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Si delinea la joint venture pubblico-privato con Acciaio Italia. 700-800 milioni per l’acquisto delle Acciaierie di Terni

28 Maggio 2020

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Importante summit a Roma. Mercoledì o giovedì, secondo i rumors, si dovrebbe tenere l’incontro decisivo per dare il via al progetto, salvo intoppi dell’ultimo momento. Il pubblico potrebbe essere rappresentato da Invitalia. Dentro ci sarebbero Taranto, Terni, Genova e Piombino

di Marco Brunacci

PERUGIA – Ultimi rumors. Con tutti i forse e i potrebbe del caso. Ma Acciaio Italia, se son veri questi tam tam, avanza. Sulla siderurgia italiana e quindi anche su Terni.

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Allora: nel pomeriggio c’è stato il summit a Roma per stabilire l’agenda e i prossimi passaggi. Tutti hanno fretta. La cordata di Acciaio Italia (con Mittal, grande player internazionale, e Banca Intesa a supporto, più Arvedi, partner italiano), il Governo, le imprese coinvolte. In 4-6 mesi ragionevolmente si può iniziare a produrre nella nuova maniera. Il primo incontro tecnico operativo al massimo livello è fissato: mercoledì, giovedì al massimo – dicono i rumors – si vedono rappresentanti della presidenza del consiglio, che segue la vicenda direttamente, quelli del Mise del ministro Gualtieri, e della cordata che inizierà facendo le sue proposte per Taranto.
Quindi Mittal, con partner una istituzione finanziaria pubblica (l’ultima ipotesi: potrebbe entrare Invitalia del mago delle mascherine, Arcuri, o altri), Banca Intesa come garante dell’operazione, e il gruppo Arvedi, per quel che può, probabilmente in una società specifica per Terni.
Perchè – come abbiamo già avuto modo di scrivere su City journal – Acciaio Italia ragiona su una operazione complessiva che riguarda la parte principale della siderurgia italiana, partendo da Taranto, passando per Genova, arrivando a Terni e finendo a Piombino.

Il progetto è ambizioso, prevede investimenti molto importanti nell’innovazione della produzione siderurgica, ma anche e soprattutto sull’impatto ambientale.
L’incontro della prossima settimana dovrebbe chiarire però le questioni più tecniche, la formula sulla quale si può reggere questa joint venture tra pubblico e privato che un po’ richiama la vecchia Finsider ma la supera in quanto il grosso dell’operazione resterà in capo ai privati, come struttura tecnica e impegno operativo. Allo Stato resterà l’obbligo di garantire gli investimenti in cambio di una strategia di lungo periodo per mantenere in Italia una presenza importante della siderurgia d’avanguardia.
Sulle percentuali di partecipazione alla joint venture tutto è aperto. Potrebbe addirittura avere la maggioranza la parte pubblica e decidere di limarla nel corso degli anni a favore della parte privata.
Ma sono particolari. Il treno sembra si sia comunque messo in movimento. Gli incidenti di percorso possono esserci, gli intoppi anche e ad ogni stazione ci sarà una verifica. Ma certo tutto fa pensare che questa soluzione operativa potrebbe essere quella decisiva per le acciaierie ternane. A questo proposito: Arvedi potrebbe essere coinvolto in una società che potrebbe gestire solamente lo stabilimento umbro. Arvedi è importante in questa chiave, visto che nel 2004 si decise (ma fu una idea azzeccata?) di lasciar partire il magnetico da Terni. Arvedi lo riporterebbe. All’epoca erano d’accordo istituzioni umbre e relativi sindacati. Ma ora di sicuro il ritorno del magnetico diventerebbe una garanzia in più per i lavoratori ternani, anche se il dopo Covid è per tutti pieno di incognite.

Ancora sul dossier Terni: sembra si sia anche deciso il valore dello sito produttivo, fissato in una cifra che va dai 700 agli 800 milioni.
In attesa che le indiscrezioni trovino una qualche conferma, ecco comunque che è difficile intravedere alternative realistiche almeno al momento. In particolare sulle molte dichiarazioni di Marcegaglia, c’è chi nota, tra gli osservatori attenti, che Mittal ha divorziato dal partner italiano già a Taranto.
Che cosa attendersi dai prossimi giorni? Un rapido disincaglio da polemiche e pastoie di queste settimane della nave di Mittal, che dovrebbe portare a Taranto proposte operative in pochi giorni. Poi l’esplorazione di tutte le vie per rendere operativa la joint venture di cui si diceva. Quindi una ricognizione d’assieme sulla parte più importante della siderurgia nazionale, per vedere, in conclusione, se ci sono spazi operativi per un progetto e di così ampio respiro. Già tra pochi giorni si potrebbero avere indicazioni per Terni, magari anche confortanti e pure in tema di livelli occupazionali. Tenendo presente che, in questi tempi grami, gli scenari cambiano assai rapidamente e anche solo per un colpo di vento.

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