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Caro prezzi, Centrosinistra Perugia: «Inaccettabile. Intervenire subito»

29 Maggio 2020

«Scontrini salati e carrelli sempre più vuoti, Umbria al secondo posto tra le regioni italiane e Perugia al nono tra le città»: Odg a firma Pd, Idee persone Perugia e Rete civica Giubilei a palazzo dei Priori

PERUGIA – Umbria al secondo posto – pari (im)merito con la Liguria, dopo il solo Friuli Venezia Giulia – tra le regioni in cui nell’ultimo periodo si è assistito a un maggior rincaro dei prodotti alimentari: la relazione dell’Unione nazionale consumatori, stilata su dati Istat, è impietosa con la nostra regione. E lo è in particolare con Perugia: nona città in Italia in questa tutt’altro che meritevole graduatoria.

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Un fatto – già segnalato da diversi consumatori, che da giorni lamentano scontrini mediamente più alti e carrelli della spesa sempre più vuoti – che ha indotto i gruppi di Centrosinistra a palazzo dei Priori (Partito democratico, Idee persone Perugia e Rete civica Giubilei) a depositare un ordine del giorno per chiedere «a sindaco e Giunta di mettere in campo tutte le misure volte ad evitare un grave impatto negativo sulla vita quotidiana delle famiglie, segnate da un punto di vista anzitutto economico; di prevedere e realizzare accordi con la grande distribuzione, i piccoli venditori e tutte le realtà economiche legate alla filiera dei prodotti alimentari e della loro distribuzione; di intercedere presso la Regione Umbria affinché venga convocato l’osservatorio regionale sui prezzi».

«Il fatto che il capoluogo umbro sia tra le dieci città italiane più care in tempo di coronavirus – fa presente il Centrosinistra – lo afferma anche l’Ufficio di rilevazione dei prezzi del Comune di Perugia, che ha stimato che ad aprile i prezzi sono cresciuti in media dello 0,6 per cento. Nello specifico, a trainare questo preoccupante rialzo è stato il prezzo dei generi alimentari, che a Perugia ha sfiorato il più 4 per cento. È quanto mai urgente e necessario muoversi con sollecitudine per controllare ed arginare gli aumenti dei prezzi su beni di primi necessità in questa fase pandemica: se in un primo momento i rincari riguardavano mascherine e prodotti igienizzanti, ora invece stanno interessando anche beni di prima necessità, compresi i generi alimentari».

«Tutto ciò sta comportando un grave danno alle famiglie e a tutti i cittadini, già in evidente difficoltà a causa dell’emergenza sanitaria ancora in corso, e alle prese con una crisi che è già economica e sociale. Necessitano accordi con la grande distribuzione, i piccoli venditori e tutte le realtà economiche legate alla filiera dei prodotti alimentari e della loro distribuzione, in quanto la fase due, quella della ripartenza, non può certo essere all’insegna dell’aumento dei prezzi», concludono i gruppi.

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