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Svolta per Taranto e Genova, entra il partner pubblico. E ora si chiude per la cessione della Terni

26 Giugno 2020

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Col progetto Acciaio Italia si realizza la joint venture privato-pubblico (con Invitalia tra il 30 e il 40%) che deve rilanciare la siderurgia “non cinese”, in chiave europea. Per l’Ast la situazione si definisce (con Arvedi) in un paio di settimane

di Marco Brunacci

PERUGIA – Trattativa per la cessione delle Acciaierie di Terni in dirittura d’arrivo.

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La svolta è arrivata in queste ore con l’intesa tra i massimi vertici del Governo nazionale (ma – dicono – anche con l’interessamento della Presidenza della Repubblica) e la cordata che ha rilevato l’impianto ex Ilva di Taranto, quindi gli indiani di Arcelor Mittal, per l’ingresso di un socio pubblico (Invitalia, guidata da Arcuri) nell’azionariato. Invitalia acquisirà una quota minoritaria ma rilevante (si parla di non meno del 30% ma probabilmente si arriverà vicino al 40%).
Il partner pubblico che entra nell’acciaio mette le ali a quel progetto di joint venture privato-pubblico, che farà anche pensare a una riproposizione della vecchia Finsider, ma che è l’unica attrezzata per affrontare le nuove sfide. Il settore deve tornare nazionale, come è stato più volte affermato, mentre a livello europeo si sta cercando l’appoggio italiano per un fronte “che non parla cinese”.
Uno scenario più volte tratteggiato in queste ultime settimane da Cityjournal e che adesso sta prendendo forma.

Il progetto Acciaio Italia, con Invitalia nel capitale, si prende fin da subito in carico Taranto e Genova. Va da sè, visto l’impegno diretto di presidenza del consiglio dei ministri e – come fonti accreditate sostengono- anche della presidenza della Repubblica, che verranno rivisti i livelli degli esuberi. Si parla di un drastico dimezzamento. Si potrebbe scende fino a 1500, dice qualcuno. Ma si tratta in ogni caso di ipotesi di lavoro, perché qui l’intesa col sindacato sarà fondamentale.
E non è superfluo sottolineare come ad avere maggior voce in capitolo sarà la Cgil di Landini, viste le grandi difficoltà interne della Cisl, dove Bentivogli è in uscita e la Furlan sembra determinata a togliersi tutti i sassolini dalle scarpe prima di andarsene.
Il confronto con il sindacato a trazione Landini definirà i livelli degli esuberi, ma sarà anche importante nella parte di trattativa che riguarda la cessione della Terni.
Contestualmente alla svolta del caso ex Ilva, è stata infatti posta al centro dell’attenzione la cessione delle acciaierie ternane. La Thyssenkrupp è molto collaborativa. E’ disposta anche a mantenere una presenza se aiuta la transizione. Ma è soprattutto il fondo Elliot (che detiene una quota consistente del capitale delle acciaierie tedesche) che vuole andare a stringere.
Tutti hanno fretta. Si parla di qualche giorno, potrebbe essere più realisticamente, visto che si tratta di affari di grande spessore con enormi ricadute sul territorio, di un paio di settimane. Ma la strada pare imboccata in maniera definitiva, salvo colpi di scena, per altro non inusuali in questo tipo di trattativa.

Dal non molto che si sa, la Terni avrà un ruolo di primo piano, con l’ormai quasi certo coinvolgimento del gruppo Arvedi, per avere un acciaio di grande qualità nel bouquet dell’offerta della siderurgia italiana, alleata con quella europea in una prospettiva “non cinese”.
In questo disegno non ci sono segnalazioni di spazi per il gruppo Marcegaglia, ritenuto evidentemente un partner non essenziale nel progetto complessivo.
Da qui a qualche giorno si potrebbe chiarire quasi completamento lo scenario, in attesa che a questo seguano, nel tempo, gli atti concreti, poi molto complessi.
Ma la presenza dello Stato nell’azionariato, la strategia complessiva, il respiro internazionale, il disegno di prospettiva potrebbero essere letti come segnali finalmente rassicuranti. Per l’acciaio italiano e per l’economia umbra.

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