per fermare le speculazioni con i prezzi dei salumi in aumento del 3,5% al dettaglio mentre secondo un’analisi Coldiretti, dall’inizio della pandemia, le quotazioni dei maiali tricolori si sono quasi dimezzate e scese a poco più di un euro al chilo. A preoccupare è l’invasione di cosce dall’estero: la Coldiretti stima, infatti, che tre prosciutti su quattro venduti in Italia siano in realtà ottenuti da carni straniere senza che questo sia stato fino ad ora esplicitato in etichetta.

«Il decreto sui salumi prevede – spiega Coldiretti – che i produttori indichino in maniera leggibile sulle etichette le informazioni relative a: “Paese di nascita: (nome del paese di nascita degli animali); “Paese di allevamento: (nome del paese di allevamento degli animali); “Paese di macellazione: (nome del paese in cui sono stati macellati gli animali). Quando la carne proviene da suini nati, allevati e macellati nello stesso paese, l’indicazione dell’origine può apparire nella forma: “Origine: (nome del paese)”. La dicitura “100% italiano” è utilizzabile dunque solo quando la carne è proveniente da suini nati, allevati, macellati e trasformati in Italia. Quando la carne proviene da suini nati, allevati e macellati in uno o più Stati membri dell’Unione europea o extra europea, l’indicazione dell’origine può apparire nella forma: “Origine: UE”, “Origine: extra UE”, “Origine: Ue e extra UE”».

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