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Ecco la “curva” che fa sperare: l’Umbria tra le prime regioni a uscire dall’incubo coronavirus

30 Marzo 2020

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | L’Eief ha elaborato una proiezione (con i limiti ovvi delle proiezioni): la data dell’ultimo contagio umbro potrebbe essere il 7 aprile. Sempre che tutti rispettano le misure di contenimento e sapendo che bisognerà attendere le altre regioni (la vicina Toscana a maggio) per esser fuori dall’emergenza

di Marco Brunacci

PERUGIA – Prima diciamo la speranza: se rigorosamente le restrizioni di questi giorni verranno rispettate, l’Umbria sarà tra le prime regioni (insieme a Trentino Alto Adige, Liguria e Basilicata) a uscire dall’incubo del coronavirus. Non dalla situazione complessiva che si è creata, come ovvio, ma dall’emergenza sanitaria. Nel senso che si potrebbe arrivare tra pochissimo alla data in cui si potrebbe registrare l’ultimo contagio: il 7 di aprile.

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I limiti della ricerca che afferma quanto sopra: si tratta di numeri, di proiezioni sui dati forniti dalla Protezione civile, che possono cambiare da un momento all’altro, da un bollettino all’altro delle 18 del pomeriggio. Possono anche variare magari solo perché un giorno sono stati fatti più tamponi (come succede in Veneto e sta per succedere in Umbria) per cercare asintomatici e si trova un contagiato in più e magari anche quello che non pochi o irrilevanti sintomi. E però una luce in questa nottata, che a tratti è sembrata infinita, andrà pure accesa. E allora tutti a guardare da oggi la curva disegnata dai ricercatori dell’Eief (Einaudi Institute for Economics and Finance), un ente indipendente che ha il sostegno di Bankitalia.

Nel suo primo lavoro reso pubblico, Eief indica come la curva del contagio disegnata, in base alle proiezioni, fin dai primi giorni di marzo, sta sostanzialmente rispettando le previsioni, se si fa eccezione del tremendo picco, anche di deceduti di sabato scorso, un autentico sabato nero. Per il resto dovrebbe stabilizzarsi la discesa dei contagi, che sono il vero fenomeno al quale star dietro. Tenendo ben presente che questo non significherà uscire dall’emergenza, ben inteso, anche perché ogni regione dovrà attendere le altre, per ovvi motivi di cautela. L’ultima a uscire dovrebbe essere, proprio una delle più vicine all’Umbria, la Toscana che mostra grandi difficoltà nel contenere l’epidemia. Ma, a quanto si sa, anche la regione Marche (una delle tre regioni che non hanno ancora una proiezione stabilita, insieme con Molise e Sardegna, per difficoltà nel reperire dati omogenei e certi sui contagi) non si trova nelle migliori condizioni.

Un’altra nota a margine è doverosa: il fatto che i numeri assoluti di queste regioni che dovrebbero uscire dall’incubo il 7 aprile (oltre all’Umbria, ricordiamo, Trentino Alto Adige, addirittura il 6, Liguria e Basilicata) sono ben più ridotti rispetto ad altre regioni più grandi, può indurre più facilmente a scostamenti statistici, in positivo o in negativo. Ma il trend non sarebbe in discussione. Per dirla chiara: se c’è un caso o due dopo la data fissata, non vuol dire che sia cambiato qualcosa nella proiezione e quindi nella strada virtuosa intrapresa. Se ci fosse un giorno con zero casi prima del 7 bisognerebbe almeno attendere conferma dai giorni successivi.
La fine di questa lunga, terribile odissea viene fissata, secondo i numeri Eief, destinati a modificarsi come tutti i numeri dipendenti da variabili, tra il 5 maggio (data di uscita della Regione meno avanti che è la Toscana) e il 16 maggio, una data che dovrebbe riuscire a contenere anche sbilanciamenti eventuali in queste settimane.

Va da sé che questa proiezione prevede che vengano mantenute per un congruo numero di giorni ancora (nessuno sembra mettere in discussione la “chiusura” dell’Italia almeno fino al 18 aprile) le misure di contenimento e che queste vengano scrupolosamente rispettate, come pure vengano rispettate le misure di uscita dall’emergenza più dura.
Ma una speranza comincia ad esserci, dopo tanti lutti e tante brutte giornate. E l’Umbria, nonostante i suoi alti fattori di rischio in questa crisi – dal posizionamento di “frontiera” come immediata retrovia del contagio al tasso record di popolazione anziana – potrebbe essere davvero apripista. Per una volta.

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