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Anche il Pd di Monteluce contro il commissariamento dell’Isuc: «Scelta grave e sconsiderata»

22 Aprile 2020

«Indignati». Così il circolo dem intitolato, proprio, al secondo presidente dell’istituto di ricerca storico regionale: il senatore Raffaele Rossi, nativo di Porta Pesa

di Circolo Partito Democratico Monteluce “Raffaele Rossi”
(riceviamo e pubblichiamo)

PERUGIA – Desta preoccupazione e indignazione la decisione della Regione Umbria di commissariare l’Isuc, l’Istituto per la Storia dell’Umbria Contemporanea. Decisione, questa, grave e sconsiderata, ma anche fuori luogo: in un clima emergenziale come questo, non si comprende la fretta della Presidente Tesei di commissariare l’Istituto, da sempre organo indipendente, se non per riscrivere la storia dell’Umbria a uso e consumo di chi siede negli scranni di governo.

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L’Isuc è un istituto di ricerca storico che persegue lo scopo di approfondire e diffondere la conoscenza della storia dell’Umbria contemporanea, da sempre così prezioso per il nostro patrimonio storico, culturale e identitario. Ancor più prezioso e caro a questo circolo del Partito Democratico, che porta il nome di Raffaele Rossi, nativo di Porta Pesa, senatore della Repubblica e vicesindaco della città di Perugia, che ha ricoperto per molti anni (1986-2001) la carica di presidente dell’Istituto.

Non possiamo perciò non esprimerci sulla decisione del commissariamento, che, oltre che repentina e arbitraria, appare grave sotto diversi aspetti. Intanto, l’Isuc è istituzionalmente collegato al Consiglio regionale, e non alla Giunta, che in questo modo però tradisce una forte ingerenza. Inoltre, l’idea di commissariamento stride e mette in crisi il concetto stesso di autonomia e indipendenza dalla politica, con cui l’istituto ha sempre agito. Infatti, non si può non leggere in questa iniziativa un tentativo di stravolgere gli obiettivi in base ai quali, oltre quarant’anni fa, venne istituito l’organismo, che ha appunto sempre operato in piena autonomia e libertà dalla dimensione politica.

Tutto fa pensare che il centrodestra che governa ora la Regione voglia imporre la “sua” lettura politica alla ricerca storica che è chiamato a compiere l’Isuc, che voglia stravolgerne la sua ”mission”. Inaccettabile l’idea che l’organismo che studia la nostra storia recente non si occupi dei valori della Resistenza: se si vuole riscrivere la nostra storia, che è anche memoria e identità, allora noi non ci stiamo.

Riflessioni amare queste che appaiono più che legittime soprattutto a pochi giorni dal 25 aprile, Festa della Liberazione, e di fronte alla grottesca idea di un esponente nazionale di Fratelli d’Italia, Ignazio La Russa, che ha proposto di abolire la Festa della Liberazione, trasformandola e anestetizzandola in giornata dei caduti di tutte le guerre e delle vittime del virus.

L’Isuc è una delle istituzioni culturali più importanti e autorevoli dell’Umbria, punto di riferimento per gli studiosi e per le scuole, che possono attingere al suo grande patrimonio archivistico, di studi, ricerche, pubblicazioni. La Regione Umbria dimostri di occuparsi della sua salvaguardia e della sua operatività, e di interessarsi al problema occupazionale che investe l’istituto. L’improvviso commissariamento dell’istituto fa il paio infatti con la scadenza contrattuale di sette collaboratori, che, nonostante l’incertezza sul piano occupazionale, stanno continuando il loro prezioso supporto alle iniziative legate all’attività didattica formativa e di ricerca.

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