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Covid, imprese umbre allo stremo: «Vogliamo il riconoscimento del danno indiretto»

25 Marzo 2020

Presidente Confcommercio Umbria, Mencaroni: «Necessarie liquidità e stop immediato alla tassazione locale, per tutto il 2020»

UMBRIA – L’emergenza sanitaria da coronavirus ha già prodotto anche una vera e propria emergenza economica. Come già accaduto per il terremoto del 2016, Confcommercio Umbria torna a chiedere il riconoscimento del danno indiretto per tutte le imprese che in questi giorni hanno dovuto chiudere i battenti o comunque si trovano nelle condizioni di non poter produrre fatturato.

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«Ci troviamo in una emergenza sanitaria, economica e sociale a livello globale che non ha precedenti – commenta il presidente di Confcommercio Umbria Giorgio Mencaroni – per questo occorre mettere in campo misure eccezionali, parametrate alla eccezionalità della situazione. I decreti del governo hanno cominciato a dare qualche risposta, ma non basta: occorre molto di più. Quella del riconoscimento del danno indiretto è solo una delle nostre richieste. Occorrono meccanismi straordinari di indennizzo, visto che lo stanziamento previsto per l’indennità ai lavoratori autonomi e professionisti è francamente inadeguato. Bisogna allargare anche ai professionisti misure come il credito d’imposta sui contratti di locazione, ora previsto per botteghe e negozi, per fare un esempio».

Ancora Mencaroni: «Occorrono, oggi più che mai, misure per garantire liquidità alle imprese, per consentire il mantenimento dei livelli occupazionali, gli approvvigionamenti e di onorare i pagamenti nei confronti dei fornitori. Sennò il meccanismo si inceppa definitivamente, con esiti nemmeno al momento immaginabili. A livello nazionale si è lavorato con ABI e qualcosa si è ottenuto; ringraziamo le banche per lo sforzo che stanno facendo, ma anche qui non è sufficiente. A livello locale, le Agenzie regionali dovrebbero mettere a disposizione delle imprese nuove risorse, come abbiamo già chiesto alla Regione, per allargare le possibilità di movimento di chi in questo momento non incassa e dunque non può far circolare il denaro, di chi è vicino al limite degli affidamenti e non vede prospettive per il futuro».

Un ulteriore capitolo dell’attività di tutela che in queste settimane sta attuando Confcommercio nei confronti delle imprese associate è quello della tassazione locale. «Abbiamo già chiesto alla Regione di farsi parte diligente per un coordinamento dei Comuni umbri, anche attraverso la loro associazione regionale, perché tutti, e in modo uniforme, si adoperino per uno stop della tassazione locale per tutto il 2020: Imu, Tari, tassa sulle insegne, per l’occupazione del suolo pubblico. La sospensione non è una misura sufficiente per attività che non sono nelle condizioni di produrre reddito.

«Lo sblocco del Fondo crediti di dubbia esigibilità che i Comuni sono obbligati a rimpinguare ogni anno – prosegue in numero uno di Confcommercio Umbria – chiesto per primi dall’Umbria, potrebbe essere uno strumento utile in questo senso. Ma lo stop alla tassazione locale ci dovrà essere in ogni caso. Lo sostiene da tempo Confcommercio; lo ha ribadito oggi Federalberghi Umbria con un appello rivolto ai parlamentari eletti nella regione. Ci devono spiegare come possono pagare la tasse sui rifiuti, o quella sulle insegne, gli esercizi che sono chiusi. Se i rifiuti non sono prodotti perché l’attività è chiusa, allora la Tari si configura come una ulteriore insostenibile tassa sugli immobili», sottolinea Giorgio Mencaroni.

«Sull’Imu», aggiunge Mencaroni, «i Comuni dovranno rinunciare alla loro quota in vista dello sblocco del Fondo crediti di dubbia esigibilità, misura che devono sostenere; mentre lo Stato dovrà emettere un provvedimento di rinvio per proprietà inattiva. Per le imprese, gli immobili sono fattori di produzione, che in questo momento è ferma. Questa è la verità».

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