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Ferrovie: binari unici, economie lente. «È il caso dell’Umbria»

10 Giugno 2020

L’analisi di Giuseppe Coco (Agenzia Umbria Ricerche)

di Giuseppe Coco*

UMBRIA – La crisi economica generata dal Covid ci mette di fronte a stime dove si parla di un crollo del PIL per il 2020 che può arrivare anche fino al meno 13%. Di un aumento del debito pubblico e delle disuguaglianze. Del rischio deflazione e del suo rapporto stretto con il declino dei prezzi e della domanda aggregata. L’uscita dalla crisi, se di uscita vera vogliamo parlare, dovrà passare attraverso un uso attento della spesa pubblica.

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Uso attento che, nell’urgenza di ripensare l’attuale struttura dell’economia del Paese, ci impone di andare oltre l’orizzonte di breve periodo. Le mancette a pioggia sono una leva economica che in prospettiva danno scarsi risultati e un’unica certezza: sbilanciare il rapporto tra PIL e debito pubblico. In questo scenario tra le sfide da intraprendere, con intelligenza e senso della lungimiranza, c’è sicuramente quella di recuperare il ritardo che abbiamo nelle infrastrutture.

Recupero del ritardo che nel presente contributo significa occuparci di ferrovie ed in particolare di un’evidenza: dove ci sono almeno due binari gli spostamenti possono essere veloci e consentire il transito di tante persone e merci. Dove ce n’è uno solo lo scenario degli spostamenti si complica e non di poco. Prendendo come unità di analisi l’Umbria, non possiamo mancare di sottolineare che eredita dal passato tanti chilometri di ferrovia a binario semplice.

Scandagliando il quadro da vicino si nota che le linee a binario unico Rfi (Rete Ferroviaria italiana) si estendono per 193 Km, mentre quelle Fcu (Ferrovia Centrale Umbra) per circa 150 Km. Stiamo parlando, grosso modo, di un totale di ben 340 km. Nello specifico da Terontola-Cortona (Toscana) a Foligno, passando ovviamente per Perugia, Bastia Umbra, Assisi, ecc., la tratta è tutta a binario unico e si estende per circa 82 Km. Spostandoci sulla trasversale Orte (Lazio) – Falconara (Marche), linea di rilevanza nazionale, notiamo che nel tratto umbro è caratterizzata dal singolo binario da Fossato di Vico a Foligno. Dal doppio binario in costruzione tra Campello e Spoleto (la cui conclusione dei lavori iniziati nel 2001 è prevista per il 2021).

Dal binario singolo tra Spoleto e Terni. La Fcu è interamente a binario unico. Inoltre, questione non secondaria, è operativa (a velocità ridotta) solo da Città di Castello a Ponte San Giovanni. Da Perugia Ponte San Giovanni a Terni è chiusa al transito dei treni dal 12 settembre 2017. La regione è attraversata anche da 183 km di linee a doppio binario che in sé non sarebbero poca cosa. Ma – come si può vedere dalla cartina – non pochi di questi chilometri si trovano sulla direttissima Roma-Firenze, infrastruttura strategica per il Paese che però nella sostanza coinvolge un bacino di utenza umbro ridotto. La cartina che segue si configura come un vero e proprio pannello esplicativo che ricostruisce il quadro. Dove ci sono due linee affiancate siamo in presenza di doppi binari, altrimenti di uno solo. La linea grigia (singola) è l’alta velocità Napoli-Milano. Osservando nel dettaglio la mappa salta immediatamente agli occhi che l’area centrale della regione, quella dove risiede la maggior parte della popolazione, delle attività economiche, delle università, dei Musei, ecc., è sostanzialmente poco dotata di doppi binari.

E, inoltre, non ci sarebbe da meravigliarsi se una voce fuori campo aggiungesse che c’è un ulteriore elemento di criticità rappresentato dalla presenza di diversi passaggi a livello a sfioro. Da analisti, sotto un profilo generale, si ha il dovere di sottolineare che è più difficile l’attivazione di dinamiche positive di sviluppo economico, di sviluppo locale, dove, come nel caso umbro, la ferrovia è tale da consentire in molte tratte il passaggio di un solo treno alla volta. Il fatto è che su certe infrastrutture i flussi per forza di cose non possono che essere ridotti (e non velocissimi).

Per modificare lo scenario c’è bisogno di un ammodernamento della rete. C’è bisogno del raddoppio dei binari tra Spoleto e Terni; tra Foligno e Fossato Di Vico; tra Foligno e Terontola-Cortona. Il risvolto della medaglia positivo alla tragedia del Covid è che nel Paese si stanno mettendo in circolo tante risorse. In questo scenario l’augurio che possiamo farci è che l’Umbria possa riuscire ad intercettare i fondi che le servono per ammodernarsi sotto un profilo infrastrutturale. Per chi scrive, la certezza con cui bisogna fare i conti è che i binari unici – potenzialmente sufficienti per il mondo di ieri – finiscono con l’alimentare solo economie lente nel mondo di oggi.

#ferrovie #treni #economia

*Ricercatore Agenzia Umbria Ricerche, riceviamo e pubblichiamo
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