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Per il rilancio dell’Umbria necessaria un’iniziativa unitaria per dichiararla “Boccia free”

22 Maggio 2020

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Il ministro, nonostante le precisazioni dell’Iss, insiste a dire che la regione è a rischio apertura, basata su un numero assurdo. E così si continuano a fare danni enormi e immotivati al sistema turistico umbra. Chi ne risponderà?

di Marco Brunacci

PERUGIA – La presidente Tesei assicura che è persona gradevole, quindi il problema deve essere a monte. Magari una antipatia patologica con l’Umbria o forse, magari, solo un diabolico hacker, sceso diretto da un film horror di fantascienza, gli ha messo sotto pelle un meccanismo che costringe lui innocente a ripetere meccanicamente la stessa cosa per giorni e giorni, anche dopo che quella cosa è stata valutata come priva di fondamento.

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Non si sa, ma a questo punto è necessario, per evitare che i danni si moltiplichino a dismisura per albergatori del Trasimeno, agriturismo della Valnerina o dell’Alto Tevere o dell’Amerino narnese, santuari sparsi per l’Umbria, trattorie del cibo sano e dell’aria pura, dichiarare al più presto l’Umbria “Boccia free”.
Come? Una grande iniziativa unitaria, tutti i parlamentari eletti qui, con un ruolo di rilievo per la viceministra dell’istruzione Anna Ascani del Pd e collega di governo del Boccia, con tutti i segretari di partito regionali, da Verini a Caparvi, sovranisti compresi. Senza dimenticare a casa nessuno. Firma in calce di tutti, sotto una sobria petizione in rappresentanza del popolo umbro, con un invito garbato ma fermo. Volendo si potrebbe scegliere l’idioma perugino, per esprimere in maniera sintetica l’urgenza del momento: “Caro ministro, lassa gì”. In lingua: “Caro ministro, lascia stare”, come dire: “basta”.
In che consiste? Non consentire al ministro delle Regioni di occuparsi della piccola Umbria. In fondo è un piccolo sacrificio. Ha altre venti regioni per le quali impegnarsi. Deve evitare solo l’Umbria. E invece lo ha rifatto ieri in una intervista televisiva poi ripresa da un’agenzia: la stessa incredibile tiritera dell’Umbria insicura causa Covid, smentita dalla logica, dai fatti, dai numeri assoluti, dalle leggi della statistica, dal Consiglio superiore delle casalinghe, dal sindacato unitario degli algoritmi che protestano perchè usati a capocchia da qualche scellerato presunto esperto stipendiato come task force.

Dice Boccia – forse hackerato dallo spazio – che l’Umbria insieme al Molise e – udite – la Lombardia è una regione ad alto rischio. Eppure sembrava di aver capito da una nota pubblicata da City journal, tal quale rispetto a quella messa in rete dall’agenzia Adnkronos, che anche l’Istituto superiore di sanità si era reso conto di quanto fosse insostenibile dire che passare da 1 a 2 casi di Covid era tal quale un aumento del rischio del 100 per cento. Dato che i nostri lettori hanno avuto modo di veder scritto decine di volte quanto sia assurda questa assurdità, non stiamo ancora a spiegare. E’ un “baco” del sistema o in chi lo usa senza un criterio logico. Non può essere altro.
E anche l’Iss aveva spiegato che comunque l’indice Rt di aumento percentuale del contagio doveva essere considerato solo un indicatore tra tanti altri indicatori. Non era giunto insomma a dire che era una solenne corbelleria se usato su numeri minimi, ma ci era andato vicino.

Niente. Il cartello con le tre regioni a rischio non è scomparso dai Tg per pura accidia, si immagina, per pigrizia mentale e sindacale, e però che nessuno abbia avvertito il ministro Boccia che erano sufficienti i danni fatti con quel dato assurdo a tutti gli umbri e al comparto turistico in particolare, sabato sera in diretta con l’annuncio Tv del premier Conte delle riaperture, beh, non si spiega.
Il piano a questo punto è indifferibile. La dichiarazione dell’Umbria “Boccia free” deve essere immediata.
E comunque al di là di ogni goliardica ironia, per il bene della ripresa dell’Umbria, va sterilizzato l’effetto delle dichiarazioni del ministro a doppia mandata, del dicastero alle chiusure, che ha tenuto tutti fermi fino al 18, senza far aprire l’11 i negozi al dettaglio come la logica imponeva, e poi il 18 ha dovuto mollare su tutta la linea forse perché dall’Inps hanno suonato l’allarme risorse.

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