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“Acciaio Italia”, due passi più vicina a Terni

26 Maggio 2020

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Il nuovo clima intorno all’impianto di Taranto e lo sblocco dell’intervento dello Stato in siderurgia sembrano andare nella direzione del progetto che è stato discusso nella colazione di domenica scorsa a Terni. La Regione sulla vendita delle Acciaierie

di Marco Brunacci

PERUGIA – Due passi avanti di “Acciaio Italia” nella strada per Terni? Da quel po’ che si riesce a capire, sembra di sì. Abbiamo già raccontato della colazione di lavoro che c’è stata tra gli esponenti della cordata domenica scorsa a Terni. Avevamo anche insistito su un passaggio fondamentale.

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“Acciaio Italia” è interessata – da quel poco che si riesce a sapere dai rumors – a un progetto complessivo della siderurgia italiana. Quindi certamente Terni, ma Taranto e Genova come assi portanti. Ed è stato il ministro Patuanelli ieri a dare un primo segnale, anche se molto indiretto, su “Acciaio Italia”: sull’impianto di Taranto si passa – è stato annunciato – al momento delle proposte concrete (da presentare entro il 5 giugno) e quindi si tratta di riassetto strategico in vista di una nuova realtà economica fondamentale per l’Italia. Soprattutto adesso che tutti si sono resi conto che una globalizzazione che porta fuori dai confini nazionali aziende strategiche e interi settori vitali dell’economia è destinata a finire come è nata: in maniera rapida e burrascosa. Il cammino non sarà breve, ma il clima intorno a Taranto sembra cambiato.

E da qui il secondo passo in avanti fondamentale verso la realizzazione del progetto complessivo di “Acciaio Italia”: Patuanelli ha di fatto dato il via libera all’intervento dello Stato in siderurgia. Non una riedizione della datata Finsider, ma certamente – come si è già detto e raccontato su City journal – un impegno finanziario rilevante, che, in qualche modo, faccia capo allo Stato per condividere rischi in un settore dove i margini sono limitati e comunque l’impegno deve essere sempre e comunque quello di salvaguardare i livelli occupazionali in ogni modo possibile. L’informale summit ternano di domenica era tra rappresentanti del player internazionale che non parla cinese, del gruppo Arvedi e di banche e istituzioni finanziarie. Il progetto, per quel che si sa dalle poche indiscrezioni, dovrebbe appunto contare su un soggetto pubblico che sia di garanzia per l’intero e molto rilevante investimento – chissà se nei piani del Governo anche con una sorta di golden share – da affiancare a soggetti privati del settore (e qui c’è già il grande player internazionale che non parla cinese insieme a un soggetto italiano di grande rilievo, capace tra l’altro di riportare il magnetico a Terni, come Arvedi, e pure una banca di sistema disposta a supportare lo sforzo complessivo).

Come si vede tutto porta a ritenere – anche se con tutte le prudenze necessarie in dossieri industriali così complessi – che dei passi in avanti verso questo tipo di soluzione per la vendita delle Acciaierie ternane siano stati fatti. Ma è ovviamente troppo presto per tirare conclusioni che sarebbero, al momento, giocoforza solo azzardate. Se il progetto avanza però saranno altri soggetti a doversi confrontare con questa nuova realtà. Dei sindacati, a livello nazionale, Cgil inclusa, abbiamo già detto. Per il momento gli enti locali sono rimasti alla finestra, Regione per prima. Per ora c’è un documento unitario dell’assemblea legislativa dove si chiede che la cessione dell’Ast non pregiudichi occupazione e produzioni di qualità. Ma più avanti dovrà diventare sicuramente interlocutore importante.

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