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L’Umbria riaperta, ora corsa contro il tempo per il via ai centri estivi dalla prima settimana di giugno

23 Maggio 2020

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | E intanto è ufficiale: per Boccia l’Umbria non esiste. Infatti mentre la Tesei dava sfogo in ogni dove a tutto l’orgoglio Umbria, chiedendo di spazzare via le falsità dell’indice di contagio Rt, l’ineffabile ministro affermava: «Nessuna regione protesta»

di Marco Brunacci

PERUGIA – Oggi è il giorno dell’orgoglio Umbria. Donatella Tesei ha detto tutte le parole che doveva dire. Ha parlato di errori di chi governa questa emergenza a livello nazionale e di desiderio di danneggiare una regione perché virtuosa.

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Esteta del low profile, abituata a lavorare e a impegnarsi, passo dopo passo, invece che a pavoneggiarsi in Tv, ma concreta e determinata. Però stavolta ha chiesto a chiare lettere di cambiare il demenziale fattore Rt. Ha suonato il campanello d’allarme così forte che hanno sentito tutti. Pardòn, tutti tranne l’ineffabile, irraggiungibile, ineguagliabile ministro Boccia. Ma di questo, dei danni incalcolabili che continua a fare Boccia, con le sue dichiarazioni, alle famiglie umbre che vivono di turismo e di commercio, alle imprese, alla gente umbra tutta, diremo qui di seguito.
Perché prima viene l’ordinanza, importante, che ancora deve essere fatte dalla presidente della Regione. La quale, se oggi si è occupata di dire al resto d’Italia la verità in faccia sulla situazione Covid dell’Umbria, da domani si ributta sul lavoro per tirare insieme alle altre regioni le linee guida che permetteranno di riaprire anche i centri estivi e dare un piccolo ristoro alla categoria più danneggiata in assoluto dal lockdown, quella dei bambini.
L’impegno che si sono dati i governatori italiani è di far ricominciare i centri estivi dalla prima settimana di giugno. Se poi sarà l’1 o il 3 bisognerà vedere, ma questo è l’impegno e tutti si augurano che venga mantenuto.

IL CASO BOCCIA

Ora il caso Boccia. Che è un problema. Nel mentre Donatella Tesei, riportando le imbarazzate precisazioni del Silvio Brusaferro, del quale non diremo mai abbastanza che è una brava persona, salvo averci rovinato la vita qualche volta a proposito ma molte altre volte a sproposito, chiedeva dalle colonne del Sole 24 ore, che non è esattamente un tazebao clandestino di periferia, di mandare in soffitta quell’assurdo marchingegno dell’indice di contagio Rt, il Boccia dichiarava (sarà vero? boh, almeno non è stato smentito) che «i dati sono scientifici e nessuna regione contesta».
Quindi è ufficiale: l’Umbria non è considerata una Regione dal ministro delle Regioni. E qui non siamo messi bene o noi o il ministro.
Magari l’Umbria è diventata, nel frattempo, il 56esimo stato dell’Unione? O un cantone della Svizzera? O il ventunesimo arrondissement di Parigi? Magari, ma non risulta.
Nessuno ha protestato, sostiene Boccia. L’Umbria è nessuno e fin qui ci siamo.
Ma forse avrebbe dovuto protestare l’Emilia Romagna che ha avuto Rimini che è stato uno dei centri più colpiti dal contagio fuori dalla Lombardia e adesso, che riparte il turismo, può affermare che il vero problema è l’Umbria?
E chi altro dovrebbe protestare per la follia dell’Rt? L’Umbria fin dai primi di aprile aveva contagi limitatissimi e l’Rt lo segnalava. Ma è stata troppo brava, troppo presto. Per questo adesso dovrebbe pagare pegno mentre chi è meno bravo se la gode alle sue spalle?
E che dire del fatto – Boccia saccente dixit – che il criterio è scientifico? Gli statistici ad aprile spiegarono in più di una occasione (ci sono fior di riflessioni pubblicate nel periodo) che quel criterio, fatto in quel modo, avrebbe finito per danneggiare i virtuosi, che troppo prima arginavano il virus, finendo per falsare l’intero quadro di riferimento? Ma Boccia dov’era all’epoca?
Obiettivamente nessuno s’immaginava che l’Rt sarebbe stato applicato in maniera così becera, ma Boccia dice che è scientifica e quindi che volete cari albergatori del Trasimeno o della Valnerina? Per la “scienza” si può morire.
Ancora, vale per tutti: d’ora in poi se avete un euro in tasca un giorno e il giorno dopo 2 euro euro per fare la spesa, non vi lamentate. In realtà avete un aumento del 100 per cento delle vostre entrate. Anzi, se vi scova lo scienziato Boccia, vi chiede di dare qualcosa a chi, avendo 100 euro, si ritrova a dover sopravvivere il giorno dopo con soli 99. La scienza è scienza. Voi avete aumentato il reddito del 100 per cento e il poveraccio ha avuto una diminuzione dell’1 per cento. Sarà mica che è una follia?

Il Brusaferro ha spiegato che sui piccoli numeri effettivamente questo indice Rt va a ramengo. Non proprio una boiata pazzesca ma qualcosa del genere. Però poi lo ha applicato tal quale alla Val d’Aosta. Significa che dalla “scienza”, come dice Boccia, è inutile provare ad avere aiuto, ma dalla politica, se la politica è Boccia, è peggio ancora.
Ci si chiede: come mai Boccia è così determinato a fare dei danni all’Umbria e alla sua immagine? Perchè forse la ritiene il vaso di coccio in mezzo ai vasi di ferro e perfino lui può maramaldeggiare? Oppure: qualche retaggio freudiano? Sospetto: lo avrà piantato in gioventù una ragazza guardando il lago Trasimeno dal belvedere di Panicale? Semmai, rintracciatela.
Una soluzione non si trova. Però si sa che, se non si cambia alla svelta il criterio, qualora 5 ragazzotti fanno un party e si infettano sulle montagne di Costacciaro, l’Umbria finisce in isolamento mondiale nei secoli dei secoli perchè ha fatto registrare un aumento del contagio del 500 per cento.
Quello che non fa l’Rt e Boccia poi viene demandato a legioni di cronisti accidiosi che per pigrizia mentale o limiti di comprendonio non vanno a verificare alcunché. L’Umbria qui ha già avuto esperienze traumatiche, ma sapendo ricostruire e combattere si è finora ripresa da anni di presunta informazione pruriginosa su droga e festini ai tempi del delitto Meredith, pagata con migliaia di iscrizioni in meno all’Università, fino alle case forse – dove? – crollate l’una sull’altra, alle città probabilmente scomparse, per un terremoto che aveva inciso in minima parte e in zone periferiche in Umbria ma aveva provato e molto le Marche. Ma l’esame di geografia, ahinoi, alle Elementari non è più previsto.
Conclusione: disinnescare l’Rt e, con l’Rt, Boccia, è fondamentale per la vita delle famiglie dell’Umbria. City journal aveva indicato la via maestra della dichiarazione universale di “Umbria Boccia free”, dopo una iniziativa unitaria di tutti i parlamentari umbri dell’arco costituzionale e pure fuori dall’arco. Dalla viceministra e collega del Boccia, Ascani, a tutti gli altri del Pd fino alle estreme pentastellate e leghiste. E chiunque altro di buon senno. Ma per ora niente.

PRISCO E ZAFFINI E ANCHE GASPARRI PARTONO ALL’ATTACCO

Evidentemente l’appello è stato raccolto invece solo dal centrodestra ed è un peccato perché questa è un’iniziativa sacrosanta a favore di un intero territorio e delle famiglie che ci vivono, indipendentemente da chi votano. Comunque Gasparri (Forza Italia) chiede che Boccia venga messo in quarantena (basterà?), mentre i parlamentari di Fdi, Prisco e Zaffini. hanno diffuso la nota che riportiamo qui di seguito:
«In Umbria ci sono più incidenti stradali che casi Covid-19: quando si punta l’indice su una regione e un territorio che sta facendo sforzi importanti per ripartire bisogna pesare bene termini e parole per non vanificare il sacrificio di cittadini, imprese e di quanti si battono per far rinascere questa regione». È quanto dichiarano i parlamentari di Fratelli d’Italia, Emanuele Prisco e Franco Zaffini, commentando i dati dell’Iss sul rischio contagio e le parole del ministro Francesco Boccia. «L’Umbria, fortunatamente, è rimasta ben più immune dal contagio di altre regioni e i tentativi di associarla ad un rischio moderato sono falsi, fuorvianti e lesivi, tanto più che autorevoli testate mediatiche internazionali indicano l’Umbria quale meta privilegiata per il turismo, per il ritorno in Italia e per le condizioni che offre proprio per il contenimento del rischio contagi. Provveda quindi il Ministro a correggere prontamente le sue parole pronunciate e reiterate con maldestria e superficialità indegne del suo ruolo».

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