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Summit a Roma, fissato il prezzo dell’Ast di Terni (750-800 milioni) e disponibilità di Thyssen a restare nell’azionariato in vista di un progetto europeo

18 Giugno 2020

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Un nuovo tassello per la creazione di un polo siderurgico “che non parla cinese” nell’incontro tra vertici tedeschi e manager del piano Acciaio Italia. Intanto Morselli pone le basi per sciogliere il nodo Taranto, dal quale tutto parte

di Marco Brunacci

PERUGIA – Roma, interno giorno. Va al suo posto un altro tassello del complicatissimo puzzle che dovrebbe terminare con la creazione – questo sarebbe stato detto e ribadito anche stavolta – di un polo dell’acciaio europeo (con uno spazio non irrilevante per lo stabilimento dell’Ast di Terni) in contrapposizione con il finora preponderante polo dell’acciaio cinese.
L’incontro che si è svolto a Roma è stato tra rappresentanti di altissimo livello della Thyssen, arrivati dalla Germania, quindi un esponente del Fondo Elliot – raccontano fonti finora considerate attendibili – che ha un ruolo non secondario nella compagine azionaria del colosso tedesco dell’acciaio, quindi tre manager, due uomini e una donna. Tutti e tre, con ruoli diversi, comunque impegnati nel progetto Acciaio Italia. Manager di istituzioni finanziarie pubbliche e private e di aziende del settore.
Le novità che sarebbero uscite da questo incontro – sempre secondo indiscrezioni – non vanno considerate di poco conto. Sarebbe stato fissato il prezzo dell’Ast: 750-800 milioni di euro. E sarebbe stata apprezzata la posizione dei tedeschi di Tyssen, disposti- dicono i rumors – perfino a restare nell’azionariato ternano con una posizione inizialmente anche rilevante per poi scendere, se il progetto di Acciaio Italia, la joint venture pubblico-privato, decollerà, dando così un sostanziale aiuto alla creazione del polo dell’acciaio europeo di cui abbiamo detto poco sopra.

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In questo contesto vanno lette le dichiarazioni di Lucia Morselli, manager dell’ex Ilva di Taranto, perchè Taranto è il primo nodo che va sciolto per poter giungere alla costituzione di Acciaio Italia, con dentro l’Ast di Terni.
Il messaggio di Morselli è stato di rara chiarezza. Per la manager, la “ex Ilva è salva ” e Taranto è “il più bell’impianto d’Europa”. Come dire: tutte le distanze che sembrano esserci nell’attuale trattativa
possono essere superate, iniziando a costruire l’intesa su queste due affermazioni.
Va ricordato che il progetto Acciaio Italia prevede di creare una joint venture in grado di controllare i principali impianti siderurgici italiani, da Taranto a Genova a Piombino fino a Terni. Con società che saranno necessariamente adattate alle necessità specifiche locali e con un partner pubblico (Invitalia o Sace) che sia comunque protagonista insieme a player privati di primo piano. Per Terni viene considerata indispensabile la partecipazione alla cordata di Arvedi, il gruppo che può far tornare nell’impianto umbro il magnetico, lasciato partire qualche anno fa, senza una strategia compiuta.
E Cityjournal nei prossimi giorni potrà mostrare le foto dell’incontro che c’è stato a Terni come momento di passaggio in questa lunga transizione, per altro piena di insidie. Per dire comunque che un futuro, anche molto interessante, per l’Ast di Terni esiste. E ci sono persone che ci credono. Ora si tratta di vedere se ci stanno le condizioni per realizzarlo.

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