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Blockchain: cos’è e come sfruttarlo nel settore agroalimentare

12 Giugno 2020

«Vantaggi? Tanti. Solo da scoprire»

COLLAZZONE (Perugia) – «Fornire al consumatore più trasparenza e certificazioni possibili». È racchiuso in queste semplici parole di Matteo Fratini, amministratore delegato de I Potti de Fratini, il perché un’azienda del settore agroalimentare dovrebbe utilizzare la tecnologia blockchain nella propria strategia imprenditoriale.

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Questo era, infatti, il tema che il Parco tecnologico agroalimentare 3A dell’Umbria ha affrontato in webinar, mercoledì 10 giugno, insieme a esperti del settore, rappresentanti di istituzioni, università e di alcune aziende umbre che impiegano la blockchain da circa sei mesi. In particolare, a partecipare all’incontro sono state le imprese che costituiscono l’Umbria Food Cluster: I Potti de Fratini, Grigi Alimentari, Molitoria Umbra e Agribosco. A chiarire sin da subito cosa sia una tecnologia blockchain e quali i possibili utilizzi in campo agroalimentare è stato Stefano Graziani, titolare della Sas Informatica.

«La blockchain – ha spiegato Graziani – nasce come strumento per condividere e memorizzare in maniera indelebile delle informazioni, e ciò è particolarmente importante per il comparto del food. Questo perché, attraverso questa tecnologia, ogni dichiarazione emessa da un’azienda non può più essere ritrattata o modificata, diventando perciò altamente ‘impegnativa’, e quindi, dando valore aggiunto al prodotto che si vuole commercializzare. Se quello che viene dichiarato non corrisponde al vero, infatti, non si potrà più fare nulla per modificarlo e si perderebbe immediatamente di credibilità nei confronti dei consumatori».

Concetto, questo, ribadito e sottolineato ancora una volta dallo stesso Fratini, il quale ha anche ospitato la conferenza web nel proprio frantoio di Collazzone. «Vendere un prodotto di qualità – ha detto Fratini – implica anche la necessità di dimostrare questa qualità. Per esempio, noi lo facciamo attraverso la blockchain per certificare i nostri olii extravergine di oliva dop e biologico. Siamo, perciò, in grado di dimostrare la territorialità del prodotto o il non utilizzo di fitofarmaci. Ogni passaggio è certificato, dalla campagna alla produzione, dallo stoccaggio all’imbottigliamento. Mettendoci la faccia diamo un’ulteriore garanzia al consumatore e la massima trasparenza».

Il passaggio successivo per le aziende sarà poi quello di comunicare e rendere noti tutti questi passaggi e informazioni. Compito questo, nel caso dell’Umbria Food Cluster, affidato all’agenzia Iktome Adv di Perugia. «Il nostro ruolo – ha commentato il brand marketing manager di Iktome Matteo Gradassi – è stato quello di allineare il brand del neonato consorzio al piano advertising in modo che fossero subito evidenti i veri driver di questa tecnologia, ovvero la trasparenza e la tracciabilità dei prodotti a scaffale. Ciò è confluito in un sistema iconografico che, a prescindere dal brand di turno, valorizza l’Umbria nelle sue sfaccettature e dinamiche. Abbiamo dato dei capisaldi che permetteranno anche a nuovi attori di entrare nel cluster, allineandosi a questa strategia».

«Finalmente – ha dichiarato Massimiliano Brilli, amministratore unico del Parco tecnologico agroalimentare 3A dell’Umbria – si comincia ad applicare questa tecnologia, e l’Umbria rappresenta un caso studio per questo tipo di attività. Per la Regione, noi stiamo anche portando avanti il programma InNetwork, relativamente alla misura 1.2.1 del Por Fesr, che prevede di mettere insieme innovazione e network di imprese. Siamo perciò molto contenti di portare oggi questa testimonianza».

#blockchain #agroalimentare

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