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«Coronavirus e disabilità, famiglie allo stremo: Centro Speranza pronto a ripartire»

23 Aprile 2020

«Ma servono tamponi»

FRATTA TODINA (Perugia) – «Non abbiamo dimenticato i nostri ragazzi. Siamo pronti per ripartire al più presto: abbiamo il dovere di aiutare le famiglie che sono ormai allo stremo delle forze». Il Centro Speranza immortala in una foto i suoi operatori con braccia conserte e carrozzine vuote per comunicare vicinanza alle famiglie dei bambini e ragazzi con disabilità e la pronta disponibilità a riprendere il lavoro di assistenza e promozione della vita dei più fragili.

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Il Centro, accreditato con la regione Umbria per attività riabilitativa e socio-riabilitativa di soggetti con esiti di gravi cerebrolesioni perinatali e/o affetti da minorazioni intellettive, motorie e sensoriali per patologie genetiche, ha in carico, in regime semiresidenziale – convenzionato, circa 70 utenti provenienti da varie parti del territorio umbro: comuni della Media Valle del Tevere, perugino e ternano. In più gestisce un ambulatorio per la valutazione e riabilitazione di bambini con disturbi specifici degli apprendimenti e disturbo dello spettro autistico. Il Centro diurno è stato chiuso, per ordinanza ministeriale, nel mese di marzo, come tutti gli altri centri per disabili della nostra nazione, per esigenze di sicurezza nazionale.

Il Centro Speranza tuttavia non si è mai fermato. Dal 22 marzo 2020 gli operatori hanno attivato un filo diretto con le famiglie degli assistiti per non lasciarle sole. L’assistente sociale, il medico, i terapisti della riabilitazione, gli educatori professionali e gli psicologi, hanno continuato ad offrire supporto a distanza per suggerire attività di svago, dare indicazioni sugli ausili e sulla strumentazione adattata per permettere a chi può di continuare ad esercitarsi per migliorare abilità e competenze. Anche il lavoro di rete con i servizi sociali locali non si è mai fermato, sono nati gruppi Whatsapp per offrire una rete di mutuo-aiuto tra familiari, le stesse religiose partecipano ai gruppi per portare una parola di incoraggiamento; il canale è utile per manifestare anche amicizia e gioia con video messaggi di auguri in occasione dei compleanni.

«I familiari ci dicono che sentire la voce dell’assistente sociale, del dottore, delle suore, degli operatori che chiamano a casa li rincuora – testimoniano gli operatori – apprezzano le nostre telefonate di supporto e conforto, ci dicono che sentire la nostra voce è per loro un motivo di speranza e si accende il desiderio di tornare presto alla normalità. Si parla della salute dei loro figli, stanno tutti bene e, per alcuni di loro, questi giorni di riposo forzato hanno favorito anche dei piccoli progressi». Eppure le famiglie dei ragazzi e bambini con disabilità non ce la fanno più e il Centro Speranza fa appello alle autorità. «Queste famiglie non hanno più una vita serena, la quarantena ha imposto un cambiamento radicale alla loro quotidianità, acuendo la solitudine e le difficoltà legate ai problemi preesistenti. Non dobbiamo dimenticarci di loro. Nell’elenco delle attività allegato al Dpcm 10 aprile 2020 tra i codici Ateco ammessi oltre alle citate librerie e negozi per vendita al dettaglio di articoli per bambini, c’è anche il codice 88 “assistenza sociale non residenziale”. Quindi, secondo l’ultimo decreto, a partire dallo scorso 14 aprile, i familiari dei bambini e ragazzi con disabilità avrebbero potuto tornare a beneficiare del prezioso servizio del Centro Speranza».

La direzione sanitaria fa sapere che l’apertura sarà effettiva solo quando potrà essere assicurata la sicurezza per utenti e operatori. Nel frattempo, il Centro Speranza sta mettendo a punto il protocollo organizzativo per la gestione del rischio di contagio da coronavirus (SARS-CoV-2). Misure di distanziamento sociale, una diversa organizzazione degli spazi, la sanificazione e igienizzazione degli ambienti, nuove modalità di accesso, di gestione delle attività, dell’igiene degli utenti e di somministrazione del cibo oltre che l’uso obbligatorio dei Dispositivi di Protezione Personali, saranno alla base del piano di riapertura, in attesa di conoscere nel dettaglio le linee guide regionali.

Nell’imminenza della ripartenza del servizio, l’azienda sta provvedendo ad acquisire i DPI che linee guida internazionali consigliano – mascherine, visiere para schizzi, guanti, camici monouso, tute – necessari per ridurre il rischio di contagio degli utenti (la maggior parte affetta da pluripatologie) ed operatori sanitari (in numero di circa 50: medico, psicologi, infermieri, O.S.S., terapisti della riabilitazione, educatori professionali).

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