Advertisement

Buoni spesa, per i 55mila poveri umbri arrivano dal Governo 5,5 milioni

28 Marzo 2020

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Intervento rapido ma i Comuni dovranno probabilmente integrare le azioni di sostegno per far fronte alle necessità. Arriva un commento positivo da Marco Squarta (Fdi): «In queste crisi servono interventi così, però con più coraggio»

di Marco Brunacci

PERUGIA – Il conto, per ora nasometrico, ma da considerare molto vicino alla realtà, è che arriveranno 5,5 milioni in Umbria dei 400 stanziati dall’ultimo intervento del Governo, annunciato dal premier Conte e dal ministro Gualtieri.

Advertisement

Si tratta dei soldi per la spesa che potranno essere distribuiti secondo le modalità decise dai Comuni. Si immagina che si sceglierà la strada dei buoni spesa, fin da subito, forse già dalla giornata di lunedì. Considerando che in Umbria coloro che vengono censiti al di sotto della soglia della povertà sono 55 mila, non è difficile concludere che siamo su cifre al momento modeste se non verranno integrate dal meccanismo di assistenza dei Comuni (che avrà 4,3 miliardi per far fronte all’emergenza sociale). Per fare un conto banale si tratterebbe di un centinaio di euro a persona.

Lo stanziamento è stato comunque indubbiamente rapido, invece è l’entità che non soddisfa i governi umbri di centrodestra, anche se arriva un commento positivo da parte del presidente dell’Assemblea legislativa Marco Squarta (FdI). Squarta apprezza il metodo, rapido e con i soldi in mano, per dirla semplificando, e invita soltanto ad avere più coraggio nell’aprire la borsa, in un momento delicatissimo per un così grande numero di cittadini. Va da sé che, se in questa maniera si è cercato di prevenire il rischio di autentiche rivolte sociali, il Governo dovrà cambiare passo quando si tratterà di venire incontro alle esigenze dei “produttori” di reddito di questo martoriato Paese, che adesso, all’improvviso, hanno problemi per arrivare a fine mese.

La vera scommessa non sarà quella di presentarsi con i soldi in mano (ne serviranno comunque tanti), ma piuttosto di trovare le misure idonee per far ripartire la domanda, quindi i consumi. Se non si trovano i meccanismi giusti per questo tipo di rilancio – che fa leva sull’ovvio e massiccio intervento dello Stato, in ogni modo possibile, dalle iniezioni di liquidità alle opere pubbliche, ma anche sulla fiducia delle categorie produttive – rischia non solo di approssimarsi una cupa depressione ma di finire un modo di vivere.

Advertisement