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Movida a Perugia, per il ritorno alla normalità 4-5 pattuglie nei punti strategici del centro e niente colpi di tacco

27 Maggio 2020

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Nella riunione in prefettura passa la linea della responsabilità. Romizi decide: locali aperti fino a mezzanotte. Gli esercenti suggeriscono: presenza visibile sul territorio con possibilità di chiamare rinforzi. E non servono gli assistenti civici impiccioni. Attenzione anche ai locali della periferia

di Marco Brunacci

PERUGIA – Lotta al coronavirus, fase 2 con vista sulla 3. E con un problema: la gente che ha voglia di tornare a vedersi, a frequentarsi, a parlarsi. E certe volte a scambiare il lento ritorno alla normalità per un tric-trac di eccessi che finisce per essere deletereo.

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Uno: perché potrebbe portare a nuove fiammate di contagi, da evitare in ogni modo, comunque, ma anche perché sono questi i giorni decisivi nei quali alla virtuosissima Umbria, che ha i numeri migliori nella lotta alla pandemia, venga imputato il reato di peggioramento della situazione e quindi vengano imposte le misure che ne seguono, come quella di non riaprire i confini, con danni incalcolabili al turismo.
Due: perché il fatto in sé è riprovevole.
Tre: perché basta pochissimo per evitarlo.
E allora – arriva il grido di dolore di proprietari di locali in particolare del centro storico di Perugia – basterebbe che ci siano 4-5 pattuglie dislocate, ben prima dell’inizio della movida, nei pochissimi punti strategici del centro storico, con la ferma determinazione a rimanerci finché i gruppi di gente non si diradano, per dare una svolta alla sicurezza e indurre tutti a un (più) garbato (possibile) modo di vivere il ritorno lento alla normalità. Nessun colpo di tacco. 4-5 pattuglie nei posti giusti. E la possibilità di chiamare rinforzi.

Chissà che non se lo siano detti al Comitato per la sicurezza che si è svolta in serata in prefettura a Perugia, visto che i richiami sono stati a una generica corretta interpretazione delle norme, alla necessità delle mascherine e del distanziamento sociale, non anche a provvedimenti draconiani.
Tanto è vero che il misuratissimo sindaco di Perugia, Romizi, si è sbilanciato: per il week end più lungo della stagione, dal 30 maggio al 2 giugno incluso, che è da considerarsi fortemente a rischio, ha deciso di riportare l’apertura dei locali del Comune fino alla mezzanotte.
Non ci sarà principe azzurro che tenga, a quell’ora a casa, ma intanto i bar e ristoranti avranno potuto fare la loro parte, la gente avrà potuto riassaporare un po’ di libertà e il gusto di stare insieme nel rispetto nelle norme.
Si sa che ci sono alcuni esercenti che hanno anche deciso di mettere vigilantes alla porta. Un aiuto anche questo, ma non è la soluzione.
Si sa che il sindaco Romizi intende far conto su alcuni volontari, ma è probabile che servano a poco o nulla, se le 4-5 pattuglie sono determinate a far sentire la loro presenza (con possibilità di contare su immediati rinforzi nel malaugurato caso di persistenza dei fenomeni di assembramenti e per i casi di ubriachi molesti).

La fase è molto delicata: mentre il virus dà chiari segni di cedimento, mentre la gente ha finalmente dichiarato di essere stanca di lockdown e, forse proprio per questo, non vuole affatto trasgredire le regole per la ripartenza, è necessario che lo Stato mostri la sua presenza sul territorio. Senza guardie civiche, assistenti morali o materiali, ronde. E corollari vari.
Ps. Gli esercenti del centro storico invitano il sindaco Romizi a vigilare anche sul rispetto delle norme di certi locali della periferia. Assembramento vale assembramento. Mentre il centro storico da rilanciare merita una tutela speciale.

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