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Coronavirus, il Governo cede alla Tesei: subito altri 10 respiratori. Non basta ma si arriva a 107 terapie intensive

24 Marzo 2020

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Continua il braccio di ferro, ma è il riconoscimento che l’esigenza c’è. La lite da cortile e l’occasione persa dall’opposizione nel giorno dell’invito all’unità del presidente Mattarella

di Marco Brunacci

PERUGIA – Nel giorno in cui il presidente Mattarella impone l’unità di intenti alle forze politiche italiane nell’emergenza coronavirus, l’Umbria inscena una lite da cortile degna dell’ultima periferia.

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Leader di partito e di assemblea legislativa perdono il ben dell’intelletto accecati da una accidiosa polemica che, a parti invertite, evoca certe sguaiate grida dell’oppositore Salvini nel momento in cui tirava colpi di cannone, qua e là, mostrando evidenti limiti nella strategia, col risultato – tra l’altro – di perdere consensi. Allora, per essere chiari fino in fondo: la presidente della Regione Donatella Tesei tratteggia un quadro preoccupato ma realistico, sostiene che l’Umbria è terra di frontiera con una popolazione anziana che in percentuale è seconda solo a quella della Liguria. Un problema grosso in tempi di coronavirus. Oltre a questo, aggiungiamo noi, l’Umbria ha la disdetta di avere un confine (assai permeabile) con il nord delle Marche, colpito dal virus poco meno di certe zone della Lombardia, e con il sud della Romagna che è su un livello simile di contagio.

L’Umbria ha in tutto e per tutto le caratteristiche di una immediata retrovia, di una “marca” da salvaguardare in qualunque guerra ma in questa in particolare: se regge, non solo salva vite ma permette all’intero sistema Paese di tenere, per potersi poi proporre, quando la tensione si allenterà, come ognuno spera, come un aiuto per sgravare i più colpiti e per sanare le profonde piaghe che saranno rimaste. Per questo progetto, sensato, realistico, consapevole del quadro nazionale e di quanto sia piccola l’Umbria, servono 60 respiratori e altrettante nuove terapie intensive.

La richiesta parte dall’Umbria il 2 marzo scorso. Oggi come oggi sono arrivati arrivati qui 2 (due) ventilatori funzionanti (subito utilizzati all’ospedale di Città di Castello). Risulta dalla nota ufficiale firmata dal dirigente Nodessi e inviata alla Protezione civile nazionale. Nodessi spiega che il resto del (poco) materiale arrivato è invece un problema.
Per gli altri 3 respiratori non è questione di non sapere il cinese (finora, e chissà per quanto ancora, prova non obbligatoria per diventare dirigente in Regione), secondo l’improvvida ironia di un leader dell’opposizione, ma, per poterli utilizzare, serve un intervento che adegui gli attacchi dell’ossigeno al sistema italiano.

Invece per i 3 respiratori da trasporto servono le batterie – che non ci sono – altrimenti si possono trasportare solo dove c’è un idoneo sistema elettrico per attaccare la spina. Le grafiche sono in cinese ma, con l’apporto dell’opposizione e di qualche disegnino, magari qualcosa si capisce. Restano 2 respiratori da terapia sub intensiva che stanno già funzionando. In totale 10 e non 15, come sostenuto dall’opposizione. Le crisi stravolgono ogni certezza, ma se crolla anche l’aritmetica siamo finiti.

Gli inviti alla presidente Tesei, da parte di altri illustri oppositori, a occuparsi di diverse pur importanti questioni sanitarie che non siano il coronavirus, in questo momento, suonano soltanto come insopportabili pretesti. Allora, per archiviare questa brutta giornata della politica umbra, basta contare fino a 10 e ripartire. Perché dieci (10) sono i respiratori che il Governo in serata ha promesso di inviare già dalle prossime ore all’Umbria, riconoscendo come legittime le esigenze. Dieci non bastano ma permettono – aggiungendo tutto quello che si può aggiungere di vecchio e di usato e di reperibile rapidamente tra i privati – di superare quota 100 posti di terapia intensiva nelle prossime 48 ore. Si dovrebbe arrivare così a 107. Lontano ancora però dai 150 posti che permetterebbero di far fronte all’onda, se dovesse alzarsi minacciosa e improvvisa, come è successo in altre zone d’Italia.

Però, dopo questo intervento immediato, i donatori umbri, tramite propri canali, sono in grado di far arrivare alcune altre decine di respiratori, sempre che la Consip smetta di evocare possibili requisizioni e di rinviarne l’arrivo al periodo che va dal 7 al 15 aprile, perché così non ha senso.
Comunque i dieci macchinari in più del Governo sono concessi per la tenacia e i pugni sul tavolo della presidente Tesei. L’opposizione ha perso l’attimo per dare una mano. Ma d’ora in poi ci saranno altre occasioni. Il presidente Mattarella, nella grande crisi, ha chiesto (e pretende) unità e collaborazione ai partiti a livello nazionale. Possibile che in Umbria ci sia sempre la ricreazione (e il tirarsi i gessetti della lavagna) quando c’è da imparare una lezione?

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