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Tesei festeggia il compleanno col Dom Perignom portato da Vissani ma Monteluce e l’Università (più che l’aborto) la tengono in ansia

17 Giugno 2020

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | La presidente nega di aver fatto un omaggio a Pillon e intanto spera che l’ex ospedale di Perugia non diventi un’area fantasma degradata e punta a una convenzione sanitaria con l’Ateneo “equilibrata” (con o senza Irccs)

di Marco Brunacci

PERUGIA – Un compleanno di lavoro per Donatella Tesei: un brindisi con il Dom Perignon, portato insieme a un mazzo di rose rosse dal superchef Vissani, insieme con Marco Caprai, poi subito al lavoro. Per dire e ripetere in ogni dove che non è un omaggio a Pillon e al suo Popolo della famiglia ma la esatta interpretazione della legge quella sui tre giorni in ospedale per abortire.

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Poi questioni molto meno dibattute sui media nazionale, ma molto più pressanti. Lasciate perdere tutta l’emergenza economica che fa seguito al Covid e prendete una grana grossa così come quella del Fondo Monteluce.
Il Fondo, nato e pensato dall’allora assessore della governatrice Rita Lorenzetti, Riommi, è a un passo dal finire nel baratro. O entro fine mese i manager del Fondo non pescano nelle loro tasche e non trovano un 300-400 mila euro oppure va tutto in vacca. Il che potrebbe essere perfino una via d’uscita per parecchi investitori che hanno lasciato soldi dentro il progetto che doveva fare del vecchio ospedale un nuovo punto di aggregazione della Perugia parte nord, ma che sarebbe una sorta di incubo per la città.
Per la presidente Tesei si tratterebbe di avere un monumento all’abbandono, per un tempo indefinito, in un punto che era un centro di aggregazione.
Su questo c’è poco da fare opposizione: di sicuro non è colpa della Tesei ma dei predecessori, ma comunque è un marchio per una città, avere palazzi fantasma, inabitati, degradati, al posto di un possibile punto nevralgico per il futuro di Perugia e dell’Umbria.

Per essere chiari: qui Tesei può far poco, Romizi poco ha fatto nel passato ma ora può fare pochissimo. L’idea che arrivi un cavaliere bianco, stando così le cose, è solo utopia. L’Università si troverebbe un buco nel proprio bilancio. Ma tutto è ora nella mani dei manager del Fondo. Che qualche bella notte di giugno porti loro consiglio. Oppure non basterà il rilancio di via del Giochetto, con l’arrivo del nuovo Polo tecnologico e scientifico, per bilanciare l’onta di Monteluce quartiere fantasma.
L’altro dossier che qualche problema di insonnia crea alla presidente Tesei è quello della convenzione sanitaria con l’Università. C’è chi dice che l’Università ha imparato a chiedere tutto e dare poco. Su un punto magari donna Donatella ha pure ragione: si è trovata 50 poagine dettagliate e marginate perfettamente e solo da firmare. Non si fa così nelle trattative, e non è solo questione di bon ton diplomatico.
Ma se la forma potrebbe essere non corretta, resta una sostanza che vede due fraterni amici, come Tesei e il rettore Oliviero, distanti su alcuni punti. Ma soprattutto su uno: l’Irccs, Istituto ad alta specializzazione, che dovrebbe nascere a Terni per lavorare con le staminali, con capitali privati, ma, giocoforza, con l’accordo dell’Università. Se l’accordo non c’è, non si va da nessuna parte.
Spiegato perché per Donna Donatella il compleanno (a proposito: auguri) è un po’ complicato. Ma la governatrice non è tipo che si scoraggia.
Entro fine mese ci saranno schiarite (o nuvole più dense) su entrambe i fronti. Intanto Tesei fa quello che sa fare: lavorarci sopra. Vediamo i risultati.

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