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Perugia, iniziato il conto alla rovescia per non vedere Monteluce diventare un’area fantasma

24 Giugno 2020

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | A caccia di un “fondo paziente” e attesa per i colpi di bacchetta magica dell’assessore-mago Fioroni (incalzato da Bori). Intanto non parte il dialogo tra Regione e Università sulla convenzione sanitaria

di Marco Brunacci

PERUGIA – È partito oggi ufficialmente il conto alla rovescia per evitare che Monteluce diventi una sorta di infamante lettera scarlatta sul vestito buono di Perugia, un’area degradata lì dove c’era un centro pulsante, vetri rotti e segnali divelti nel posto del grande ospedale d’avanguardia del dopoguerra, con tutto intorno attività commerciali e spazi di aggregazione.

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Il merito è del capogruppo Pd Bori, presto segretario regionale del suo partito, che interpreta l’opposizione in Regione (qui in coppia con la Bistocchi, anche lei Pd, Comune di Perugia) con piglio fiero. Uno stile di sicuro ben riconoscibile. Tanto grillante? Magari sì, ma lui è sempre così: prendere o lasciare.
Stavolta però Bori si supera, è bravo e sfrontato: rovescia la frittata, gioca in attacco per non doversi difendere, fa finta di dimenticarsi la storia, e accusa la giunta regionale (e quella comunale di Perugia) di centrodestra di non fare nulla per evitare il fallimento del Fondo Monteluce, un accrocco finanziario rivelatosi sciagurato ma interamente progettato e voluto dalla sinistra di Governo dei primi anni del nuovo Millennio, e oggi ridotto con pochi spiccioli in cassa, con l’appuntamento di metà luglio che incombe e nel quale i manager del Fondo saranno chiamati a decisioni definitive.

I PROCESSI ALLA STORIA

I processi alla storia sono per altro sempre avventati: l’errore di valutazione di chi ha voluto il Fondo è sotto gli occhi di tutti, le conseguenze sono devastanti e tutte ascrivibili alla sinistra di governo, ma un paio di attenuanti potrebbero essere invocate: nel momento in cui è nato si doveva a tutti i costi trasferire la cittadella sanitaria al Silvestrini e c’era poco tempo. Per di più in quel periodo andava di moda, nel pubblico, la finanza creativa. Oggi è chiaro che era solo spazzatura che finiva sotto il tappeto, ieri si parlava con sussiego di “operazioni di ingegneria finanziaria”.
Dal passato al presente, pieno di brutti presentimenti, come più volte in queste ultime settimane fatto presente da City journal. Bori chiama in causa l’assessore Fioroni. E in un certo senso fa bene. In realtà Fioroni si è trovato, suo malgrado, tra le mani un congegno a orologeria e non ha idea di quale filo tagliare per disinnescarlo. L’unica sarebbe buttarlo dalla finestra e chiudersi le orecchie per non sentire lo scoppio.
Ma Fioroni sa bene cosa significa avere a Monteluce un’area dismessa, con i grandi cartelli che restano per anni, in attesa delle procedure di legge che permettano di intervenire.
Quindi (Bori o non Bori, si sfideranno a duello più avanti, ora non c’è tempo) dice a tutti che la giunta regionale di centrosinistra doveva intervenire tre anni fa per evitare il definitivo collasso dell’edificio finanziario costruito, pasticciando, dal governo di sinistra precedente. E adesso è troppo tardi. E ci vorrebbe solo la bacchetta magica,.
Però in realtà ci lavora a tutto campo. Lui in fondo il mago potrebbe pure farlo, hai il fisico del ruolo, avesse, insieme alla sua tenacia e determinazione, l’Excalibur giusta e magari pure una botta di buona sorte.

CI VORREBBE UNA MAGIA (ANZI ALMENO TRE)

Ma – a pensarci bene – di magie ne deve avere proprio tante. E deve aprire un intero conto corrente con la buona sorte.
Prima di tutto deve contare sulla coscienza dei manager del Fondo Monteluce, che il 15 luglio devono (“stand and still”) allungare di almeno due-tre mesi la sopravvivenza del Fondo medesimo, mettendo mano al portafogli.
Poi – bacchetta roteante e relativa formula magica – deve trovare un “cavaliere bianco” che voglia acquistare l’area. Un imprenditore privato in retti sensi difficilmente si presterà, vista la situazione. E allora l’assessore – in gran silenzio – punta sulla “finanza paziente”. Ma certo deve essere tanto paziente. Quindi si tratterà di fondi che non solo non abbiamo desiderio di guadagnare presto, ma si accontentino di guadagnare poco. Anzi devono essere fondi che mettano l’impatto sociale tra le finalità del loro agire (social housing?).
Basta questo per la magia? Neanche per sogno: sono già al lavoro i tecnici (suoi e dell’Università, che è coinvolta nel problema) e devono trovare una soluzione tecnica che eviti il rischio di revocatorie qualora il fondo “paziente”, di cui sopra, decida di entrare.
Che probabilità ci sono che la magia riesca? E chi lo sa, non abbiamo la palla di vetro.
La speranza è che l’assessore Fioroni si supererà, perchè City journal gli ricorderà sempre quanto sia insopportabile per Perugia e l’Umbria avere un’area fantasma a Monteluce e non ci puoi mica scrivere sui muri la storia di come è andata e che gli attuali governanti non hanno colpe. Anche perchè Bori è lì a infilzarti, a ricordarti che potevi anche tu pensarci qualche mese prima di oggi e – comunque sia andata la storia – adesso è roba che devi risolvere tu.

LA GRANA ACCANTO, LA CONVENZIONE SANITARIA

Naturalmente il caso Monteluce è anche sul tavolo della presidente della Regione, Tesei, che ha pure un’altra grana grossa con l’Università: il rinnovo della convenzione sanitaria. Con contorno di Irccs (istituto ad alta specialità, probabilmente per le staminali) che dovrebbe nascere a Terni per volontà della Regione e ha finora incassato il gelo dell’Ateneo tutto. Ma anche qualche romiziana perplessità del sindaco di Perugia, Romizi.
Su questo fronte non si sente un solo colpo di cannone, neanche un tiro di cerbottana. Silenzio, solo silenzio. Non è un bel segnale. Vuol dire che il dialogo non è neppure iniziato.

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