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La sanità umbra riparte dal megaospedale a Terni (800 posti letto) e dai medici sul territorio

30 Giugno 2020

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | I nuovi commissari di Asl e Aziende ospedale girano intorno al progetto Tesei-Coletto con Dario punta di diamante. Le difficoltà con l’Università, ma la Tesei: la convenzione pronta il 31 luglio. E intanto la Regione salva Umbriajazz

di Marco Brunacci

PERUGIA – Fine giugno, pit stop per tutti i governi. Un momento per fare il punto con decisioni che in qualche modo sono comunque un riassetto della macchina Regione per correre i prossimi giri. Sanità, Umbrajazz, in attesa che qualcosa si muova anche su Sase e aeroporto e Sviluppumbria.

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Le novità in sanità non sono tanto i commissari di Asl e Aziende ospedale (che la giunta regionale ha presentato come autentici top nazionali, attratti dalla nuova Umbria sanitaria risultata tra le migliori regioni nella battaglia contro il Covid), ma la strategia emersa per il breve e medio periodo.
Nel dire che i commissari scelti dureranno 6 mesi ma per motivi tecnici (che sono due: le indagini in corso e il memorandum con l’Università che impone di attendere la convenzione tra i due Enti dai quali dipende la salute pubblica, annunciata dalla Tesei per il 31 luglio con disposizioni attuative entro e non oltre il 31 dicembre), va sempre sottolineato che la governance sanitaria umbra è solidissima e molto accentrata. L’assessore Coletto è arrivato da star del firmamento sanitario nazionale e non ha intenzione di oscurarsi proprio qui, il direttore generale Dario ha già qualcuno che non lo ha in grande simpatia ma proprio perché è il contrario di un comprimario. Se si aggiunge che la presidente Tesei e il rettore Oliviero non mancano giorno che non si occupino di sanità, è chiaro a tutti che i manager-commissari saranno pianeti che ruotano intorno al sole dei leader regionali.

Importante invece è la strada indicata nella nuova sanità. Ci sono molti punti interrogativi sull’assetto finale di Asl e Aziende ospedale umbre (1+1, 1+2, 2+1, esclusa solo la versione 2+2) a dimostrazione che metter mano su questa roba è sempre un risiko da brivido. Figurarsi che possibilità ha la nascita dell’Irccs (l’istituto ad alta specialità a Terni sulle cellule staminali). Si fa? Non si fa? Vale per tutti il monito che viene dalla storia sanitaria di questa regione: le staminali a Terni sono state sempre un gran problema. Amen.

COSA CAMBIA DI CONCRETO IN SANITÀ

Quindi: abbandonare le noiose indiscrezioni, lasciare che Tesei-Oliviero-Coletto-Dario si parlino o non si parlino come meglio ritengono, e andare su quello che invece succederà di sicuro.
Primo: un nuovo ospedale a Terni che non nascerà a Maratta bensì nello stesso sito in cui c’è l’ospedale ternano oggi. Una realizzazione di avanguardia per 800 pazienti. Coletto ne ha già fatto uno più grande a Verona. Il sindaco di Terni Latini conta di averlo in 2-3 anni perché ha fretta. Ce ne vorranno forse 4. Ma – se tutto va come deve – non di più. Novità: c’è l’intesa (e questo è un fatto storico, non succedeva dalla fine della prima Crociata) con Narni-Amelia, che non scomparirà.
Secondo: la cura Dario – neodirettore generale della sanità umbra di grande sostanza che però dalle parti dell’Università subiscono con la stessa allegria di chi ha un ascesso dentario a Natale – entra nel vivo. Medicina del territorio potenziata a difesa degli ospedali. L’esperienza nella battaglia antiCovid deve diventare tesoro dell’assistenza regionale. Inutile fare l’elenco di quel che cambierà, anche perchè bisognerà convincere di più e meglio i medici di base (l’incontro con Coletto non è stato un successo, ma la Tesei ha recuperato in simpatia, ora si tratta di vedere concretamente cosa c’è sul tavolo della trattativa). Ma la svolta sarà effettiva e tangibile per gli assistiti.

NON SOLO SANITÀ

Ma a fine giugno succedono anche altre cose. E soprattutto un’altra cosa: la Regione ha dovuto di fatto salvare la Fondazione Umbria Jazz, manifestazione alla quale non fa difetto l’onore e la storia ma le finanze sì.
Un’edizione di Umbria Jazz che valga la pena di essere fatta costa poco meno di 6 milioni. Si capiscono le difficoltà. La Regione, socio fondamentale della Fondazione, ha deciso insieme ai Comuni soci, che Uj resterà la manifestazione di riferimento di questa regione. Dovrà restare attrattiva e capace di essere nello stesso tempo un fiore all’occhiello e anche un traino del turismo regionale. Quindi: divisione rigida tra il Consiglio di amministrazione (c’è sempre l’avvocato Laurenzi che aspetta di diventarne presidente) e della gestione artistica che ha e avrà in Pagnotta il leader indiscusso nei secoli dei secoli. Ma il socio Regione si farà sentire, con tutti gli altri. Il primo cambiamento (molto atteso) sarà nel rapporto con gli sponsor. Il secondo, probabilmente, ma dipende da Pagnotta, sarà il calendario. Dovrebbero esserci altri appuntamenti nel corso dell’anno oltre ai due capisaldo della kermesse estiva e di quella di fine anno ad Orvieto.
Questo esito delle difficoltà di Uj non era scontato. Ma il nuovo centrodestra di governo ha scelto di puntare su una collaudata manifestazione di successo, orgoglio e vanto del centrosinistra di governo in questi anni, invece di puntare su una nuova iniziativa, una qualche inedita scommessa, che porti nel mondo il brand Umbria. In questo momento, obiettivamente, un rischio eccessivo. Più rassicurante la continuità.

AEREI E SVILUPPUMBRIA

Non è bastato giugno invece per fare un punto e a capo su due altre situazione dove c’è una componente agonistica importante tra il vecchio e il nuovo. Basti dire che l’assessore regionale Fioroni si è alzato e se ne è andato all’ultima riunione dell’Agenzia per lo sviluppo economico quando lo storico direttore generale Agostini ha sbottato su un paio di sue obiezioni. Sviluppumbria deve decidere un amministratore unico. Cosa delicata. Agostini gioca sulle fragilità della Regione, Fioroni ha messo in moto il caterpillar che è una macchina non facile da gestire negli spazi stretti.
Per la Sase si tesse la tela. Rinnovamento senza strappi. Questa è l’idea. Ma non è facile da immaginare tutta la giunta regionale che è lì che si macera sul dilemma: Cesaretti or not Cesaretti.

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