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Cibo da asporto, i ristoratori umbri chiedono via libera: «Come in Toscana»

24 Aprile 2020

Take away, Fipe Confcommercio scrive a Tesei: «Date ossigeno alle nostre imprese»

UMBRIA – Autorizzare i pubblici esercizi all’attività di vendita per asporto, unitamente a quella già possibile di consegna a domicilio. La richiesta è di Fipe Umbria Confcommercio che l’ha formalizzata in una lettera firmata dal presidente Romano Cardinali e inviata alla presidente della Giunta regionale Donatella Tesei e agli assessori regionali Michele Fioroni e Paola Agabiti.

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Altre Regioni, come la Toscana, hanno consentito questa attività e Fipe Umbria, che ha più volte sottolineato lo stato di prostrazione dei quasi 5 mila pubblici esercizi umbri a causa del perdurare dell’emergenza, chiede una risposta positiva e urgente, anche in virtù delle possibilità lavorative che in questi prossimi giorni si potrebbero aprire per molte attività.

«Da più di un mese l’unica attività consentita, per le poche imprese che sono state in grado di organizzarsi, è stata la consegna a domicilio, nel rispetto delle norme igienico-sanitarie previste per l’attività di confezionamento e di trasporto. In tutto il periodo di sospensione dell’attività dei servizi di ristorazione», scrive il presidente di Fipe Umbria Confcommercio nella lettera indirizzata alla Regione, «le aziende che preparano cibi da asporto preconfezionati all’interno di supermercati o comunque in punti vendita di alimentari, hanno potuto continuare la loro attività, sia con la forma della vendita che della consegna a domicilio, senza con questo determinare conseguenze negative a carico della salute pubblica».

«Garantendo la sussistenza dei requisiti igienico sanitari e il rispetto dell’obbligo di utilizzare le mascherine, del mantenimento della distanza interpersonale minima e delle altre condizioni operative igienico sanitarie per il confezionamento dei cibi, l’accesso dei clienti, la consegna ad essi delle confezioni acquistate ai fini dell’asporto, chiediamo perciò la possibilità di concedere la vendita per asporto anche agli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande», prosegue la missiva.

«Ciò permetterebbe – sottolinea Fipe Umbria – di dare un po’ di ossigeno alle nostre imprese duramente provate dalla pandemia in atto e di rispondere meglio anche alle esigenze dei consumatori, visto l’aumento della domanda di cibi cucinati o pronti da consumare nel proprio domicilio, per effetto della permanenza a casa imposta o raccomandata dalle misure di contenimento ed anche dell’attivazione del lavoro agile. Una vendita per asporto, effettuata chiaramente previa ordinazione online o telefonica e non presso l’esercizio, come già permesso dalla Regione Toscana con una recente ordinanza».

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