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Le linee guida sulla scuola? Io speriamo che me la cavo. E da oggi il plexiglass è ufficialmente una boiata pazzesca

9 Giugno 2020

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Lo scetticismo della presidente Tesei sui provvedimenti del Governo? Assolutamente motivato. La protesta unitaria dei sindacati oggi lo dimostra. Personale (servono 11mila docenti), aule, scudo penale: tutto in alto mare

di Marco Brunacci

PERUGIA – Le attese linee guida per il nuovo anno scolastico dato in partenza per settembre? Dopo aver sentito esperti della didattica a media, lunga e corta distanza, geni della compresenza, strateghi del banco off limits, ce n’è una sola così riassumibile: io speriamo che me la cavo.

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E tutto lo scetticismo che girava nei giorni scorsi, che era nelle dichiarazioni a Cityjournal della governatrice Tesei, sono diventate carne e sangue nella protesta unitaria che c’è stata davanti alla Provincia di Perugia, organizzata dai sindacati della scuola, Cgil, Cisl, Uil, ma anche Gilda e Snals.
La verità è che si sa soltanto che il plexiglass è ufficialmente una boiata pazzesca. Il Ministero ha fatto marcia indietro. Ma il problema c’è stato quando ha fatto marcia avanti. E se è stata l’idea di una task force, chiediamo i danni.
L’altra cosa certa è che il Ministero si è inventato un rinvio del concorso per docenti pensando solo alla stabilità del Gabinetto Conte. Ma i precari tanto sono ormai parte integrante della scuola come i banchi e le lavagne.
A proposito, no. C’è anche un’altra certezza, per modo di dire: l’anno scolastico ripartirà, in presenza, come si dice adesso, a settembre. Quale giorno? Non è dato sapere. Ma è il “come” ripartirà che è assolutamente nella mani del Signore.

Il sindacato, in maniera unitaria, ha spiegato che in Umbria, per fare un esempio, servono 11mila docenti per ricominciare a portare in classe i 115mila studenti umbri, e adesso ce ne sono appena più di 9mila. Non si sa bene quanto personale Ata bisogna aggiungere. E neanche per la quantità di aule si ha idea. Non è neppure chiaro quali responsabilità dovrebbero avere i poveri disgraziati di dirigenti scolastici e se rispondono in solido con i loro beni se qualcuno si prende il virus. Perché lo scudo penale al momento non c’è.
La verità vera – che nella manifestazione unitaria del sindacato aleggiava nell’aria – è una soltanto: al Ministero, dopo aver chiuso a doppia mandata le scuole di ogni ordine e grado, unico posto al mondo dove non sia stata prevista una ripartenza in tempi ragionevoli, a questo punto, per evitare una figura di tolla, vorrebbero esibire la perfetta ricetta della scuola a prova di ogni tipo di virus. Ricetta che, semplicemente, non esiste.
E poi per mettere mano ai progetti, anche solo abbozzati, dai geni del Ministero ci vogliono torrenti di denaro, ci vogliono sindaci che trasformino chiese in aule come neanche durante la Rivoluzione culturale cinese, che studino tensostrutture futuribili per metterci 8 allievi a giocare ai quattro cantoni.

La scuola a prova della bomba-virus non esiste. I rischi sono connaturati con la socialità della scuola. Si possono prevedere interruzioni in caso di crisi grave e qualche precauzione, una full immersion di buon senso, ma poi tanta, tanta fede nella teoria Zangrillo-Silvestri-Tarro-Clementi e Remuzzi a sostegno, del virus indebolito. Niente altro.
Altrimenti, con le regole da palla prigioniera, non si va da nessuna parte. Anzi sì: si tiene chiusa la scuola a tempo indeterminato che altro che le curve degli stadi. Col sospetto, che potrebbe questo punto farsi strada, che in realtà serva a poco se non a niente.

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