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Fondazione Ujazz salva, Sase pronta alle nuove rotte, ma tutti attendono la nuova presidenza di Fondazione Cariperugia

14 Giugno 2020

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Trovato il mezzo milione per il grande jazz. Per la Tesei ora si tratta di sbloccare altri dossier (tra cui Gepafin) decisivi per il futuro dell’Umbria. Ma chi guiderà palazzo Graziani: Cristina Colaiacovo, Rampini o Manganelli?

di Marco Brunacci

PERUGIA – Non di solo Covid si vive in Regione in questo disgraziato periodo. Si continua a far di conto, a mettere monetina su monetina, perché l’emergenza Covid si è innestata su una situazione di bilancio che roseo non era affatto.

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E allora, a scavare qua e là, adesso che sembra destinato ad attenuarsi (anche per meriti regionali, oltre che per caratteristiche sue proprie) l’incubo del virus, vengono fuori dossier che saranno grane, però, per buona sorte, risolvibili con tanto lavoro e soprattutto caparbietà e lucidità nelle strade da intraprendere.
Vogliamo parlare di Fondazione Umbriajazz? Un marchio storico, in Umbria senza pari, ma anche nel mondo un passaporto quando si dice musica e cultura e grande storia.
Sembrava che il milione fatto arrivare da un Governo nazionale (per far funzionare come si deve la grande kermesse musicale, con allegati, però ne servono – dicono – 5 e passa), potesse bastare a placare le ansie dei ragionieri. Sbagliato. C’è voluto il Covid, la sessione Uj2020 rinviata senza se senza ma, per concludere che il bilancio della Fondazione è bisognoso di cure. Preoccupante? Diciamo un gran brutto raffreddore (vi ricordate che, però, Breznev se lo portò via).
Il milione all’anno che il Governo nazionale stanziò, Marina Sereni regnante, non basta. E’ stata perfino una medicina con effetti collaterali severi e non prevedibili.
Ai soci della Fondazione Uj (ricordiamoli: Regione, Comune di Perugia, Comune di Orvieto, le due Fondazioni bancarie, i quali cercano sponsor privati di volta in volta e una volta ne perdono per strada qualcuno, come Pac Conad lo scorso anno) viene meno il senso della mission, si appanna la visione, e vanno in deficit di passione e smalto, dovendo per la verità fare anche i conti in casa propria. I bilanci sono incubo per tutti.

Fatto sta che il rinvio dell’edizione 2020 è stata la goccia e i ragionieri hanno assistito, qualcuno sgomento, al vaso che traboccava. Si è trattato di fare i conti con la dura realtà. Ma – evviva – nessun ragioniere può cancellare una grande storia. E così – picchia e mena, rifletti, gira e rigira, conta e riconta, riduci il capitale sociale, valorizza il capitale umano e artistico – si è trovata la strada per raggiungere il mezzo milione che serviva a continuare l’avventura per tutti i 100 anni ancora nei quali il “maestro” Pagnotta sarà alla guida del prestigioso Festival che ha creato. La patria del jazz è salva. Insieme all’onore e alla gloria. A fine giugno l’iter si conclude, un vero rito della ripartenza, sempre che nessuno si lasci andare a scelte scellerate.
Ma voi pensate che vada meglio, per dirne due, a Gepafin o alla Sase? Questione di mission, questione di visione, questione di capacità di “intercettare” (dicono tutti così, come ti sbagli) i bisogni della società che cambia.
Per Gepafin, una delle due finanziarie regionali, è in corso una ristrutturazione con messa a fuoco degli obiettivi, si cerca di far tornare un rapporto costruttivo con le banche, e pure con Bankitalia.

Invece la Sase (società di gestione pubblico-privato dell’aeroporto San Francesco) non è cosa della Regione, ma la Regione ci mette tanto del suo con un’altra delle finanziarie in house, Sviluppumbria, e non è contenta che il San Francesco sia un aeroporto che ha tutto tranne gli aerei. Il Tesei-pensiero qui è stato chiaro fin dall’inizio: facciamo quel poco che si può fare, ma facciamolo subito e bene. O almeno benino. Perchè l’aeroporto è indispensabile nell’Umbria-cenerentola di tutti i collegamenti, non per lo sfizio di qualcuno, ma perchè se no i charter di turisti arrivano da qualche altra parte d’Italia e saltano, nel tour, Assisi e Cascia e pure Norcia, per limitarci a qualche esempio.
Dal piano nobile di palazzo Donini più di una volta hanno chiesto un colpo di reni, un guizzo, anche solo la schiuma dello Spritz, ma qualcosa in più ci vuole.
Se la Fondazione Umbrajazz ha ripreso la rotta, qui bisogna ancora capire. Se Camera di commercio, socio Sase, non ha più l’entusiasmo di un tempo nell’investire, qualche motivo, che non siano solo le ristrettezze di bilancio, ci sarà, no?
Ma ecco che si innesta, in questi dossier, ma non solo in questi, la questione vertici della Fondazione Cassa di risparmio di Perugia.

Con i chiari di luna dei bilanci pubblici, diventa fondamentale avere un partner privato, che disponga di liquidità e abbia come scopo quello di investire sulle necessità di un territorio. E nel salotto buono di corso Vannucci, a Perugia, ma non solo a Perugia, la domanda che ricorre in questo momento è: chi sarà il prossimo presidente della Fondazione Caripg, il sostituto di Bianconi?
Si sa che gli equilibri sono segnati, l’ala che fa riferimento alla famiglia Colaiacovo ha i numeri per scegliere il nuovo presidente. Ma non è irrilevante sapere se sarà la figlia di Carlo Colaiacovo, Cristina, oppure l’avvocato-professore Rampini, oppure l’imprenditore Manganelli.
Detto che chi si intende di schedine-pronostici dà per vincente Cristina Colaiacovo, ecco però che è fondamentale sapere quale saranno le linee guida (chi non ce l’ha, in questo momento, magari insieme a una bella task force?) della prossima presidenza.
Una linea su tutte che inciderà sul futuro di tanti progetti regionali: la Fondazione sceglierà la via degli interventi spot, su questa o quella questione, per acquistare un macchinario sanitario o sostenere una iniziativa culturale, o si muoverà su filoni di intervento, concordati con gli enti pubblici, Università inclusa, nell’ambito, ovvio, dei limiti che la legge impone.
Se il Covid si ritira, il brogliaccio delle grane della Regione di questa estate è così scritto. Con due altri paragrafi: ma della convenzione sanitaria con Regione-Università e dei gran brutti presagi che si addensano intorno al Fondo Monteluce spiegheremo più avanti.

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