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Drone ipertecnologico dell’Arpa comprato e usato come un barchino. «Danno erariale da 200mila euro»

15 Aprile 2020

Verifiche delle fiamme gialle su “Galileo”, acquistato nel 2013: nel mirino della finanza finiscono in quattro

UMBRIA – In questo periodo si discute parecchio sull’impiego dei droni per vigilare sull’osservanza delle norme anticontagio. Ma questi strumenti, di fatto, sono impiegati già da tempo in altri e diversi ambiti professionali. Anche di pubblica utilità. Nel 2013, ad esempio, Arpa Umbria ne aveva acquistato uno, di tipo acquatico, per ricognizioni, monitoraggi ambientali e per l’acquisizione dei dati scientifici raccolti in laghi, fiumi, acque chiuse e protette. Un gioiellino (costato come tale) che però non sarebbe mai o quasi mai stato impiegato sul serio. O almeno è questo quanto rilevato dai finanzieri del comando provinciale di Perugia che, in seguito ad accertamenti delegati dalla procura regionale della Corte dei Conti, hanno segnalato quattro persone ritenute responsabili di un danno erariale di oltre 200mila euro per il mancato utilizzo di “Galileo”, questo il nome del drone, da parte dell’Arpa.

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Lo strumento era costituito da un’imbarcazione della lunghezza di 6 metri, dotata di due motori elettrici indipendenti, di un radar e di una sonda multiparametrica, in grado di eseguire in tempo reale l’analisi clinica dell’acqua, nonché di raccogliere campioni d’acqua mantenendoli refrigerati. Già, era. Perché dopo essere alcune uscite di test, e appena tre missioni operative, nel 2016, sarebbe stato lasciato a prendere polvere, inutilizzato, fino all’anno scorso. Quando, rilevano ancora le fiamme gialle, «è stato privato di tutta la strumentazione e definitivamente trasformato in una semplice imbarcazione per due persone».

#arpa #galileo #droni #finanza

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