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Oggi è partita l’Umbria del dopo virus, nuovo ospedale e sanità attrattiva per vincere la scommessa del futuro

7 Aprile 2020

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | La dottrina economica della Tesei si delinea: l’ipertecnologico impianto smontabile è il punto di partenza. Sarà pronto a giugno a Umbriafiere. Poi ci si muoverà intorno alle 150 terapie intensive per costruire la rete di alte specialità. Il resto del recupero del Pil affidato a digitalman Fioroni

di Marco Brunacci

PERUGIA – Non a tutti è chiaro perché questa giornata va considerata una svolta per quella che sarà l’Umbria del dopo virus. Ovvio: non è detto che il piano riesca, ma di sicuro è delineato.

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Allora: l’ospedale “da campo”, annunciato da Cityjournal e presentato dalla presidente Tesei e dagli stati maggiori regionali è un ospedale fondamentale non tanto per l’emergenza in corso – anzi ci si augura che sarà marginale, perché, nonostante la debacle della scienza, e i ritardi nella gestione nazionale del contagio, tutto passerà prima possibile – ma per quello che sarà l’Umbria di domani. Aver ideato e costruito (e avere la possibilità di gestirlo), un impianto sanitario all’avanguardia, spostabile, con gli accorgimenti più avanzati, leggero, maneggevole, che può essere utilizzato in ogni dove e in ogni occasione di emergenza, con attrezzature dedicate, senza che ci siano sofisticati meccanismi difficili da rendere operativi, è da considerare una realizzazione che segna un passaggio. Infatti nella dottrina Tesei era fondamentale per far tornare l’Umbria al centro del’attenzione nazionale (e, perché no, pure internazionale) nella filiera della sanità. Il nuovo ospedale sarà interamente finanziato da Bankitalia (3 milioni) e potrebbe dare da subito fiato anche al genio umbro delle imprese tecnologicamente più avanzate.

Ma è il primo passaggio. Per superare lo choc economico la filiera sanitaria può avere un ruolo determinante per l’Umbria di domani. Le 150 terapie intensive negli ospedali umbri, che sono state realizzate in corso di emergenza coronavirus (lo ha annunciato ieri il dg regionale Dario) in virtù di una interlocuzione estremamente pressante della presidente Tesei col Governo nazionale, permetteranno, quando tutto sarà finito, di far sviluppare nella regione, a Perugia come a Terni, una rete di alte specialità, augurandosi di trovare le eccellenze mediche necessarie.
Lo scopo? Dare agli umbri una sanità sempre di maggior qualità, ma anche recuperare Pil perduto. Lavorare per riassorbire la mobilità passiva (i pazienti umbri che vanno fuori regione, che sono un costo per l’amministrazione regionale) e rovesciare il trend, portando in Umbria pazienti di altri regioni, mettendo nell’offerta la qualità del servizi sanitario, allargando i servizi proposti e prospettando un ambiente più sereno che altrove. Qui si giocano decine di milioni, tra i pazienti in uscita e quelli in entrata.

Il resto del recupero del Pil è affidato all’innovazione. E qui digitalman Fioroni, l’assessore regionale allo sviluppo economico, diventa uno snodo. Il suo progetto di digitalizzazione non può fallire, sia come rivoluzione all’interno della macchina regionale, ma soprattutto nel tessuto economico umbro, oggi piuttosto antico, non adatto alle sfide di domani.
Tutto comincia dall’ospedale smontabile e ricostruibile dove c’è necessità. Ecco perchè oggi è stata una giornata da segnare in rosso sul calendario. Sperando, per il bene dell’Umbria di oggi e di domani, che la scommessa venga vinta.

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