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Fiumi di cocaina tra Gubbio e Gualdo Tadino: 12 arresti. «Avevano il monopolio»

27 Giugno 2020

Maxi operazione dei carabinieri. Smantellata una vera e propria «azienda a conduzione familiare» capace di muovere centinaia di migliaia di euro ogni mese. La droga, acquistata per poche decine di euro al grammo, veniva rivenduta al doppio del suo valore

GUALDO TADINO (Perugia) – Fiumi di cocaina. Acquistata per poche decine di euro al grammo, principalmente dall’Olanda, e riversata in Umbria, tra Gubbio e Gualdo Tadino, da una fitta rete di pusher. Il business, smantellato dai carabinieri in questi giorni, dopo un anno di indagini serrate, ha portato all’emissione di 18 denunce e 13 misure cautelari: sette in carcere, 5 ai domiciliari, più un divieto di dimora nel territorio umbro.

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L’organizzazione che gestiva tutto era strutturata, ambiziosa, per certi versi “capace”. Tanto da assumere, in breve tempo, il monopolio o già di lì dello smercio di coca nelle due città. Il volume d’affari? Impressionante. Tre chili di droga mossi ogni mese, circa 100mila euro il guadagno mensile – stimato dai militari – di chi gestiva le operazioni, oltre due chili di cocaina (2,3, per la precisione) e 75mila euro in contanti sequestrati.

Dietro a tutto – stando a quanto ricostruito dai carabinieri che hanno condotto l’operazione “All in” – c’era una vera e propria «azienda a conduzione familiare» di origine albanese: 8 delle persone destinatarie delle misure cautelari infatti sono originarie di lì, due (fratelli) sono cubane, tre italiane, tutte originarie e residenti a Gualdo Tadino.

L’indagine

L’articolata manovra investigativa, coordinata dalla Procura di Perugia, parte dal classico “pesce piccolo”: un pusher 25enne cubano, residente da anni a Gualdo Tadino, che riforniva di cocaina giovani e non solo della città. «Attendeva gli acquirenti presso una sala giochi dove effettuava lo scambio con una stretta di mano – la ricostruzione dei carabinieri -. L’attività tradizionale di osservazione di quell’esercizio ha permesso di effettuare alcuni riscontri riguardanti alcuni assuntori della zona con sequestro di modiche quantità di sostanza stupefacente appena acquistata, ma anche di capire che quello era il luogo di spaccio anche di altri due soggetti, il fratello 32enne e un ragazzo albanese 24enne, che cedevano cocaina con le medesime modalità». Tutte impresse nelle immagini riprese da una telecamera, poi, opportunamente installata lì dai carabinieri.

Ancora i militari: «Le intercettazioni telefoniche hanno consentito di certificare il rapporto fra i tre e che il ragazzo albanese era colui che riforniva anche gli altri due. L’indagine si è quindi focalizzata su quest’ultimo soggetto anche con varie ed articolate metodiche di approfondimento investigativo. E’ proprio questa attività che ha permesso agli inquirenti di ricostruire la fitta rete di relazioni che il ragazzo albanese aveva con parenti della zona, tutti coinvolti nella  attività di spaccio. In particolare è emerso che il giovane era colui che aveva i contatti per l’approvvigionamento della cocaina, e che nel tempo stava instradando zii e cugini all’attività di spaccio al dettaglio per suo conto, mantenendosi i “migliori” clienti. Complice la chiusura della sala giochi, l’attività di spaccio è divenuta dinamica, i pusher raggiungevano luoghi isolati dove, previo contatto telefonico, si incontravano con gli acquirenti. La cocaina in dosi veniva trasportata all’interno di un calzino, che occultavano in vani nascosti all’interno del cruscotto delle auto, oppure lasciata in punti precedentemente individuati per poi essere recuperata».

«Settimanalmente – proseguono gli uomini dell’Arma – il giovane 24enne provvedeva a riscuotere le ingenti somme ricavate che venivano investite, unitamente alla fidanzata, per l’acquisto della cocaina, in parte reinvestite in Albania.  Fedelissimo del giovane un ragazzo italiano 25enne di Gualdo Tadino, anche lui arrestato, che fungeva da autista e, in maniera autonoma, compiva cessioni. Nel corso del tempo, il sodalizio ha notevolmente accresciuto il volume d’affari giungendo a smerciare fino a circa 3 Kg. di cocaina al mese con un ricavato di oltre 100.000 euro, monopolizzando praticamente il mercato eugubino-gualdese».

L’epilogo: «Successivamente, l’attività tecnica permetteva di risalire al canale di approvvigionamento della sostanza stupefacente, che giungeva dapprima dal bresciano e poi dal circondario fiorentino. In tale contesto, nei giorni scorsi, veniva tratto in arresto in flagranza di reato un corriere, che nell’occasione recapitava 2 kg. di cocaina, portando anche al sequestro di 68.000 euro in denaro contante quale corrispettivo, mentre un altro corriere è stato tratto in arresto in data odierna in quanto destinatario di misura cautelare».

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