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L’Umbria sperimenta subito l’Avigan e a muso duro combatte per le Terapie intensive

24 Marzo 2020

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Dopo le dichiarazioni della Tesei ecco la lettera di fuoco a Conte. Inammissibile prospettare la requisizione dei respiratori che potrebbero già arrivare da subito nella regione, pagati da donatori. Al via il test sul nuovo farmaco. La necessità di ridurre i tempi di guarigione

di Marco Brunacci

PERUGIA – Le parole piene di passione di Donatella Tesei a Cityjournal sono diventate un’altrettanto appassionata lettera, con toni per niente diplomatici, al premier Giuseppe Conte.

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A brutto muso la presidente inchioda il Governo alle sue responsabilità. Poche storie: l’Umbria è terra di frontiera. Se chi sta subito dietro la prima linea è in grado di reggere l’urto, innanzitutto salva il sistema-Paese e poi può essere d’aiuto alle altre Regioni, a cominciare da quelle oggi più colpite. La battaglia sulla terapia intensiva, per i quali servono diverse decine di respiratori, può essere solo vinta. Nella piccola Umbria c’è una delle concentrazioni più alte di anziani di tutta Italia. Un posto con respiratore significa una vita salvata. Tesei aveva presentato un piano da 117 posti. Ora si deve arrivare, anche attraverso un ospedale da campo che può essere predisposto a Foligno, fino a 150 posti. È il nuovo conto che hanno fatto gli esperti. Se non servono tutti, tanto meglio, ma non ci si può far trovare impreparati più che, in considerazione anche dell’età media e delle patologie dei ricoverati, il passaggio in terapia intensiva, quando ha un esito positivo, non può essere minore di tre settimane ma spesso si deve protrarre, per salvare la vita, fino a 30 giorni e anche oltre.

Non c’è niente di strumentale in questo piano, nessun desiderio di polemica, ma la volontà di approntare una roccaforte che sia pronta all’assedio se assedio sarà. E se invece l’aggressione del virus fosse meno asfissiante, come tutti si augurano, anche grazie alla collaborazione e l’impegno della gente umbra, ecco che la roccaforte potrà diventare una solida retrovia, importante per tutta Italia al fine di uscire con maggiore serenità dai morsi della crisi sanitaria.

Il nodo allora è quello dei respiratori. E qui sia chiaro: la polemica politica in questa situazione è solo pretestuosa ed è inammissibile il ditino alzato di questo o quel protagonista della vita regionale. Va invece ripetuto ancora una volta (e se possibile insieme) che il Governo non ha dato che un minimo contributo (di fatto due respiratori fissi e qualche altro mobile) e i medici umbri hanno scoperto che si tratta di apparecchiature probabilmente inutilizzabili per via delle loro caratteristiche tecniche.

Non solo: il Governo è riuscito a diventare il maggiore ostacolo per l’Umbria che era (ed è ancora per qualche giorno) in grado di avere i respiratori attraverso canali suoi, con finanziamenti da parte di donatori. Che Governo nazionale è quello che fa balenare la prospettiva della requisizione di materiale sanitario indispensabile perché non sa, a sua volta, dove trovarlo, evidentemente per carenze sue, che dovrebbero preoccupare ogni cittadino?

La battaglia è in corso. L’Umbria si gioca tutto. Ne va della tutela della salute di ogni cittadino. Anche per questo l’Umbria ha chiesto ufficialmente di sperimentare l’Avigan e si partirà da subito, come ha fatto il Veneto e ora la Lombardia e il Piemonte. Sulle polemiche legate a questo farmaco sono da segnalare come semplicemente sconcertanti le polemiche degli “esperti”. Tutti dicono come noi cittadini dobbiamo stare lontani l’uno dall’altro, come dobbiamo imporre la quarantena a ogni adulto e soprattutto a ogni bambino, come si devono chiudere fabbriche, non sapendo mai quanto durerà. Però non si occupano di passare notti insonni per sapere quali sono i farmaci che funzionano o, se non ci sono, di cercarli fino a cadere sfiniti sopra i loro microscopi o di accelerare in ogni modo i tempi della ricerca, tentando e ritentando, smettendola di giocare a nascondersi dietro questo o quel protocollo burocratico, senza sbilanciarsi, rimandando a data da destinarsi.

Pare di capire che si comportino come avvocati che chiedono la clemenza della corte, quando trattano col virus (magari in estate diventa più buono).
E allora – è davvero un destino curioso – tocca alla politica più seria prendersi la responsabilità di provare. Se c’è una speranza devono tentare. Anche l’Umbria sarà un test.

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